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Sardegna

27 marzo 2011- 3a Domenica di Quaresima - anno A

"Fratelli, giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio grazie al Signore nostro Gesù Cristo, mediante la fede e nella speranza della gloria di Dio" (da Rm 5, 1-2. 5-8)

Possiamo sintetizzare il brano della lettera ai Romani che viene proposto alla nostra riflessione per questa domenica, in fede, speranza e, ben sottointesa, carità.

Paolo ci dice, incoraggiandoci, che grazie alla fede siamo "in pace" con Dio. L' espressione del suo pensiero ha la chiarezza d' una assoluta realtà spirituale che per noi diventa promessa e garanzia di salvezza.

La "fede" è centrale e basilare nel trinomio trinitario ed il riconoscerla presente nel nostro cuore e mente significa per noi essenza di vera filialità con Dio ed ai Suoi occhi ci rende pienamente riconoscibili come veri figli Suoi, oltre ed in aggiunta alla figliolanza ontologica dell'essere Sue creature: è un' aggiunta di grazia, che ci distingue da qualunque altro genere di "creature", perché somiglianti a Dio sia grazie a questa paternità che, per giunta, all' essere "credenti".

L' essere "in pace con Dio", è dono di Cristo Gesù, ed è posto da Paolo come condizione fondamentale ed è opportuno, che su questa realtà venga collocata e confermata di continuo la nostra fede, che sappiamo essere soggetta alle umane incertezze e dubbi: da questi veri tormenti di tentazione l' essere in pace con Dio ci difende, per essere perenne inizio di sempre nuovi progressi, come naturale punto di partenza e di continua ripartenza, senza le quali nessun genere di ascesi sarà realizzabile.

Occorre perciò porre alla base questo senso di continua "novità" in ogni aspetto della nostra spiritualità e di rapporto con Dio. Occorre il sentirsi profondamente rinnovabili e rinnovati, giorno per giorno, senza interruzioni o crisi, a maggior sicurezza contro il pericolo reale e sempre in agguato della perdita della fede: pericolo da non svalutare mai, legato al riconoscersi fragili peccatori "in pectore".

L ' "essere in pace con Dio " deve tenerci sempre pronti a rivolgerGli un' unica, essenziale, incessante preghiera: "Signore, aumenta la mia fede!"; detta e ripetuta così, ben sapendo, per fede stessa, che questa semplice ed umile richiesta è forse quella a Lui sommamente gradita.

Riconoscerci "piccoli" stimola, se pure occorresse, la tenerezza di Dio nei confronti dell' anima nostra: soprattutto se vi carichiamo con la nostra carità d' amore, ogni nostra speranza.

Coroncina: "Signore, aumenta la mia fede! "

Portiamo anime a Cristo!




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

Sull'obbedienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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