Società Operaia
Vita Operaia
 
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Sardegna

5 giugno 2011- 7 domenica di Pasqua - Ascensione del Signore - anno A

"Rallegratevi, se siete insultati per il nome di Cristo!" (da Pt 4, 13-16)

Gesù tutto ha insegnato tranne la vanagloria, nell' inserirla tra le manifestazioni di superbia. Ha soccorso e vantato gli umili, "ha rimandato i ricchi - d' ogni genere - a mani vuote": Dio come dono per Sé desidera solo che l' anima nostra Gli sia restituita il più possibile pura e santa.
Anche il subire disprezzo ed emarginazione in quanto cristiani rientra nel programma di Cristo per la purificazione, sia nostra che del mondo. Ciò ha valore universale per il bene d' ogni anima.

La stessa storia della Chiesa infatti è tutta una concatenazione di eventi persecutori, perché Essa, "Corpo mistico", non può che rivivere quel che Cristo ha subito per mano degli uomini. La Croce del Golgota è il riassunto ed il suggello divino di questa realtà di salvezza. Per la gloria occorre che si sanguini: è risaputo anche a livello puramente umano, è la legge del sacrificio, la sola che fa raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge; e questo è un dato ancor più valido nel campo della Redenzione.
Questi termini di programma comprendono anche gli insulti, il disprezzo, il dileggio che da tante parti piovono a carico della Chiesa e dei singoli credenti. Si ripete la scena dell' "Ecce Homo!": Cristo in quel momento ha come lasciato scritto questo carattere della storia della Chiesa. Sì che anche ai giorni nostri ne viviamo la continuazione. "Beati voi quando vi insulteranno e mentendo diranno ogni male per causa mia" (Mt 5, 3-12 ): non si sfugge da questa legge che Gesù ha così solennemente enunciato. Qui Pietro non fa che ricordare queste parole.
Guardiamo ora più che mai all' ambito personale, a noi stessi, alla nostra autostima, scavando alla massima profondità del nostro spirito onde da subito evitare danni per l' anima nostra, prima che sia troppo tardi per il rischio di conseguenze. Anche l'esser trascurati e perfino l'essere disprezzati e gli insulti devono ripararci da ogni forma di superbia o di indebita autoesaltazione.

Viviamo serenamente, come "servi inutili" pronti a dare tutto di noi, in quanto tutto abbiamo ricevuto. Se siamo disprezzati, ignorati, trascurati stiamo in effetti restituendo quella parte di noi che non ci appartiene perché è di Dio e "per il mondo". Ed anche quando doniamo al mondo qualcosa non stiamo che compiendo un atto di restituzione a Dio di quel che ci ha gratuitamente donato.
Cristo nella Sua Passione e morte si è caricato anche di tutte queste piccole nostre croci, che noi siamo tenuti a portare per la nostra "gloria futura ", che è il Suo divino Dono.

Coroncina: "Signore, che io veda!"

Portiamo anime a Cristo!


 


 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 


 



 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

Torna alla prima pagina

 

Riflessione

che trae spunto dalla liturgia domenicale

 

dal R.O.D. di Cagliari

Piero Agus


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.societaoperaia.org