"Fratelli,
giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio grazie al Signore
nostro Gesù Cristo, mediante la fede e nella speranza della gloria
di Dio"
(da Rm 5, 1-2. 5-8)
Possiamo sintetizzare il brano della lettera ai Romani che viene proposto
alla nostra riflessione per questa domenica, in fede, speranza e, ben
sottointesa, carità.
Paolo ci dice, incoraggiandoci, che grazie alla fede siamo "in
pace" con Dio. L' espressione del suo pensiero ha la chiarezza
d' una assoluta realtà spirituale che per noi diventa promessa
e garanzia di salvezza.
La "fede" è centrale e basilare nel trinomio trinitario
ed il riconoscerla presente nel nostro cuore e mente significa per noi
essenza di vera filialità con Dio ed ai Suoi occhi ci rende pienamente
riconoscibili come veri figli Suoi, oltre ed in aggiunta alla figliolanza
ontologica dell'essere Sue creature: è un' aggiunta di grazia,
che ci distingue da qualunque altro genere di "creature",
perché somiglianti a Dio sia grazie a questa paternità
che, per giunta, all' essere "credenti".
L' essere "in pace con Dio", è dono di Cristo Gesù,
ed è posto da Paolo come condizione fondamentale ed è
opportuno, che su questa realtà venga collocata e confermata
di continuo la nostra fede, che sappiamo essere soggetta alle umane
incertezze e dubbi: da questi veri tormenti di tentazione l' essere
in pace con Dio ci difende, per essere perenne inizio di sempre nuovi
progressi, come naturale punto di partenza e di continua ripartenza,
senza le quali nessun genere di ascesi sarà realizzabile.
Occorre perciò porre alla base questo senso di continua "novità"
in ogni aspetto della nostra spiritualità e di rapporto con Dio.
Occorre il sentirsi profondamente rinnovabili e rinnovati, giorno per
giorno, senza interruzioni o crisi, a maggior sicurezza contro il pericolo
reale e sempre in agguato della perdita della fede: pericolo da non
svalutare mai, legato al riconoscersi fragili peccatori "in pectore".
L ' "essere in pace con Dio " deve tenerci sempre pronti a
rivolgerGli un' unica, essenziale, incessante preghiera: "Signore,
aumenta la mia fede!"; detta e ripetuta così, ben sapendo,
per fede stessa, che questa semplice ed umile richiesta è forse
quella a Lui sommamente gradita.
Riconoscerci "piccoli" stimola, se pure occorresse, la tenerezza
di Dio nei confronti dell' anima nostra: soprattutto se vi carichiamo
con la nostra carità d' amore, ogni nostra speranza.
Coroncina: "Signore, aumenta la mia fede! "
Portiamo anime a Cristo!