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Lettera circolare


Bergamo, 10 marzo 2008 (554)

Nota (2)

Si scatena la misteriosa iniquità e assedia il cuore di Cristo. Suda sangue! La sofferenza fisica del venerdì santo, pur barbara, atroce, assurda, sarà poca cosa in confronto al dolore morale di Gesù nel Getsemani. Chiama Dio "Papà", e lui tace. Gli chiede che passi il calice del dolore e il cielo si fa sempre più cupo. Cerca conforto nei tre amici più intimi, ed essi dormono: "Non avete potuto vegliare una sola ora con me".

Oltre a tutto questo, un'oscura nube invade il suo spirito. Forse un'atroce domanda: "Può il Padre liberarmi dalla morte?". Alcune espressioni forti messe sulla bocca di Cristo nell'orto degli ulivi sono richiami ai Salmi, quasi a significare che ora la profezia diventa realtà. Comunque sia, fanno tremare le vene. Sulla croce Gesù dirà: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".

Forse in lui si è pure insinuata la domanda che la sua vita sia stata inutile, vana, anzi, fonte di contraddizione e di scandalo, come Simeone aveva predetto a sua Madre, alla presentazione al tempio. E proprio nei riguardi di Lei, Maria, chissà quanto avrà sofferto Gesù all'idea d'essere passato nella sua vita come spada che trafigge l'anima. Il dolore di Maria rende ancora più acuto quello di Cristo, in un dramma inenarrabile.

Chiedo scusa se oso un parallelismo. Più volte ho rischiato la vita. In un momento in cui mi si profilava la morte per fucilazione, quando i| soldati erano già pronti a sparare, io non avevo paura per| me stesso. Il mio pensiero andava ai miei fratelli e ai miei genitori. Questi ultimi avevano già perso tre figli, ilo pernsavo solo a quanto essi avrebbero sofferto per la mia morte. A maggior ragione Gesù, là nel Getsemani, deve aver sudato sangue anche pensando a sua Madre che, trascorse poche ore, avrebbe avuto tra le braccia un Dio-morto. Dio morto! Dramma dell'uccisione di un Figlio, dramma di fede: un Dio morto!

"L'anima mia è triste fino a morire". Cristo assume su di sé tutti i mali del mondo! In quel momento egli agonizza per me, al posto mio e in mio favore. Agonizza per tutti quelli che o non accetteranno la sua vita, morte e resurrezione, o saranno schiacciati da esasperanti dubbi:
- La verità non dovrebbe essere più forte dell'errore?
- Perché l'amore deve scontrarsi con l'ingratitudine?
- Perché trionfano l'arroganza, la menzogna, l'ingiustizia e non la mitezza, la verità e la pace?

Nel Getsemani tutta l'umanità è presente a Cristo che, pur nel dolore e nel dubbio, non cessa di essere Maestro:
"Vegliate e pregate per non soccombere al momento della
prova".

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