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1 - parte II
PRIMA GIOVINEZZA
Nella casa di via Cibrario aleggiava
come un profumo lo spirito di mamma alimentato da alcuni libri di meditazione
(le «Paillettes d'or») che riceveva dalla Francia e trasformava
in pratiche e usanze vissute, come la recita del santo rosario alla
sera quando la famiglia era riunita e la delicatezza di farci bere alcuni
sorsi d'acqua prima di consumare il cibo quando si partecipava all'eucaristia.
Figura dolce e amatissima che ho spesso riscoperto nelle caratteristiche
psicologiche di Mary, la mamma si congedò da me sul letto di
morte con queste parole: «Fai sempre il tuo dovere», dimostrando
come il suo temperamento comprensivo e affettuoso fosse sostenuto, come
lo fu in Mary, da una coscienza illuminata e severa. Marianna Gedda-Calderoni
morì a soli 37 anni di età il 30 gennaio 1916; sull'immagine
mortuaria vengono riportate queste sue parole: «Se Gesù
così vuole, perché non lo voglio anch'io?». Fra
i ricordi della mamma che conservava con molta cura, mia sorella scoprì
un fascicolo scritto a mano che ci ha rivelato il filo conduttore della
sua spiritualità.
Questo piccolo quinterno porta come titolo: Norme per passare un'ora
intera davanti al SS. Sacramento e il testo comincia con l'avvertenza:
«Un'ora intera davanti al SS. Sacramento può talvolta sembrare
molto lunga, ma basta dividerla con un certo metodo, perché essa
scorra senza fatica e senza noia lasciando nell'anima la dolce soddisfazione
d'aver tenuto compagnia a Gesù per lungo tempo. Non è
vero che voi sareste afflitti se Egli vi indirizzasse quel rimprovero
che faceva agli Apostoli.: "Non potete vegliare un'ora con me?"».
Il testo continua essendo diviso in quarti d'ora e ciascun quarto in
cinque minuti; nei primi cinque minuti del terzo quarto d'ora si legge:
«Ascoltate, è Gesù che parla: "Mia figlia,
poiché tu vuoi consolarmi, convertiti, fatti santa, comincia
oggi ad accettare in espiazione dei tuoi peccati e in riparazione degli
oltraggi che mi si fanno, le pene che io ti manderò. Non lagnarti,
non mormorare, di' con me, io te lo permetto: 'O Padre, se è
possibile fate che si allontani questo calice', ma aggiungi sempre si
faccia la vostra e non la mia volontà. Poi adora, benedici, ama
tutto ciò che io permetto"» e soggiunge: «Recitate
una decina di Rosario in spirito di accettazione».
Ritrovando questo prezioso manoscritto, Mary lo chiuse in una busta
sulla quale scrisse: «Ora Getsemanica-mamma» e quando divenne
redattrice della rivista Tabor lo pubblicò per extenso
(cfr. Tabor 1980, n.5-6, p.24).
Quando nostra mamma morì mia sorella aveva poco più di
nove anni, troppo giovane per rendersi conto delle conseguenze che quella
morte poteva causare nella nostra vita. Mary era come smarrita e continuava
a ripetere: «Mamma non c'è più».
Un anno dopo la scomparsa della mamma moriva in Granada (Nicaragua)
suor Teresa Gedda, sorella di nostro nonno Antonio che appartenne al
primo gruppo delle sei suore salesiane missionarie le quali si imbarcarono
a Genova il 14 novembre 1877 accompagnate fino al piroscafo da don Bosco
e dalla fondatrice della congregazione Suor Maria Mazzarello.
Preferisco lasciare alla penna di Mary un riassunto della intensa vita
di suor Teresa da lei scritta in anni recenti che riporto in nota
(2) mentre attingo alla biografia di suor Teresa, pubblicata
dal nipote don Antonio Minellono (3), quanto la suora
scriveva a Clotilde sorella di don Antonio, a proposito della morte
della nostra mamma:
«Cara
Clotilde, che cosa ti pare della buona e cara Marianna? Come presto
Gesù la volle con sé in Paradiso! Sento una pena per i
carissimi bambini. Ti raccomando che se in qualche cosa tu potessi essere
loro utile lo faccia ma proprio di cuore».
Dalla stessa fonte ricavo alcuni particolari
che riguardano la morte di suor Teresa:
Una suora più volte le domandò: «Suor
Teresa, non sente dispiacere di non vedere la Direttrice?».
Essa rispose semplicemente: «Dio vuole che non la veda, ma la
vedrò in Paradiso». Un'altra volta le disse: «Suor
Teresa, una bella notizia! È già di ritorno la Direttrice:
presto la rivedrà». Nulla rispose e il suo volto non
lasciò trasparire alcun desiderio di vederla. La Suora replicò:
«Non è contenta?». Ed essa: «Si faccia la
volontà di Dio. La Direttrice vedrà me nella Cappella;
io, invece, non la vedrò... il Signore è sempre buono».
E lo ripete varie volte. Spirava il mattino del 24 marzo 1917. Alle
cinque pomeridiane giungeva la Direttrice.
Mary coltivò assiduamente il
ricordo di suor Teresa e ne tradusse l'esempio. Perfino la frase: «II
Signore è buono» era il suo intercalare quando alla sera
le raccontavo le vicende delle mie giornate. Essa conservava come reliquia
della zia un lembo del fazzoletto alla messicana usato da Suor Teresa
negli ultimi giorni della vita e donato a Mary da suor Clelia Genghini
altra figlia di Maria Ausiliatrice e compagna di missione della zia.
Ciò che suor Teresa raccomandava alla nipote Clotilde lo fece
essa stessa dall'al di là guidando e proteggendo la nostra famiglia
in quel difficile 1918 quando, mentre infuriava la guerra sul fronte
italiano con la sconfitta di Caporetto e la resistenza sul Piave, si
dovette traslocare da Torino a Milano perché nostro padre era
stato trasferito a questa dogana.
Di suor Teresa Gedda due libri narrano la biografia: il primo scritto
dal nipote e sacerdote Antonio Minellono, il secondo dal vescovo di
Novara monsignor Vincenzo Gilla Gremigni pubblicato nel 1958 e preceduto
da una lettera del rettore maggiore dei Salesiani don Ziggiotti che
fra l'altro scrive:
«Questo povero mondo ha bisogno di Santi e V.E. ha saputo porre
sul capo di questa umile Suora - una delle mille e mille che impreziosiscono
l'Istituto - l'aureola luminosa della santità salesiana, fatta
di pietà, lavoro, apostolato in cristiana letizia»
La tomba di suor Teresa Gedda si trova nel cimitero di Granada (Nicaragua)
che Mary visitò nel 1962.
Capitolo
2 - Corso
Monforte
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Edizioni A.V.E 1987
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INDICE
(2) Nota
2
(3)
A. Minellono, Suor Teresa Gedda, figlia di Maria Ausiliatrice,
Alba 1926
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