"Rallegratevi,
se siete insultati per il nome di Cristo!"
(da Pt 4, 13-16)
Gesù tutto ha insegnato tranne la vanagloria, nell' inserirla
tra le manifestazioni di superbia. Ha soccorso e vantato gli umili,
"ha rimandato i ricchi - d' ogni genere - a mani vuote": Dio
come dono per Sé desidera solo che l' anima nostra Gli sia restituita
il più possibile pura e santa.
Anche il subire disprezzo ed emarginazione in quanto cristiani rientra
nel programma di Cristo per la purificazione, sia nostra che del mondo.
Ciò ha valore universale per il bene d' ogni anima.
La stessa storia della Chiesa infatti è tutta una concatenazione
di eventi persecutori, perché Essa, "Corpo mistico",
non può che rivivere quel che Cristo ha subito per mano degli
uomini. La Croce del Golgota è il riassunto ed il suggello divino
di questa realtà di salvezza. Per la gloria occorre che si sanguini:
è risaputo anche a livello puramente umano, è la legge
del sacrificio, la sola che fa raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge;
e questo è un dato ancor più valido nel campo della Redenzione.
Questi termini di programma comprendono anche gli insulti, il disprezzo,
il dileggio che da tante parti piovono a carico della Chiesa e dei singoli
credenti. Si ripete la scena dell' "Ecce Homo!": Cristo in
quel momento ha come lasciato scritto questo carattere della storia
della Chiesa. Sì che anche ai giorni nostri ne viviamo la continuazione.
"Beati voi quando vi insulteranno e mentendo diranno ogni male
per causa mia" (Mt 5, 3-12 ): non si sfugge da questa legge che
Gesù ha così solennemente enunciato. Qui Pietro non fa
che ricordare queste parole.
Guardiamo ora più che mai all' ambito personale, a noi stessi,
alla nostra autostima, scavando alla massima profondità del nostro
spirito onde da subito evitare danni per l' anima nostra, prima che
sia troppo tardi per il rischio di conseguenze. Anche l'esser trascurati
e perfino l'essere disprezzati e gli insulti devono ripararci da ogni
forma di superbia o di indebita autoesaltazione.
Viviamo serenamente, come "servi inutili" pronti a dare tutto
di noi, in quanto tutto abbiamo ricevuto. Se siamo disprezzati, ignorati,
trascurati stiamo in effetti restituendo quella parte di noi che non
ci appartiene perché è di Dio e "per il mondo".
Ed anche quando doniamo al mondo qualcosa non stiamo che compiendo un
atto di restituzione a Dio di quel che ci ha gratuitamente donato.
Cristo nella Sua Passione e morte si è caricato anche di tutte
queste piccole nostre croci, che noi siamo tenuti a portare per la nostra
"gloria futura ", che è il Suo divino Dono.
Coroncina: "Signore, che io veda!"
Portiamo anime a Cristo!