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15 maggio 2011- 4a Domenica di Quaresima - anno A

"Facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza" (da 1 Pt 2, 20-25)

Troviamo anche in questo detto di Pietro uno degli elementi presenti nella agonia di Gesù nel Gethsemani, dove ebbe inizio la Sua Passione.
E' stato quello il momento della Sua vita umana che, forse al di sopra di ogni altro Suo insegnamento ed esempio, ha voluto santificare il dolore umano, riscattandolo dal castigo conseguente alla disobbedienza del "primo uomo ", tanto da poter perfino renderlo virtù salvifica.
Il detto di Pietro può esser letto anche in questa versione: "farete il bene sopportando la sofferenza ", per avvicinarci ancor più alla figura del Cristo Sofferente.

L ' umanissimo inserimento della "pazienza ", diretto a noi comuni uomini, è come la veste più adatta per numerosissime circostanze della vita sulla Terra. La pazienza è il mezzo indispensabile per la sopportazione virtuosa capace di trasformare in bene ogni nostra azione e soprattutto ogni nostro sacrificio. "Bene" e "pazienza" che si accomunano e si compenetrano.
C'è naturalmente di più: Dio, vedendoci, mediante la Grazia santifica il bene, la pazienza e la sofferenza qui mirabilmente associate, per opera della nostra "buona volontà", apportatrice di "pace", sorgente di santità. Ci si avvicina in tal modo al massimo della perfezione creativa, perché, sempre per la Grazia misericordiosa di Dio, il nostro accogliere la sofferenza con pazienza procura Bene per l' insieme dell'umanità.
Va così fatta la riflessione, basata sulla fede, che la sofferenza di una qualsiasi parte o zona o etnia umana apporta bene generale ed ha valore in quanto fatto reale ed indubbio.
Ogni cataclisma, ogni epidemia che colpisce in qualunque parte della Terra, o una qualunque popolazione, serve a compensare quello che in altre parti è stato deviato, rinnegato, oppresso; ed altrettanto dicasi per ogni sacrificio o preghiera diretta a Dio.

E' questo l'insegnamento lasciatoci dalla "strage degli Innocenti", vittime sante immolate perché il Figlio di Dio appena nato potesse salvarsi. Ogni dolore, ogni prova della vita, ogni malattia, ogni incidente sia mortale che indenne, ha senso se visto come compensazione di nostre mancanze, come avvertimento disposto per il nostro ravvedimento onde ricondurci al bene.

Pazienza costante e pratica del bene, della benevolenza, della carità fraterna: questa è la linea che Gesù è venuto ad insegnare esemplarmente. Il premio, garantito, sarà costituito dalla capacità di sopportare il "male ", il dolore ed ogni genere di disagio.

Al contrario, invece, il piacere, il vizio, il sopruso verso gli altri non procurerà null' altro che "male" e disperazione, sempre.

Coroncina: "Signore, pietà! ''


 

 

 

 

 

 

"Portiamo anime a Cristo!




 

 

 

 

 

 

 

"Portiamo anime a Cristo!

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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