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Sardegna

13 marzo 2011- 1a Domenica di Quaresima - anno A

"Tutti al mondo hanno peccato; e così la morte ha raggiunto tutti. Ma se anche a causa di un solo peccatore morirono tutti, in grazia di Uno salo, Gesù Cristo, la grazia si è riversata in abbondanza su tutti gli uomini" (da Rm 5, 12-19).

In questo detto di Paolo troviamo concentrata tutta la Speranza e la promessa della Salvezza.
Ma il dato più esaltante sul piano della fede, quello che massimamente esprime la potenza e l' infinità dell' Amore di Dio, è questo accostamento della figura e dell' Opera di Cristo, Verbo-Uomo, alla umana natura per via della grazia ch' Egli ha restaurato.

E' incoraggiamento benedicente per ogni uomo convertito, in pratica per ogni redento e ne è sigillo di garanzia; ma anche dichiarazione esplicita valevole per "tutti gli uomini", espressione che ha misura divinamente infinita, che non ammette esclusi. Che conferma e chiarisce la particolare tenerezza e cura di misericordia verso gli "ultimi", i diseredati dal mondo, vittime del maligno, innocenti per natura agli occhi di Dio.

Ebbene: tanta immensità di misericordia deve esser fatta propria dal cuore dei "credenti", da chi gode in qualche limite umano dello stato di grazia e vuol essere per naturale accostamento, un "altro Cristo ", un' anima nuova rispetto a quella del povero Adamo, resa sacramentalmente capace di trasmettere grazia, carità, speranza, fede; sì, un "altro Cristo ".

Evidentemente, infatti, Dio si è fatto Uomo in Gesù per essere divino esempio sulla Terra, ma con la volontà e la speranza certa di dover essere imitato, oltreché creduto e seguito nella Sua Parola.
Nella Sua infinita sapienza e Carità, Dio Creatore ha sempre saputo quale sarebbe stato l' evolversi della creazione dell' uomo, in ogni particolare sia storico che individuale, mosso da Amore assoluto verso tutti, senza esclusi.
Dalla fede in questa realtà deve prendere forma, sostanza e vigore il nostro modo e la nostra misura nel credere: nella tendenza ad imitare la vera, divina ed assoluta fede di Cristo Gesù non tanto nell' irraggiungibile Fede della Sua Natura Divina quanto nella nostra volontà di imitarLo: a Sua gloria.

Questo "cammino di perfezione" è meritorio in quanto, ontologicamente, parte dal nostro originario stato di peccato e ne vuol essere il riscatto. Il fatto meraviglioso, che massimamente "dona gioia" a Dio è che esso parte dalla piccola, infinitesima, nostra "buona volontà".

Coroncina: "Signore, aumenta la mia fede!"

Portiamo anime a Cristo!

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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