"Tutti al
mondo hanno peccato; e così la morte ha raggiunto tutti. Ma se
anche a causa di un solo peccatore morirono tutti, in grazia di Uno
salo, Gesù Cristo, la grazia si è riversata in abbondanza
su tutti gli uomini"
(da Rm 5, 12-19).
In questo detto di Paolo troviamo concentrata tutta la Speranza e la
promessa della Salvezza.
Ma il dato più esaltante sul piano della fede, quello che massimamente
esprime la potenza e l' infinità dell' Amore di Dio, è
questo accostamento della figura e dell' Opera di Cristo, Verbo-Uomo,
alla umana natura per via della grazia ch' Egli ha restaurato.
E' incoraggiamento benedicente per ogni uomo convertito, in pratica
per ogni redento e ne è sigillo di garanzia; ma anche dichiarazione
esplicita valevole per "tutti gli uomini", espressione che
ha misura divinamente infinita, che non ammette esclusi. Che conferma
e chiarisce la particolare tenerezza e cura di misericordia verso gli
"ultimi", i diseredati dal mondo, vittime del maligno, innocenti
per natura agli occhi di Dio.
Ebbene: tanta immensità di misericordia deve esser fatta propria
dal cuore dei "credenti", da chi gode in qualche limite umano
dello stato di grazia e vuol essere per naturale accostamento, un "altro
Cristo ", un' anima nuova rispetto a quella del povero Adamo, resa
sacramentalmente capace di trasmettere grazia, carità, speranza,
fede; sì, un "altro Cristo ".
Evidentemente, infatti, Dio si è fatto Uomo in Gesù per
essere divino esempio sulla Terra, ma con la volontà e la speranza
certa di dover essere imitato, oltreché creduto e seguito nella
Sua Parola.
Nella Sua infinita sapienza e Carità, Dio Creatore ha sempre
saputo quale sarebbe stato l' evolversi della creazione dell' uomo,
in ogni particolare sia storico che individuale, mosso da Amore assoluto
verso tutti, senza esclusi.
Dalla fede in questa realtà deve prendere forma, sostanza e vigore
il nostro modo e la nostra misura nel credere: nella tendenza ad imitare
la vera, divina ed assoluta fede di Cristo Gesù non tanto nell'
irraggiungibile Fede della Sua Natura Divina quanto nella nostra volontà
di imitarLo: a Sua gloria.
Questo "cammino di perfezione" è meritorio in quanto,
ontologicamente, parte dal nostro originario stato di peccato e ne vuol
essere il riscatto. Il fatto meraviglioso, che massimamente "dona
gioia" a Dio è che esso parte dalla piccola, infinitesima,
nostra "buona volontà".