"Siate sempre
pronti a rispondere sulla speranza, pur soffrendo ed operando il bene"
(da Pt 3, 15-18)
In questo brano della sua la lettera Pietro ci invita ad una riflessione
sulla speranza e la pone in rapporto con le nostre azioni.
Non potendo trattare di quelle altrui, mi sia consentito stavolta,
esprimendomi in prima persona, di riferirmi alle mie esperienze personali.
Dichiaro che ogni qua! volta ho commesso ingiustizie o peccati di qualsiasi
genere e misura, a breve - talora brevissima e perfino immediata distanza
di tempo - mi è accaduto qualcosa dal chiaro sapore o significato
di punizione, di castigo, più che di semplice ammonizione. Sicché
ho memorizzato negli anni che la tentazione di non tener reale conto
delle lezioni di vita, limitata o assente al tempo della mia giovinezza,
era scomparsa poi sempre più chiaramente con la maturazione dell'
età: quella cioè del rammarico di non aver tenuto reale
conto di esse in passato, del non aver saputo o voluto avvertire il
nesso tra gli avvenimenti e quindi nel non averne tratto istruzione
utile per correggermi nei iìei comportamenti.
Avevo finalmente capito di esser stato un giovane "dalla dura cervice".
Ma Dio, il Padre, ha infinita pazienza e capacità di attendere,
dato che per Lui il Tempo non esiste; mentre a me invece è spettato
il dover imparare dal Tempo e dalle Sue lezioni di vita, a trascorrerla
il più possibile nel curare giustizia e rettitudine.
La "Speranza "- ho capito col tempo - si era inserita nella
mia esistenza senza che io lo volessi, per quell'evidente disposizione
di Dio e certamente anche per le preghiere di Anime Buone, mie amiche,
che Lo supplicavano perché mi perdonasse e venisse in mio aiuto.
Sulla Speranza si è così inserito l' apprendere dell'
essere la Croce di Cristo l' unico vero strumento di redenzione e salvezza,
immenso apportatore di Bene direttamente da Lui-Dio. Avevo finalmente
capito che la sofferenza produce salvezza; al contrario del piacere,
che invece può generare dannazione.
Sulla speranza poi è maturata la convinzione e la certezza che
la vera gioia del vivere può raggiungere il suo vertice umano
anche nel massimo del dolore e della sofferenza, quale prova e dimostrazione
a noi stessi della misura della nostra fede ed amore a Dio. Da qui discende
poi il Volere di Dio per le nostre azioni: che esse esprimano Gioia,
che donino Bene, che trasmettano, appunto, Speranza.
Coroncina: "Signore, dona bontà alle mie opere!"
Portiamo anime a Cristo!