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Scritti di Luigi Gedda

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ROMA SANT'EUGENIO

L'abitazione dove la nostra famiglia si trasferì in seguito non gode delle preziosità ecclesiali di quella precedente a Porta Metronia, ma ne possiede delle altre che innamoravano Mary. Anzitutto l'immediata vicinanza con la cappella della casa generalizia della Ancelle del Sacro Cuore dove il Sacramento viene esposto ogni giorno i per tutta la giornata. Dalle stanze di Mary non solo si vede la cappella, ma il suo interno e questo fu un grande conforto per lei, che prma raggiungeva ogni giorno la cappella per la messa del mattino, quando, dopo l'emiparesi, non potè più muoversi da casa. Sul versante opposto si vede la basilica di Sant'Eugenio che ricorda «il pastore angelico», Pio XII, che resse la chiesa nel periodo della guerra che Mary visse a Roma, basilica che ora è la nostra parrocchia. Oltre Sant'Eugenio e oltre il Tevere, Mary poteva vedere il colle Vaticano che si profila come una nave che ha sulla prua la cupola di San Pietro e sulla poppa la torre della radio.
Eravamo felici che Mary, non potendo più uscire di casa e appoggiandosi al suo carrello o dalla sedia a rotelle, avesse la possibilità di gustare ogni giorno questo panorama che è quasi una sintesi della storia e della fede.
Ritornando al suo studio, Mary poteva telefonare, ricevere, scrivere le innumerevoli lettere personali, le sue circolari e pregare.
La sua pietà di ogni giorno consisteva nell'eucarestia ricevuta durante la messa, nella recita dell'ufficio della Madonna e del Simbolo. Se dovessi scegliere fra i salmi del «Piccolo ufficio», quello che Mary recitava con maggiore attenzione, indicherei il salmo 62 che si legge alla domenica: «O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua... Nel mio giaciglio di te mi ricordo e penso a te nelle veglie notturne...».
Erano poi il rosario e le coroncine a rendere satura del colloquio con l'Eterno le sue giornate. Al sabato, finché le fu possibile, frequentò la messa prefestiva durante la quale, dal primo banco, leggeva a voce alta e nitida la preghiera alla quale rispondono i fedeli.
Al collo portava la medaglia miracolosa del santuario di Rue du Bac a Parigi dove la Madonna apparve a santa Caterina Labouré e che Mary aveva visitato.
Sulla scrivania le molte carte che le venivano da ogni parte e, negli ultimi tempi, una lunga forbice che le serviva non per tagliare, ma per raggiungere i fogli che le occorrevano, in quanto la mano sinistra era incapace di afferrare e quella destra, a motivo della frattura dell'omero, aveva una mobilità limitata. L'ingresso del suo piccolo appartamento, prossimo alla porta di casa, faceva sì che il primo saluto a chi veniva fosse di Mary. La finestra di fronte alla sua scrivania le permetteva di vedere le case che si arrampicano sulla via Monti Parioli e fra queste una, la più vicina, che porta sulla terrazza dell'ultimo piano la scultura, a pieno tondo, di un gallo.
Fra i molteplici significati che il gallo ebbe nell'arte cristiana dei primi secoli ritengo che questo gallo moderno abbia ricordato a Mary quel gallo di cui parla un evangelista a proposito della parusìa, ossia del ritorno di Cristo per il giudizio universale: «Mentre [Gesù] era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano [...] Gesù si mise a dire loro [...] "Vigilate perché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte, o al canto del gallo, o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate"» (Mc 13,3-37).
Mary alla scuola del Getsemani aveva imparato a vegliare e pregare. Ritengo che il gallo le ricordasse ogni giorno una felice certezza: che il suo Gesù sarebbe tornato per accoglierla nella casa del Padre.
Come eco della vita trascorsa da Mary nella parrocchia di Sant'Eugenio raccolgo anzitutto la testimonianza del parroco don Luigi Tirelli Barilla:

Ho trovato un biglietto di Mary del maggio 1981 con il quale accompagnava una copia di Tabor per me, suo nuovo parroco a S. Eugenio.
Non ho avuto molte occasioni di conversare con Lei e penso che ad ogni incontro con Gesù Sacramentato fossimo entrambi tanto compresi della grandezza del momento da ridurre le parole a pochi accenti di fraternità e di amicizia: peraltro la delicatezza dei familiari temeva disturbarmi, con lunghi colloqui. Ma ho fatto così l'esperienza meravigliosa che le anime, se unite a Cristo, non hanno bisogno di discorsi e di spiegazioni per capirsi. Leggo, in un articolo della rivista Tabor il motto che Lei ricorda all'«operaia»: «leale, silenziosa, lieta e concreta». Si può realizzare questo ideale? Penso che Mary Gedda l'abbia incarnato stupendamente. Nell'ultimo periodo, così duro per il male fisico, splendeva anche sul volto la dolcezza di questa offerta «getsemanica» spirituale. Quanto è necessario e vero ciò che Lei scrive alle «operaie»: «trattenute in famiglia da persone anziane, inferme, bisognose delle loro cure» o esse stesse per età o altri motivi divenute involontarie «claustrali».
Conosco, in una parrocchia dove sono molti, e spesso soli, i longevi, che cosa vuol dire la lenta ma niente affatto inconscia «lotta» con gli anni incombenti: ricordi, diradarsi di amici e di visite, difficoltà di capirsi, acciacchi e d'altro canto un diritto a mantenere la vita anche attraverso interessi umani di piccolo o grosso calibro.
Mary aveva nel suo Tabor veramente un efficace mezzo di co¬municare le radiose certezze della fede e dimostrava così con «concretezza» che il Getsemani è il velo terreno predisposto per capire la celeste beatitudine del monte della Trasfigurazione.
Siamo straordinariamente «graziati» da un Papa, che conosce e vive il dolore coi malati e i tribolati di ogni genere e questo dono che Dio ci ha fatto non è senza un Suo fine di ricostruzione di una società sfasciata e fatiscente: per ridare linfa a questi giovani privati di ideali, a queste coppie così sbandate nei legami più sacri, a tanti vecchi degni di compassione per lo squallore di un tramonto che sembra definitivo e non foriero dell'alba senza fine, ci vogliono anime non vegetali, ma «spirituali». Ce lo ha ripetuto il recente Sinodo dei Vescovi nella relazione finale: «Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi che dobbiamo implorare da Dio con assiduita».
Vorrei dare un consiglio ai miei confratelli, sacerdoti e parroci, di ogni paese: non perdete di vista queste anime privilegiate che si trovano nel perimetro dei vostri territori e che possono sostituire, se non ci sono, le «contemplative» che hanno sempre costituito le barre portanti dell'Arca Santa di Dio, la Chiesa pellegrina verso la Città Eterna!

La madre generale delle Ancelle del Sacro Cuore confinanti con la casa nella quale abitiamo mi ha scritto di Mary questo ricordo:

Le invio con poche e povere parole le impressioni che ha suscitato in me la cara amicizia con l'indimenticabile signorina Mary.
Dico «amicizia» anche se pochi contatti ho potuto avere con lei (solo rapidi saluti quando la vedevo nella nostra cappella o nell'uscire da questa), ma l'ho sentita sempre molto vicina e molto unita a me, al mio Istituto. Era veramente un'amica e una sorella. Mi è rimasta sempre profondamente impressa l'espressione del suo viso leggermente triste e sofferente, illuminata da quel suo sorriso dolce. Impressionava la finezza del tratto, l'interesse sempre dimostrato per quanto le si diceva o raccomandava alle sue preghiere.
Le suore che hanno avuto maggiori e più intimi contatti con lei, mi hanno più volte parlato della grande dimenticanza di sé della signorina Mary, della sua semplicità e modestia nel non mettere mai in risalto il lavoro faticoso e a volte certamente stressante, di compilare una rivista, scrivendo, sollecitando articoli, correggendo bozze. Mi hanno sempre detto che nel trattare con lei provavano serenità e pace. Le impressionava la dedizione affettuosa e tenera al suo Luigi per il quale erano il suo lavoro, i suoi sacrifici, le preghiere sue e anche quelle che si volevano offrire per lei. Al tempo stesso il profondo senso di gratitudine per quanto lui e la signora Linda facevano e si sacrificavano per lei.
La rammento spesso e la prego perché sono certa che intercede anche per noi, le Ancelle del S. Cuore, che considererà sempre amiche e sorelle.

MARIA LUISA LANDECHO

torricella, 26 luglio 1985

La malattia di Mary che le impediva di inginocchiarsi e la obbligava a camminare con l'arto inferiore sinistro rigido e perciò appoggiata da questo lato all'infermiera e dall'altro a un bastone, ebbe un improvviso peggioramento quando incespicò in un tappeto e cadde. Ne risultò una contusione al capo e la frattura dell'omero destro. Qualche tempo dopo sopravvenne un'emiparesi a sinistra parzialmente risolta mediante fisioterapia. Però, da allora, non fu più in grado di scrivere a macchina.
In più, presero inizio dei dolori al torace che mediante un trattamento vitaminico fu possibile dominare. Ma l'organismo nel suo complesso deperiva in modo graduale e irrimediabile così da provocare delle estese e dolorose piaghe da decubito.
Malgrado ciò, serena e sorridente, Mary si interessava delle Adoratrici che frequentavano la cappella delle suore, e quando poteva, pnrtecipava alle loro preghiere. Seguiva, con molto interesse, quanto avveniva nella chiesa parrocchiale, specialmente quando Giovnnni Paolo II dispose che la basilica diventasse sede di prelatura per l'Opus Dei.
Delle immagini affrescate nel catino dell'abside di Sant'Eugenio da Ferruccio Ferrazzi, Mary apprezzava particolarmente quella della Sindone che le ricordava Torino e Montevergine, come pure quel gruppo di operai nell'atto di issare una grande croce che essa considerava come un simbolo della Società Operaia e volle che fosse riprodotto sulla copertina di Tabor nell'anno XXXV della rivista quando la Società Operaia, avendo ottenuto l'erezione canonica nella diocesi di Roma, fu dichiarata associazione di diritto pontificio dal Pontificium Consilium pro laicis (19 marzo 1981)

Capitolo 13 - Intimità con Dio







 

 





































 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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