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Scritti di Luigi Gedda - 13 -
Questo capitolo non è stato scritto dall'autore
del presente libro, né pensato da monsignor Donato Conte, cappellano
delle Ancelle del Sacro Cuore e direttore spirituale di Mary, che lo
ha scritto. È l'ultima personalissima opera di Mary che ha vissuto
questi pensieri e li ha confidati. È quasi un dettato. 15 settembre 1981. Ho trovato Mary piangente.
Le lacrime di Mary, il Getsemani di Mary... «Cos'hai, Mary, da
piangere? Ti senti sola?». E lei: «Ho dato dispiacere al
Signore, per questa ferita... [si riferiva alle ferite del suo decubito].
Qualche volta mi scoraggio... No, non sono sola, oggi Gesù è
stato sempre con me, sono sulle spalle del Buon Pastore; oggi Gesù
è stato con me in ogni istante, la giornata l'ho vissuta con
Lui, perché la mia vita è un viaggio di ritorno verso
la casa paterna. Se mi unisco di più a Lui, con tutto il mio
essere, non vi sarà per me né dolore, né travaglio,
né assenza di luoghi, né solitudine, ma viva sarà
la mia vita tutta piena di Lui. Veramente, Padre, da quando ho imparato
chi è Gesù Cristo, nessuna cosa creata mi è parsa
sufficientemente bella da doverla guardare con maggiore desiderio». Pentecoste del 1982. Mary se ne uscì con queste parole: «Lasciarsi portare da Dio come l'aquilotto si lascia portare sulle ali dell'aquila madre, per imparare a volare, o come l'agnello si lascia portare sulle spalle del Buon Pastore; anche se la vita ci arreca esperienze di debolezze, di incostanza, di insuccessi e fa capolino la tentazione dello scoraggiamento. La virtù che amo di più è la speranza. La fede non mi stupisce, non è cosa sorprendente; la carità non mi stupisce, non è cosa sorprendente; la speranza, ecco quello che mi stupisce: questa gioia che non si arrende mai». Venerdì santo 1982. «È bello cantare - sussurrò quella sera con voce tremante - con la liturgia la gloria della croce: Fulget crucis mysterium, ma è duro sperimentare la pesantezza sulle spalle, la croce è la prova del fuoco della fedeltà; e ogni giusto deve essere pronto ad abbracciarla. È stato così per Abramo, per Giacobbe, per Geremia, per Maria, per gli Apostoli e per tutti. La croce è la compagna fedele della mia esistenza..., è un litania senza fine». Un altro giorno. Ero andato a confessarla.
«Sia lodato Gesù Cristo! Cominciamo con il silenzio, signorina».
Il silenzio era per lei la dimensione interiore della solitudine; la
dimensione per ascoltare Lui che parla. Maggio 1982. Mi disse: «Occorre sopportare
se stessi, cioè accettare con serenità i propri limiti».
«Le pitture del Caravaggio, signorina, - le dissi io - sono belle,
ma fatte di ombre e di luci, e le luci emergno di più perché
c'è qualche ombra». «Occorre saperci accettare come
siamo - continuava lei - con lo sforzo quotidiano di renderci migliori.
Allora si diventa uomini felici di vivere».
Un altro giorno. «Cosa hai fatto, Mary? Hai passeggiato? Personalmente sono stato molto occupato oggi, con la scuola, i malati, le suore; la mia vita di sacerdote sembra tutto un correre...». E lei: «Gli uomini corrono tutti dietro al tempo, caro don Donato, passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi, sovraccarichi, impetuosi, avventati, per riprendere il tempo, per guadagnare tempo e rimanere... con un pugno di mosche. Tutti si lamentano di non aver tempo a sufficienza, perché guardano alla loro vita con occhi troppo umani. Signore, ho tutto il tempo mio, tutto il tempo che tu mi dai, gli anni della mia vita, le giornate dei miei anni, le ore delle mie giornate; a me spetta riempirle, serenamente, con calma, divinamente, ma riempirle tutte, fino all'orlo, per offrirtele; non ti chiedo oggi, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello, di scrivere molti articoli e di telefonare a non finire, ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente nel tempo che tu mi dai quello che tu vuoi che io faccia. Non voglio contare le mie opere buone. Niente prodezze da me. Solo miracoli del Signore, accolti in cuore umile, povero, ma totalmente aperto ai suoi doni. Lui solo compie meraviglie». 21 dicembre 1982. Oggi è l'anniversario del mio sacerdozio: ho visitato Mary. Mary ama la Chiesa, i sacerdoti e ha gusto ecclesiale. Non l'ho sentita fare discorsi inutili o di troppo sui ministri di Dio. Il viatico di Mary. Non posso dimenticare questo episodio.
Aveva ricevuto quella sera l'olio degli infermi e si pensava che proprio
in quei momenti tornasse alla casa del Padre (per la prima volta vedo
qualche lacrima rigare il volto del prof. Gedda). Dopo qualche ora,
per volontà di Dio, Mary tornò tra noi, sorridente...
Si svegliava come da un sonno spirituale: «Sei ancora qui Mary?».
«Oh, viva! Son tornata in terra tra i miei... ma devo purificarmi
ancora...». Per capire Mary attraverso la preziosa testimonianza di monsignor Conte
mi sembrano risolutive queste parole scritte recentemente da padre Teobaldo
da Genova: Capitolo 14 - Felix anno
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