"Se viviamo,
viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il
Signore."
(Rm, 4, 7-9)
Considerata nell' insieme della predicazione di Paolo questa dichiarazione
è un sintetico e finale inno alla coerenza di fede nella vita.
Ma c' è di più: c' è l' aggiunta dell' acccttazione
del martirio, forse la sua ricerca e desiderio come massimo ideale per
la testimonianza di fede; infatti il vero significato del termine "martire"
è "testimone".
Qui vita e morte si uniscono, nel solo e perfetto programma cristiano,
all' unisono con l' esempio salvifico di Gesù, nel vero e sommo
ideale da programmare in questa vita sulla Terra, l' unico degno della
eterna felicità promessaci, al quale dedicare la nostra esistenza
intera.
Nella nostra fede vita e morte sono sorelle ed amiche, non sono in contrasto,
ma strettamente unite nell' "amore dell' essere" che dà
senso pieno alla nostra presenza nel mondo, tale da costituire il sano
e santo stimolo ad amare noi stessi ed il prossimo nostro.
Viviamo per amore, viviamo per amare; in questo fondamentale
principio dell' essere siamo pronti ad accettare tutto dalla vita, perfino
la fine di essa; che poi fine non è ma vero inizio aperto al
Sempre, quindi vita piena e totale, quando la morte scomparirà,
cancellata dalla vita e di essa non rimarrà nessun genere di
ricordo.
La risurrezione di Gesù è la realtà che ha soppresso
la morte, ogni morte: sia quella fisica, corporea, che quella morale
causata dal peccato. Il peccato, quello sì, è destinato
a morire, non noi, perché esso è esclusione di Dio, mentre
noi siamo destinati a vivere in Lui.
Il solo genere di morte che Dio accetta per noi è quella che
sopprime il peccato
Coroncina: "Signore, voglio vivere con Te!"
Portiamo anime a Cristo!