"Fratelli,
un tempo eravate tenebra"
(da Ef. 5,8-14)
Paolo ce lo ricorda benevolmente e perché noi non ci scoraggiamo
non tanto nel non dimenticarlo mai quanto nell' essere costantemente
decisi a non ricadervi più.
Il vero problema infatti sta nell' evitare le ricadute, i ritorni al
passato, all' egocentrismo, alla presuntuosa autosufficienza.
Tutto il nostro essere e volere deve essere teso al progresso nel seguire
la Volontà di Dio non solo quale ideale umano istitutivo, emblema
della nostra consacrazione ad Essa, ma come vera ed unica forza propulsiva
per l' anima nostra.
Anche se la misericordia di Dio ha cancellato ogni nostra colpa, sappiamo
bene che esse difficilmente svaniscono nella nostra memoria. E' questo
un fatto squisitamente umano, che deve rappresentare, nel profondo rammarico,
una espressione d' amor di Dio, essenziale per la promessa fermamente
rinnovata di non cader più in avvenire in nessun genere di colpa,
facendoci da noi stessi "perfetti come il Padre Nostro", a
Sua gloria.
La preghiera pre-eucatistica del "confìteor" deve esprimere
e rispondere a questa precisa ed esclusiva esigenza.
Ricordo spesso, a me stesso prima d' altri, quella rivelazione di Sanit'Antonio
abate, che chiese a Gesù cosa potesse dardi di sé, essendosi
ormai privato di tutto per Lui; ebbe questa immediata risposta: "Antonio,
dammi tutti i tuoi peccati: godo tantissimo nel perdonarli!".
Mai possiamo cancellare dalla mente e dal cuore, per cercare di purificarli
al massimo, che quel che mantiene in vita non il nostro fragile corpo
ma l' anima nostra destinata alla vita eterna, è l' Amore di
Dio, che tutto vede perché già visto, che tutto sa perché
da sempre noto, che proprio per tali motivi tutto perdona, come già
perdonato.
Se "un tempo eravamo tenebra ", possiamo ben gioire nel sentirci
immersi nella luce. Ciò è realtà e Dio se ne compiace,
in quanto soddisfa i desideri che nutre nei nostri riguardi: è
un santo gioire con Dio, non vi è dubbio. Ma allo stesso tempo
dobbiamo aborrire ogni forma e genere di imperfezione, anche se umanissimamente
ciò può considerarsi utopia: importante, in sostanza è
il volerlo, iniziando dal non volere il contrario.
Sono tutti questi, elementi essenziali di vita.
La sostanza, che citiamo a conclusione, è sempre la medesima:
fin dal primissimo momento della Creazione. Dio ha creato Tutto per
la perfezione, ma ha posto all' apice di questo Tutto l' uomo, facendolo
"a Sua immagine", regalandogli ed affidandogli il Creato,
con la speranza-certezza che ne sarebbe diventato sempre più
degno.
Coroncina: "Signore, che io veda!"
"Portiamo anime a Cristo!