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Scritti di Luigi Gedda

10 - parte II

CIAO, GIOIA !

Le qualità del comportamento per telefono e con estranei possono anche essere diverse da quelle che si intrattengono nel rapporto con i familiari e i dipendenti. Ma lo scritto semplice ed espressivo di Graziella Viera, oggi suor Paola di Gesù nel Carmelo di Roma, la quale fu in casa nostra quale collaboratrice dimostra come Mary esercitasse il suo carisma nella vita di famiglia:

Nel 1960, ai primi di novembre, sono stata assunta in casa Gedda come domestica. La signorina Mary mi accolse con un affettuoso abbraccio e un bacio come se fossi una sorella.
La signorina ed i suoi famigliari abitavano in via Amba Aradam, 1; erano molto semplici, senza esigenze. Ho il ricordo di uno dei primi giorni: la presidente dell'Azione Cattolica della parrocchia della Navicella era venuta a fare visita alla signorina, con la quale si tratteneva a lungo ogni giorno. Ad un certo punto la signorina chiedeva il thè. Io pensai di andare a servire con il grembiule bianco, le manichette bianche, e mi presentai così; la signorina rimase sorpresa, ma sul momento non disse niente, solo ringraziò con tanta gentilezza. Più tardi mi raccomandò di fare più semplicemente.
Eravamo due ragazze in casa Gedda: una stava a disposizione della Mary, l'altra si occupava della cucina, della spesa ecc. Per lo più con la signorina ci stavo io, e l'aiutavo in tutto, perché da sola non poteva camminare - camminava aiutandosi col carrello, «il mio carrettino» come diceva - oppure, se l'accompagnavo io, si aiutava col bastone.
Ogni giorno andavamo insieme alla santa messa, con la suora che aveva passato la notte con lei. Mi rendevo conto che il suo tratto con il Signore era molto vivo e profondo. La vedevo talvolta, così sofferente, tutta protesa verso l'altare; dopo la preghiera e il ringraziamento della S. Comunione (molto lungo, molto raccolto, ad occhi chiusi) era tutta luminosa, tutta disponibile alla sua giornata di lavoro.
Il giovedì ci faceva fare l'ora getsemanica. Quanto fervore! Sul suo volto leggevo quanto avesse presente Gesù agonizzante. Io avevo già ln vocazione, ma ancora non capivo dove mi volesse il Signore; una volta la signorina mi propose di rimanere con lei; mi concedeva molto tempo per pregare, mi ha aiutato molto, soprattutto con l'esempio e la dolcezza grandissima anche nel correggermi
Ricordo una delle tante marachelle che ho combinato. Non sempre avevamo libero il pomeriggio della domenica, perché una di noi ragazze rimaneva con la signorina. In quel periodo avevo a Roma una sorella, a cui piaceva andare un po' in giro, mentre io cercavo di tenerla con me. Mi venne l'idea di prendere il giradischi per farle ascoltare i dischi, di nascosto. Ma ad un certo punto... si apre la porta della stanza... ed ecco la signorina Mary che mi scopre. Ritornò nella sua stanza senza rimproverarmi, ma più tardi quando la mia sorella era andata via, mi chiamò vicino e mi disse con tanta bontà: «Vedi Micino (così mi chiamava), se tu me lo chiedi, io non te lo nego. Tu vuoi entrare nella vita religiosa; ebbene, devi già imparare a fare tutte le cose nell'obbedienza».
Spesso il Professore partiva, per due o tre giorni; qualche volta anche per una settimana. La signorina soffriva della lontananza del Professore; ma non lo faceva vedere e lo rassicurava dicendo che si sentiva bene. Lo avvertiva che durante quei giorni avrebbe condotto le ragazze da una parte o dall'altra. Siamo state a Nettuno, a Vitinia, in vari monasteri, dove raccomandava alle Suore di pregare molto per il Professore. In quei giorni che stavamo assieme era ancora più materna con noi, ci faceva mangiare con lei, ci raccontava tante cose della sua famiglia. Aveva molto sofferto alla morte della sua mamma, e da allora ci fu col fratello un'unione e un'intesa più grande. Ci parlava con tanta tenerezza del papà ma ad un certo punto del racconto doveva interrompersi, per la commozione perché c'era pericolo che svenisse.
Spesso dovevamo scendere in biblioteca, per una scala un po' difficile. La mia preoccupazione era di sostenerla con cura, perché non cadesse. Doveva cercare articoli e dati per il Professore; e quanto lavoro! a volte passava in rassegna tutti gli scaffali. Ma finalmente si trovava tutto. Aveva pazienza, ma io sento che era anche tanto amore: amava veramente sacrificarsi, rendersi utile, fare contento il fratello. Per lei era tutto.
Quando le confidai la mia vocazione al Carmelo - che avevo conosciuto attraverso di lei, perché una volta eravamo andate a trovare una suora che la signorina aveva molto aiutato nell'Azione Cattolica - allora mi abbracciò, e mi aiutò molto con i suoi consigli. Non avevo molta salute e lei stava attenta, mi fece visitare dalla sua Professoressa. Per abituarmi al menù del Carmelo io non mangiavo carne; allora lei telefonò alla Madre Priora perché mi dicesse direttamente come regolarmi. Quando l'ho lasciata per entrare al Carmelo, è stata meravigliosa, ho sentito tanto l'aiuto dei suoi consigli e il sostegno spirituale della sua preghiera. Si è preoccupata di farmi un bel vestito da sposa per la mia vestizione.
Da due anni non l'ho più vista, perché non usciva; l'ho sentita per telefono in occasione della festa della Regina del Carmelo: «Non esco più di casa, sai Paoletta, ma Luigi mi porta Gesù ogni giorno... E poi ogni 15 giorni viene un sacerdote a celebrare la santa messa. Povero Luigi, fa tutto quello che può per aiutarmi! Sia fatta la volontà di Dio». Ripeteva il suo fiat con tanto amore, con tanto abbandono e nella pura sofferenza.
Ricordo ancora che amava molto S. Teresa di Gesù Bambino, mi portò qualche nuovo libro che ne parlava commentandomi quello che più l'aveva colpita. Si trattava della carità verso il prossimo. «Non possiamo dire di amare Gesù - ella diceva - se non abbiamo delicatezza e se non ci sacrifichiamo per i nostri fratelli». Quando pronunciava il nome di Gesù, aveva un tono particolare. Per lei era veramente lo Sposo. Era per Gesù che amava tanto le religiose.
L'ho sentita per telefono il 16 luglio 1984 per l'ultima volta, credo. «Vedi, - mi disse - io faccio la volontà di Dio; ma per Luigi non vorrei essere un peso ancora. Ha tante difficoltà. Tanti amici l'hanno lasciato. Quanto siete fortunate voi che siete in clausura!». Al di là di tanti particolari, mi rimane vivissima e carissima la presenza spirituale di questa persona così santa, incredibilmente permeata della dolcezza e della mitezza che ricolmano il Cuore di Gesù: è stata per me una vera immagine del Signore.

Ecco ora l'impressione che il comportamento di Mary ha lasciato in un principe della Chiesa, il cardinale Andrea Maria Deskur che la conobbe nel Getsemani di Paestum:

Dopo il Concilio, come membro della commissione Pontifìcia delle Comunicazioni Sociali ho frequentato l'Ente dello spettacolo dell'Azione Cattolica Italiana dove seppi del Getsemani di Paestum e fui invitato dal Prof. Gedda a visitarlo.
In questa casa di spiritualità che include un Santuario dedicato a Gesù agonizzante, centro devozionale per le diocesi dell'Italia Meridionale, gestito allora dalle suore della Santa Croce di Menzingen, andai una volta per un Convegno delle Comunicazioni sociali e altre due volte per trascorrere le mie vacanze estive per cui ebbi occasione di incontrare e conoscere la Sig.na Mary Gedda la quale pure trascorreva in quella Casa-Santuario il suo riposo che meglio può dirsi la sua attività fuori sede perché, malgrado la sua pesante invalidità, conduceva una vita di preghiera, di contatti personali, di corrispondenza e di rapporti telefonici che occupavano ininterrottamente il suo tempo disponibile.
Era sempre serena e molto gioiosa e si sforzava con le sue energie possibili di venire incontro a tutti quanti e di aiutare ciascuno che l'avvicinava. Nei suoi occhi luminosi splendeva la sua grande spiritualità ispirata al Getsemani e con questo suo comportamento sembrava, come scrive San Paolo: «completare nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo» e precisamente per il bene della Chiesa, della Società Operaia e dell'Associazione fra malati che essa aveva fondato dandole il nome di «ROSA».
La Signorina Mary partecipava ogni giorno alla messa che io celebravo nella Cappella delle Suore e poi si intratteneva con me. Due anni fa ho vissuto con dolore i giorni della sua morte confortato dal pensiero che il suo era un sereno trapasso da questa vita alla Casa del Padre.

ANDREA MARIA cardinale DESKUR

Città del Vaticano, 29 gennaio 1987

Capitolo 11 - IL R.O.S.A.







































 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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