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Scritti di Luigi Gedda

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INTIMITA' CON DIO

Questo capitolo non è stato scritto dall'autore del presente libro, né pensato da monsignor Donato Conte, cappellano delle Ancelle del Sacro Cuore e direttore spirituale di Mary, che lo ha scritto. È l'ultima personalissima opera di Mary che ha vissuto questi pensieri e li ha confidati. È quasi un dettato.

La Provvidenza ha voluto farmi conoscere Mary e la sua famiglia sono già molti anni, e poi... tutti i giorni le sono stato vicino per portarle Gesù, confessarla o dialogare su Dio e le cose spirituali. Non credo di aver dato tanto, ma ho ricevuto molto, e sento la mancanza di lei: ora la prego e mi ascolta.
«Ormai, con nostro Signore, ci intendiamo assai bene - diceva con disinvoltura Mary - ci diamo del tu». «Capirà, a viverci tante ore in compagnia!».
Radicata in Cristo, afferrata da Cristo, vissuta da Cristo, Mary era annegata in tanto fuoco d'amore divino. «Il Signore mi ha afferrata ed io ho capitolato davanti a Dio; mi è così vicino, lo contemplo e adoro dall'alto di questa casa, attraverso questa finestra; è lì sull'altare della cappella delle Ancelle del Sacro Cuore e ci facciamo compagnia tutti i giorni, specialmente quando imbrunisce: si accendono le luci e Lo vedo raggiante nell'ostensorio e mi invade».
«Padre, ho trovato il Paradiso sulla terra, perché il Paradiso è Dio, e Dio abita in me. Da quando l'ho capito, tutto si è illuminato per me. E poi dicono che l'amore è cieco! E invece l'unico che ci vede; vede nella persona amata delle bellezze che chi non ama non sa vedere».

15 settembre 1981. Ho trovato Mary piangente. Le lacrime di Mary, il Getsemani di Mary... «Cos'hai, Mary, da piangere? Ti senti sola?». E lei: «Ho dato dispiacere al Signore, per questa ferita... [si riferiva alle ferite del suo decubito]. Qualche volta mi scoraggio... No, non sono sola, oggi Gesù è stato sempre con me, sono sulle spalle del Buon Pastore; oggi Gesù è stato con me in ogni istante, la giornata l'ho vissuta con Lui, perché la mia vita è un viaggio di ritorno verso la casa paterna. Se mi unisco di più a Lui, con tutto il mio essere, non vi sarà per me né dolore, né travaglio, né assenza di luoghi, né solitudine, ma viva sarà la mia vita tutta piena di Lui. Veramente, Padre, da quando ho imparato chi è Gesù Cristo, nessuna cosa creata mi è parsa sufficientemente bella da doverla guardare con maggiore desiderio».
Qui entriamo sempre più sul piano esperienziale: le cose del mondo scompaiono, tutto si ritira in silenzio davanti a questa meravigliosa presenza, testimonianza. Allora capivo sempre più che non potevo insegnarle molto e pregavo solo lo Spirito che mi illuminasse, che mi aiutasse per starle vicino come sacerdote e specialmente come confessore. Non si può descrivere quello che sentivo certe volte... avvertivo il senso maestoso di una vita che aveva un respiro più grande della mia... sentivo la solennità degli immensi susurri divini, dell'immensità di un'anima che aspira a salire sempre più in alto, con il sapore dell'eccelso e dello straordinario.

Pentecoste del 1982. Mary se ne uscì con queste parole: «Lasciarsi portare da Dio come l'aquilotto si lascia portare sulle ali dell'aquila madre, per imparare a volare, o come l'agnello si lascia portare sulle spalle del Buon Pastore; anche se la vita ci arreca esperienze di debolezze, di incostanza, di insuccessi e fa capolino la tentazione dello scoraggiamento. La virtù che amo di più è la speranza. La fede non mi stupisce, non è cosa sorprendente; la carità non mi stupisce, non è cosa sorprendente; la speranza, ecco quello che mi stupisce: questa gioia che non si arrende mai».

Venerdì santo 1982. «È bello cantare - sussurrò quella sera con voce tremante - con la liturgia la gloria della croce: Fulget crucis mysterium, ma è duro sperimentare la pesantezza sulle spalle, la croce è la prova del fuoco della fedeltà; e ogni giusto deve essere pronto ad abbracciarla. È stato così per Abramo, per Giacobbe, per Geremia, per Maria, per gli Apostoli e per tutti. La croce è la compagna fedele della mia esistenza..., è un litania senza fine».

Un altro giorno. Ero andato a confessarla. «Sia lodato Gesù Cristo! Cominciamo con il silenzio, signorina». Il silenzio era per lei la dimensione interiore della solitudine; la dimensione per ascoltare Lui che parla.
«Per sperimentare Lui che parla - diceva Mary - bisogna tacere: il silenzio è il cuore in ascolto, il silenzio è un orecchio teso al Verbo, è il clima degli scambi in profondità... La preghiera ha per padre il silenzio e per madre la solitudine; la parola di Dio ha cose meravigliose da darci... bisogna saperla raccogliere».
«Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Preghiamo un poco». Ed ella era felice.

Maggio 1982. Mi disse: «Occorre sopportare se stessi, cioè accettare con serenità i propri limiti». «Le pitture del Caravaggio, signorina, - le dissi io - sono belle, ma fatte di ombre e di luci, e le luci emergno di più perché c'è qualche ombra». «Occorre saperci accettare come siamo - continuava lei - con lo sforzo quotidiano di renderci migliori. Allora si diventa uomini felici di vivere».
L'argomento del dolore era quasi all'ordine del giorno, ma lei aveva sempre la medesima risposta: «La sofferenza è un mistero, che non può illuminarsi che alla luce della fede. Il male nel mondo non è voluto da Dio. Gli uomini disprezzano il suo piano con il peccato, hanno squilibrato l'uomo e l'universo, e fatto nascere la sofferenza. Ma Cristo è venuto a riparare il disordine. Della sofferenza inutile, ha fatto lo strumento stesso della redenzione».
Teologicamente esatto. Cristo non ha finito di morire. Muore ancora negli uomini, che ogni giorno attorno a noi soffrono e muoiono. Egli ancora continua ad offrirsi al Padre per la salvezza del mondo.

«Affinchè ogni sera, Signore, riposando nelle tue braccia, impari a morire...; non c'è briciola della mia piccola sofferenza che Tu non abbia già vissuta e trasformata in infinita redenzione; se la strada è dura e monotona, se conduce al sepolcro, so che oltre il sepolcro Tu mi attendi glorioso...». Ogni dolore è Lui, il Crocefisso. Se ogni croce è Lui, allora ogni croce è benedetta.

Un altro giorno. «Cosa hai fatto, Mary? Hai passeggiato? Personalmente sono stato molto occupato oggi, con la scuola, i malati, le suore; la mia vita di sacerdote sembra tutto un correre...». E lei: «Gli uomini corrono tutti dietro al tempo, caro don Donato, passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi, sovraccarichi, impetuosi, avventati, per riprendere il tempo, per guadagnare tempo e rimanere... con un pugno di mosche. Tutti si lamentano di non aver tempo a sufficienza, perché guardano alla loro vita con occhi troppo umani. Signore, ho tutto il tempo mio, tutto il tempo che tu mi dai, gli anni della mia vita, le giornate dei miei anni, le ore delle mie giornate; a me spetta riempirle, serenamente, con calma, divinamente, ma riempirle tutte, fino all'orlo, per offrirtele; non ti chiedo oggi, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello, di scrivere molti articoli e di telefonare a non finire, ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente nel tempo che tu mi dai quello che tu vuoi che io faccia. Non voglio contare le mie opere buone. Niente prodezze da me. Solo miracoli del Signore, accolti in cuore umile, povero, ma totalmente aperto ai suoi doni. Lui solo compie meraviglie».

21 dicembre 1982. Oggi è l'anniversario del mio sacerdozio: ho visitato Mary. Mary ama la Chiesa, i sacerdoti e ha gusto ecclesiale. Non l'ho sentita fare discorsi inutili o di troppo sui ministri di Dio.

Il viatico di Mary. Non posso dimenticare questo episodio. Aveva ricevuto quella sera l'olio degli infermi e si pensava che proprio in quei momenti tornasse alla casa del Padre (per la prima volta vedo qualche lacrima rigare il volto del prof. Gedda). Dopo qualche ora, per volontà di Dio, Mary tornò tra noi, sorridente... Si svegliava come da un sonno spirituale: «Sei ancora qui Mary?». «Oh, viva! Son tornata in terra tra i miei... ma devo purificarmi ancora...».
Dopo averla confessata per l'ultima volta - circa una settimana dopo la sua ripresa - voleva ancora trovare il pelo nell'uovo; e io non capivo più quali fossero i suoi difetti: era tanta l'ansia in lei di purificarsi, abbellirsi per lo Sposo, perfezionarsi...
Avendole imposto come penitenza sacramentale una preghiera di ringraziamento, lei esclamò: «L'anima mia magnifica il Signore...». «Bisogna saper dire grazie», diceva ancora, e si estasiava.

Per capire Mary attraverso la preziosa testimonianza di monsignor Conte mi sembrano risolutive queste parole scritte recentemente da padre Teobaldo da Genova:
«La preghiera cristiana ha come vero protagonista Dio che per primo ci è venuto incontro. È Dio che per primo ha aperto il dialogo. La preghiera non deve essere pensata come una scala per salire a Dio, ma piuttosto come una scala per permettere a Dio di scendere verso di noi. Lui, poi, ci aiuterà ad entrare in Lui»
Mary raggiunse l'intimità con Dio perché la sua vita fu, per l'appunto, uno «stato di preghiera».

Capitolo 14 - Felix anno











 

 





































 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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