Società Operaia
Spiritualità
 
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Scritti di Luigi Gedda

3 - parte I

GIOVINEZZA UNIVERSITARIA

Mary tornava a Torino, città da lei ben conosciuta anche per avervi sofferto la morte della mamma, con lo spirito di chi non aspetta solo di ricevere ma desidera di impegnarsi per dare agli altri il tesoro che possiede.
L'impegno che attendeva Mary era quello della vita universitaria dopo la maturità classica conseguita a Milano nel Liceo Ginnasio Beccaria perché, come è noto, questo esame doveva farsi in istituto diverso da quello nel quale si erano frequentate le classi liceali.
L'abitazione di Torino non era nuova perché in essa avevano abitato i nonni paterni Antonio e Giovanna allora defunti, ma diversa da quella precedente dove era morta la mamma. Il luogo era considerato sobborgo perché abitato prevalentemente da artigiani e operai benché chiamato, stranamente, «Campidoglio». Nella casa dove si giungeva per abitarvi, e che era di proprietà, nonno Antonio aveva voluto che ci fosse un fornaio per ricordare che anche lui era stato panettiere. Quella sua panetteria lontana nel tempo e nello spazio esiste ancor oggi in via San Massimo, ma le sue antiche abitudini erano così tenaci che spesso, per la messa del mattino, egli ritornava alla chiesa prediletta della Gran Madre di Dio, oltre Po, compiendo a piedi un percorso di circa dieci chilometri, con quella tenacia che distinse anche sua sorella suor Teresa in terra di missione, santa tenacia che abbiamo ammirato anche in Mary.
Il Campidoglio, per altro, era costituito in parrocchia dedicata a sant'Alfonso Maria de' Liguori, simpatico santo napoletano che Mary aveva conosciuto a Monforte come autore di canzoni sacre e anche di quella preghiera: «Eccomi, o mio amato e buon Gesù,. . .» che aveva fatto stampare a tergo di immagini di santa Chiara perché fosse recitata nei quarti di adorazione della sua Piccola Opera.
L'università di Torino ha i suoi istituti disseminati nella città, ma la sede del Rettorato e della Facoltà di lettere alla quale Mary si iscrisse è sotto i portici di via Po, piuttosto lontano dal Campidoglio lungo quel tragitto che nonno Antonio percorreva, e di cui si è detto. L'iscrizione di Mary ai corsi della Facoltà di lettere e filosofia dell'università di Torino avvenne il 16 novembre 1925 con il nome e la firma di Gedda Maria.
Conviene fermarsi un istante a considerare perché mai, chiamata da tutti e fino alla morte «Marìi», mia sorella abbia firmato i suoi documenti «Maria» e abbia cominciato a firmare la sua corrispondenza «Mary». Il nome Marì corrisponde alla pronunzia del nome francese «Marie» ricevuto al fonte battesimale di Modane e conservato nel tempo ma spesso italianizzato nella scrittura. Il nome italiano «Maria» si prestava per altro a qualche confusione dato che quello della seconda moglie di nostro padre è anch'esso Maria. Fu ullora che mia sorella cominciò a lasciarsi chiamare e a firmare lettere e articoli con il nome inglese: «Mary».
Sfogliando il libretto universitario si scopre che il primo esame sostenuto da Mary il 28 giugno 1926 fu quello di letteratura latina cristiana, corso complementare tenuto dal professore Sisto Colombo che firma l'iscrizione, la frequenza e valuta il suo esame con voti 30/30 e lode. Esame e voto che si ripete da parte del medesimo insegnante nell'anno successivo il 28 novembre 1927. Chi è il professore Colombo? Si può facilmente saperlo consultando il Dizionario biografico dei Salesiani di don Valentini e don Rodinò, revisionato da don Borra, edito dall'Ufficio Stampa Salesiano nel 1969. Mentre pubblico in nota (1), le notizie fornite dal Dizionario, aggiungo qualche informazione riguardante Mary.
Nelle severe aule dell'università e sotto i suoi portici, quotidiano luogo d'incontro fra docenti e allievi, Mary conobbe questo salesiano che scendeva dall' oltre Po per insegnare nell'università di Stato. Egli infatti abitava nel collegio salesiano di Valsalice dove era venerato il corpo di don Giovanni Bosco e nel collegio insegnava latino e greco, avendo come preside don Antonio Coiazzi ben noto autore della biografia di Pier Giorgio Frassati.
Il rapporto di Mary con don Colombo si rafforzò e coinvolse anche me che ero al termine dei miei studi nella facoltà medica dell'università di Torino. Da questo rapporto nacque un'amicizia profonda e per noi vivificante che si tradusse in un significativo dono che, nella sua qualità di condirettore (con don Ubaldi) della collana «Pagine cristiane» della SEI, don Colombo volle farci.
Pubblicando nel 1928 la prima serie degli Atti dei martiri don Sisto Colombo vi stampò questa dedica «A Luigi e Mary Gedda in unione intima di fede e di sante memorie». Le sante memorie a cui don Colombo allude sono due. Anzitutto la memoria di Teresa Gedda, nostra zia e suora salesiana della quale nel 1926 era stata pubblicata la biografia. Inoltre la memoria di don Andrea Beltrami, altro salesiano vissuto al tempo di don Bosco che non avevamo conosciuto personalmente ma che, essendo nato a Omegna cittadina sul lago d'Orta a breve distanza da Casale Corte Cerro, tutta la zona conosceva e lo considerava in concetto di santità. Come si legge nel Dizionario biografico dei salesiani (2), egli ebbe una vita ricca di sofferenze fisiche e morali ed è sua la frase: «Né guarire, né morire, ma vivere per soffrire». Don Sisto Colombo, proprio in quel giro di anni, studiò la figura del suo confratello don Beltrami e ne pubblicò la biografia nel 1931.
Dal libretto universitario di Mary si viene a sapere che essa frequentava le lezioni di altri insegnanti di chiara fama come quelle di letteratura italiana di cui era titolare il professore Vittorio Cian e di storia dell'arte insegnata dal professore Lionello Venturi. Risulta inoltre che nel primo anno accademico (1925-1926) Mary sostenne, oltre all'esame di letteratura latina cristiana, un esame di gruppo (pedagogia, geografia e letteratura latina); nel secondo anno accademico (1926-1927) tre esami biennali di storia della filosofia, letteratura italiana e storia dell'arte e l'esame annuale di letteratura latina; nel terzo anno accademico (1927-1928) solo l'esame annuale di filosofia morale, mentre nel quarto anno accademico (1928-1929) Mary sostenne gli esami annuali di filologia romanza, sanscrito, e l'esame biennale di letteratura latina.
Nel 1929, che avrebbe dovuto essere l'anno della laurea, ha inizio il "fuori corso" che perdura negli anni accademici 1929-1930, 1930-1931, 1931-1932, i quali risultano vuoti di frequenza e di esami. Nel carteggio della segreteria dell'università vi fa riscontro una lettera autografa di Maria Gedda (12 novembre 1932) nella quale, essendo fuori corso, chiede di essere reintegrata nel quarto corso di lettere per l'anno 1931-1932. Però il libretto universitario rimane silente fino al 22 giugno 1933 quando registra l'ultimo esame biennale in letteratura italiana con punti 30/30 e lode. Al professoreCian, ordinario di questa materia, Mary aveva chiesto il tema per la tesi con la quale avrebbe voluto laurearsi. Il professore Cian trasferì la domanda al suo collaboratore professore Passamonti che, d'intesa con Mary, scelse come tema di laurea la figura di Cesare Balbo come scrittore. Due anni dopo, il 21 maggio 1935, Maria Gedda chiese di essere ammessa a discutere la tesi di laurea. Grato a don Carlo Qualtorto che ha raccolto il materiale che mi ha permesso di ricostruire il faticoso iter universitario di Mary, noto subito che questo lungo «fuori corso» che abbraccia tre anni accademici è la conseguenza del periodo nel quale ha inizio la malattia che accompagnerà Mary durante tutta la vita.

3 - Parte II







 

 

 

 

 

******

Edizioni A.V.E 1987

******

 

 

INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Nota 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(2) Nota 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.societaoperaia.org