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Sardegna

29 maggio 2011- 6a domenica di Pasqua - anno A

"Siate sempre pronti a rispondere sulla speranza, pur soffrendo ed operando il bene" (da Pt 3, 15-18)

In questo brano della sua la lettera Pietro ci invita ad una riflessione
sulla speranza e la pone in rapporto con le nostre azioni.
Non potendo trattare di quelle altrui, mi sia consentito stavolta,
esprimendomi in prima persona, di riferirmi alle mie esperienze personali.
Dichiaro che ogni qua! volta ho commesso ingiustizie o peccati di qualsiasi genere e misura, a breve - talora brevissima e perfino immediata distanza di tempo - mi è accaduto qualcosa dal chiaro sapore o significato di punizione, di castigo, più che di semplice ammonizione. Sicché ho memorizzato negli anni che la tentazione di non tener reale conto delle lezioni di vita, limitata o assente al tempo della mia giovinezza, era scomparsa poi sempre più chiaramente con la maturazione dell' età: quella cioè del rammarico di non aver tenuto reale conto di esse in passato, del non aver saputo o voluto avvertire il nesso tra gli avvenimenti e quindi nel non averne tratto istruzione utile per correggermi nei iìei comportamenti.
Avevo finalmente capito di esser stato un giovane "dalla dura cervice".

Ma Dio, il Padre, ha infinita pazienza e capacità di attendere, dato che per Lui il Tempo non esiste; mentre a me invece è spettato il dover imparare dal Tempo e dalle Sue lezioni di vita, a trascorrerla il più possibile nel curare giustizia e rettitudine.
La "Speranza "- ho capito col tempo - si era inserita nella mia esistenza senza che io lo volessi, per quell'evidente disposizione di Dio e certamente anche per le preghiere di Anime Buone, mie amiche, che Lo supplicavano perché mi perdonasse e venisse in mio aiuto.

Sulla Speranza si è così inserito l' apprendere dell' essere la Croce di Cristo l' unico vero strumento di redenzione e salvezza, immenso apportatore di Bene direttamente da Lui-Dio. Avevo finalmente capito che la sofferenza produce salvezza; al contrario del piacere, che invece può generare dannazione.

Sulla speranza poi è maturata la convinzione e la certezza che la vera gioia del vivere può raggiungere il suo vertice umano anche nel massimo del dolore e della sofferenza, quale prova e dimostrazione a noi stessi della misura della nostra fede ed amore a Dio. Da qui discende poi il Volere di Dio per le nostre azioni: che esse esprimano Gioia, che donino Bene, che trasmettano, appunto, Speranza.

Coroncina: "Signore, dona bontà alle mie opere!"
Portiamo anime a Cristo!


 


 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

Il cielo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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