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Scritti di Luigi Gedda

3 - parte II

GIOVINEZZA UNIVERSITARIA

Nell'esistenza un po' vagabonda che la famiglia di Giacomo Gedda condusse a Venezia, Modane, Torino, Milano e nuovamente a Torino, un punto di riferimento costante di natura sentimentale, in quanto vi nacque la nostra mamma, fu il già menzionato Casale Corte Cerro che si trova nell'alto novarese nella valle che unisce il Lago Maggiore al lago d'Orta.
Collocato sul pendio del monte Cerano che degrada verso oriente, il comune si articola in molte frazioni distribuite nei luoghi più ameni, o più ricchi di pascoli, o di torrenti che scendono per confluire prima nella Nigoglia e poi nelle acque del fiume Toce che proviene dalla Valle dell'Ossola e sfocia in quel ramo del Lago Maggiore che appartiene al Piemonte.
Furono le molte acque generatrici di elettricità che resero industrializzato Casale dove sorsero, a cavaliere del secolo, grandi e piccole industrie e con queste un ceto operaio che prima si accontentò delle Società Operaie organizzate dai padroni delle fabbriche e poi costruì in una frazione del fondovalle la Casa del Popolo che fu la culla del socialismo nella zona.
A Casale si ritornava ogni estate come a luogo di vacanza, di amicizie e da quando la salute di Mary cominciò a deperire, con la speranza che l'aria del monte potesse aiutarla a riprendersi.
A Casale abitavamo nella casa dei nonni materni situata nel capoluogo del Comune e pochi passi dalla chiesa parrocchiale dedicata a san Giorgio nella quale il culto del Sacro Cuore era di antica data.
Mary occupava il suo tempo nella corrispondenza e a ordinare i miei libri. Fu in questo periodo che le signorine De Lorenzi, due anziane persone di Intra, mi regalarono i pezzi più significativi della loro biblioteca fra cui un incunabolo della Scuola Medica Salernitana che feci oggetto della mia tesi di laurea. Mary costruì un accurato elenco di questo fondo librario dedicandovi tutto quanto aveva imparato all'università in tema di biblioteconomia.
Più che la dieta e i medicamenti fu dunque il clima di Casale a ridarle le forze necessarie per chiudere il suo curriculum universitario, con la tesi di laurea che discusse il 21 giugno 1935. La data prescelta era quella del mio onomastico.
Lo studio di Mary riguardava Cesare Balbo in quanto scrittore perché la tesi apparteneva alla cattedra di letteratura italiana, ma non poteva prescindere, ovviamente, dal pensiero e dall'azione politica del personaggio.
Gli anni del «fuori corso» di Mary erano appunto quelli nei quali la mente acuta e lungimirante di Pio XI aveva saputo concludere i Trattati Lateranensi per cui le ideologie anticlericali del liberalismo che dal 1870 reggevano lo Stato italiano erano in declino, mentre si riaffacciavano i progetti coltivati da Pellico, Gioberti, Balbo e da molti altri cattolici italiani di prima e dopo la conquista di Roma, che si potesse giungere all'unificazione della nazione italiana con rispetto della sua tradizione religiosa e della Chiesa che ha in Roma la sua sede apostolica universale.
Problemi doverosi e affascinanti, religiosi e giuridici, istituzionali e tradizionali, storici e creativi, internazionali e locali rendevano l'assunto di quei pionieri arduo tanto più che l'iniziativa a tenaglia di Cavour e di Garibaldi aveva superato le problematiche e unificato, a suo modo, l'Italia.
Però i Trattati Lateranensi spolverando quelle antiche tesi dei risorgimentalisti cattolici avevano dimostrato la loro consistenza con la prova dei documenti pattuiti e avevano dato respiro al cattolicesimo italiano.
Mary si rendeva conto di questa ritardata maturazione delle tesi che furono anche di Cesare Balbo e la serietà con la quale condusse il suo studio sotto l'angolatura letteraria dello scrittore è documentata dal numero di opere di Balbo che riuscì a trovare nell'edizione originale presso l'antiquariato di Torino, libri con segni a margine che dimostrano l'elaborazione del suo pensiero.
Le opere di Cesare Balbo raccolte da Mary che fanno parte tuttora della sua biblioteca sono otto (3) e documentano l'autenticità della ricerca condotta non solo in biblioteca, ma anche in via Musinè, ossia a casa, mentre soffriva per le dolorose manifestazioni della sua malattia.
La tesi di Mary di 160 pagine dattiloscritte corredata da una bibliografia di 77 opere ha come titolo Cesare Bulbo scrittore e anche oggi potrebbe meritare di essere pubblicata.

Capitolo 4 - <<Itinerarium mentis in Deum>>


 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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(3) Nota 3


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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