"Noi non siamo
della notte né delle tenebre" (Tess
5, 1-6)
Si dice che i Beati che godono della visione di Dio Gli attribuiscano
questo appellativo: la LUCE.
Forse anche Paolo ha voluto esprimere così almeno un concetto
analogo, come moto di fede e speranza, come negazione delle negazioni
che insistentemente il "maligno" suggerisce all' uomo, in
odio ad ogni genere di luce, essendo lui il condannato alle tenebre
eterne, per attirarvelo.
"Notte e tenebre" non sono qui semplici concetti, ma espressioni
date per dichiarare quale non è il nostro vero destino.
E' una prosecuzione degli elementi contenuti nella riflessione dell'ultima
domenica sulla "risurrezione del Mondo", una aggiunta, una
precisazione per il nostro miglior convincimento. Paolo vuole che noi
siamo convinti e che ci facciamo gli assertori ed i divulgatori di una
realtà certa per la fede, ma per ora a noi in massima parte ancora
nascosta.
E' necessario il quotidiano ripetercelo, come in una veglia continua,
perché quel "nemico che abita nel buio" cerca sempre
di attrarci in esso. E ' una esperienza continua, di ogni momento ed
istante, come lo è costante l' "anti amor proprio"
del mentire a noi stessi che ci affligge cronicamente come consiglio
di male.
Quindi possiamo ben dire che il voler essere nella luce anziché
nelle tenebre può davvero consistere nel sentirsi sempre impegnati
nella ricerca di essa in ogni particolare della vita attuale, come vera
preparazione alla Vita futura: prima nel semplice desiderio, già
di per sé positivo, poi man mano nel trovarne elementi in ogni
momento d'esistenza, per un sempre maggior nostro convincimento.
La "vita futura" che ci attende per l' eterno va preparata
e pregustata nella attuale, pur nella sua immaturità ed insufficienza.
"Pregustata" è il termine che più si avvicina
alla desiderata condizione dell' anima nostra, per quella "gioia"
infinita che è in Dio e nella vita beata nella Sua Casa.
Coroncina: "Signore, fammi pregustare la Tua Luce! "
Portiamo anime a Cristo!