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Lettera circolare
............Queste sono solo due delle tante testimonianze dell'associazione, con le sue 8.500 iscritte, una delle più numerose della diocesi (la sede è in via Ghislanzoni, 38; tel. 035.249977). Attiva dal 1926, è suddivisa in 135 sezioni parrocchiali, seguite dall'assistente diocesano don Giambattista Ferrari. Il consiglio direttivo, composto da undici persone, è attualmente in fase di rinnovo. «Vogliamo trasmettere un messaggio di speranza a chi affronta la dura esperienza della perdita del marito - spiega la presidente Maria Luigia Salvi Pellegrini -. Non bisogna lasciare che la vedovanza si inaridisca in una pagina di sofferenza, rimpianto e solitudine, ma dobbiamo trasformarla in luogo di ascolto e condivisione dei bisogni, vicini e lontani». Vivere il lutto non nel disimpegno, nella nostalgia o nella mortificazione della capacità di amare, ma trasformarlo in nuova umanità verso gli altri, riversando l'amore sulla famiglia, sulla Chiesa, sulla società. «Dall'improvvisa carenza affettiva - prosegue la presidente - nasce una nuova "vocazione": una prospettiva di vita diversa, carica comunque di significato». L'associazione offre alle vedove diversi percorsi, a livello parrocchiale, vicariale e diocesano, di formazione e riflessione spirituale per il rafforzamento della fede e la riprogettazione della vita, ma anche per l'approfondimento di tematiche quali psicologia e comunicazione, utili per prepararsi al servizio ai più bisognosi. Le associate hanno infatti la possibilità di diventare «terreno fecondo per gli altri», attraverso gesti di carità: l'attenzione si rivolge innanzitutto alle missioni bergamasche nel mondo, oppure alle associazioni attive in diocesi, tramite la raccolta e la donazione di fondi. C'è poi un progetto specifico, ideato dall'associazione vedove cattoliche, denominato «Giuditta», dal nome della donna biblica, giovanissima vedova e coraggiosa salvatrice del popolo ebraico dalla tirannia babilonese: un servizio d'ascolto e supporto telefonico, portato avanti grazie a una decina di volontarie, dal lunedì al venerdì. «È nato nel 2001 su richiesta del Vescovo, che ha riscontrato tanta solitudine durante la visita pastorale nella diocesi - spiega Maria Luigia Salvi -. Telefoniamo a donne sole, una volta ogni quindici giorni oppure settimanalmente, e le ascoltiamo, garantendo l'anonimato: sono così libere di sfogarsi e di raccontare preoccupazioni che magari si tengono dentro da anni, perché non vogliono confidarle a figli e amici». Di telefonata in telefonata si crea un legame stretto e affettuoso, tanto che l'appuntamento con «Giuditta» è atteso con ansia all'altro capo del filo. Nei casi di necessità, poi è a disposizione anche la consulenza di una psicologa, di un notaio e di un avvocato.
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