Società Operaia
Vita Operaia
 
 
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Lettera circolare


BERGAMO

Vi ho lasciati parlando di Maria e dunque riprendo il discorso da dove l'ho lasciato. Dicevo come il volto di Maria Addolorata abbia da essere contemplato da ogni cristiano in generale e da ogni membro della Società Operaia in particolare.

Il nostro guardare alla Madre deve sempre essere un atto eminentemente spirituale. Cioè un guardare a Maria come a Colei che meglio di ogni altro esempio umano incarna la capacità di realizzare l'opera pensata dall'eternità da Dio per ogni singolo essere umano.

Maria ha lavorato straordinariamente sulla sua libera volontà per giungere, come il Figlio, alla piena adesione alla volontà del Padre.

Gli Operai hanno questa uguale meta davanti ai loro occhi, con l'aggiunta che dispongono accanto a loro di un altro modello di questo lavoro sulla volontà costituito dal fondatore della Società Operaia, il professor Luigi Gedda.

Luigi Gedda, lo sanno benissimo coloro che lo conobbero, ha lavorato indefessamente sino alla fine della sua vita quasi centenaria.
Io credo che la sua vita sia stata certamente un scendere frequentemente nella Valle del Cedron a tenere compagnia a Gesù agonizzante, ma contemporaneamente sia stata anche e soprattutto un salire il monte della sua trasfigurazione, il suo Tabor (è forse un caso se il bollettino gestemanico porta un tale nome...?).
La vita di Luigi Gedda (a quando una sua illuminata biografia?) ci racconta di un desiderio potente di crescere nell'esperienza di Dio, costi anche (come a Luigi Gedda è costato!) la perdita di rilevanza nella società terrena.
La sua è stata una potentissima corsa verso quella trasformazione in Colui che ci ama. E' il cammino della santità, che si fa salendo sempre un monte, sia esso il Calvario, il Tabor, il Monte degli Ulivi o il Carmelo et similia.
Luigi Gedda voleva certamente far capire a tutti i suoi operai che occorreva amare Dio con tutta la potenza richiesta dallo Shema Israel.

Dunque, un compito fondamentale di coloro che sotto la spinta del fondatore si sono messi a frequentare il Monte degli Ulivi sarà proprio di salire il Tabor ma anche di aiutare le persone con cui ci si relaziona quotidianamente a salirlo con noi.
Per fare questo occorrerà ricevere quella continua ossigenazione che ci viene dallo Spirito Paraclito, l'Ossigeno dell'Amore Divino.

Ma stavamo parlando dell'umiltà di Maria.

Davvero, quando penso a fin dove in tutti questi decenni il Signore ha portato Luigi e l'Opera da lui fondata, mi sentirei di dire, parafrasando il prologo lucano (Lc 1,48): "Ha guardato all'umiltà del suo servo".
Il riconoscimento della piccolezza, della "bassezza", della miseria del proprio essere (perché questo significa oggettivamente la parola taipeinosis utilizzata da Maria nel Magnificat) viene ancora una volta letto da Dio come umiltà, dove il merito umano sta nel riconoscere di non avere davvero alcun merito.
Luigi Gedda ha creduto, e così in Lui Dio ha potuto fare. Dio poteva fare a meno di lui, ma una volta che Luigi Gli ha corrisposto l'amore, non era più possibile per Dio fare a meno di lui, e così è nata quella provvidenziale esperienza spirituale e umana che noi conosciamo come Società Operaia.

Tutto sta dunque in quel dar scacco al Signore costringendoLo a non farsi superare in amore e dunque ammettendoci alla Sua vita divina dove sarà certo Lui a darci scacco matto, a vincere ma di fatto facendoci pienamente partecipi della Sua vittoria.

Come dice il grande poeta Veneto-friulano Biagio Marin in una sua poesia-preghiera,
"Fa che la morte mia, Signor, la sia comò'l score de un fiume in t'el mar grando".
Il segreto conosciuto e praticato da tanti beati in questi due millenni di Cristianesimo e particolarmente vissuto ed analizzato dai santi dottori della riforma carmelitana Santa Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo è dunque il segreto di cui vuol farci tutti partecipi Luigi Gedda.

Gli operai allora sono chiamati a fare ancora e sempre tesoro della sua testimonianza d'amore per Gesù e e di Cristo per lui.
Oggi, invece, per poter tornare al tema della Trinità e della vita fraterna, penso che ci possa essere di aiuto rispondere a qualche interrogativo.
Sappiamo che Dio viene, viene sempre, e noi nella nostra vita, come Abramo, ne percepiamo i passi a volte silenziosi, talvolta fragorosi, sempre decisivi.
Ma cosa viene a chiederci in primis questo Dio che viene, questo Dio che è amore, amore infinito?

Che amiamo gli altri, il creato, il nostro prossimo? No, la cosa è ancora più semplice: che ci lasciamo amare da Lui.

Dio che è amore desidera essere amato, e si lascia amare . Questo Dio non ci chiede di metterci subito prostrati con i ceci sotto le ginocchia ma domanda solo il nostro amore, solo la nostra disponibilità a lasciarci amare. Non ci chiede niente, ci offre Lui tutto.

Solo dopo aver risposto personalmente a questa domanda di amore che ci viene da Dio possiamo porci un'altra domanda:
i rapporti tra le persone che si lasciano amare da Dio come dovrebbero essere?

Ecco, ora possiamo entrare nel campo della relazione fraterna degli operai tra loro, e con i loro parenti, colleghi, amici e conoscenti e questo è un campo dove certamente occorre fare sempre tanto e sempre si dovrà fare perché l'opera della Società Operaia diventi sempre più quello che Cristo e Luigi Gedda hanno nel cuore.
Non potendo dilungarmi ancora, mi permetto allora soltanto di sottoporre alla vostra meditazione il salmo 138 ed alcuni passi non come di solito paolini ma petrini, che penso e spero possano anch'essi aiutare la nostra meditazione e favorire la nostra discussione.
Ben sapendo che proprio Pietro e Paolo sono campioni di una capacità di vita fraterna onesta e franca, dove alla sana discussione sui fondamenti della vita in Cristo seguivano i gestì di un amore reciproco che discendeva direttamente da quell'Amore uscito dal costato aperto del Crocifisso.
A quei brani della Scrittura aggiungo due brevi meditazioni che ho trovato in questi giorni e che mi sembra possano anch'essi aiutarci a meditare.
Ma prima di concludere aggiungo soltanto questo flash:
se è Dio che offre rutto Se stesso, e se davvero noi siamo chiamati a divenire simili a Dio, allora anche la fraternità è offrire tutto. Attuando cioè la stessa modalità di amare che è di Cristo.
Comprendendo che Dio non mette Sé stesso al centro ma mette l'amore per te al centro di tutto. E dunque anche noi a questo punto sappiamo come amare i fratelli e le sorelle della comunità: con la stessa modalità "kenotica" di amore.
Dunque i rapporti di fraternità mostrati dagli operai deriveranno da quella accoglienza dataci in primis dal Signore. Non ci accettiamo gli uni gli altri, ma ci accogliamo a immagine dell'accoglienza dataci dalla Trinità nel cuore profondo della Sua vita divina.

La gioia che splendeva spesso sul volto di Luigi Gedda (e della venerabile sua sorella Maiy) traeva la sua fonte certamente da questo mistero di amore.
Certo, per giungere a questo amore occorre passare attraverso la morte a noi stessi per risorgere donne e uomini nuovi. Ma se prendere la nostra croce ci sembra impossibile, sappiamo che Gesù ci mette accanto la Signora del Calvario, Maria, e non ci lesinerà mai un aiuto come quello che Egli ricevette, quel giorno, da uno sconosciuto uomo di Cirene.

Dio ci ha accolti fino a morire perché quella accoglienza fosse piena. E tutto questo perché anche su ognuno di noi si stagliasse la Luce intensissima della Risurrezione e noi venissimo resi partecipi di quei paesaggi grandiosi, da grido, per i quali fummo pensati dall'eterno amore del Padre.

padre Tommaso Maria dell'Onnipotente Signore OCD

(Paolo Andrea Natta - Via Griziotti, 4 - 20145 Milano
- 335 8200976
- patmospan@tiscali.it)




 

 

 

 

 

 

 








 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 










 

 

 

 

Torna alla prima pagina
Torna a "Vita Operaia"

 

Esercizi Spirituali

19-22 settembre 2007

Villa Plinia - Bergamo

 

Esercizi Spirituali sett. 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torna a
"Vita Operaia"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.societaoperaia.org