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Scritti di Luigi Gedda

4 - parte I

<<ITINERARIUM MENTIS IN DEUM>>

Bonaventura da Bagnoregio, francescano e santo, ha scolpito con poche, luminose parole la strada interiore alla quale ogni anima cristiana è chiamata: Itinerarium mentis in Deum, frase che adopero per raccogliere quanto è venuto maturandosi nell'anima di Mary durante il decennio della sua vita universitaria di «corso» e di «fuorii corso».
La fonte a cui attingo sono le lettere scritte da Mary a Jucci Beretta la sua collaboratrice e amica del gruppo Cordigere di Monforte, quasi coetanea perché di tre anni più giovane, la quale si ammalò nell'anno del trasloco dei Gedda a Torino (1925) e si trasferì anch'essa fuori Milano. La Jucci e, dopo la sua morte, i suoi familiari conservarono le lettere di Mary delle quali dispongo, per loro cortesia, in fotocopia.
La prima lettera datata Torino è del 4 gennaio 1926: «Ho ricevuto or ora - scrive Mary - la tua cartolina che mi giunse più che gradita: non aspettavo altro che il tuo indirizzo per scriverti. Chi l'avrebbe detto un anno fa quand'eravamo insieme a Monforte che in un unno sarebbero successe tante cose. [...] Immagino quanto avrai sofferto anche tu nel dover lasciare Milano. [...] Ma siccome tanto la partenza tua quanto la mia sono state disposte dal Buon Gesù noi dobbiamo ringraziarlo perché la sua bontà dispone sempre tutto in modo che ne venga il maggior bene. [...] Sia benedetto dunque il Signore, sia lodata la sua volontà. [...] Un bacio alla Zita, alla Giovanna, alla Virginia, a te [...]».
Nel venerdì santo successivo Mary informa Jucci che ha fatto una scappata a Milano e interrompe il filo del suo racconto per dire: «Non vedo l'ora che arrivi domattina per ricevere Gesù. Senza di Lui lo sai tu meglio di me come si sta».
Da una lunga lettera che ritengo scritta il 2 maggio 1926 ricavo «[...] dammi il buon esempio lasciando via quando mi scrivi ogni lode. Prega, di' alla Madonnina che ti faccia capire i miei difetti e poi dimmi tutto ciò che ti viene in mente, io cercherò di fare altrettanto verso di te [...] e guai a noi se saremo strumenti superbi! Cosa ne diresti se un pennello si vantasse di aver dipinto un'opera d'arte?».
Da una lettera del 10 luglio 1926: «Scrivi quando puoi, quando non puoi [...] pazienza; prima sempre e in tutto bisogna fare la volontà santa di Dio. Quando non si può scrivere si manda l'Angelo Custode a fare le commissioni. [...] Come è stato buono il Signore nel darci un compagno, una guida così sicura! Ringraziamolo amando l'Angelo a cui ci ha affidate».
Nel settembre del 1926 nella famiglia Beretta nasce Guglielmina e Mary scrive alla Jucci: «Un altro angioletto? Sii davvero riconoscente al Signore che t'ha dato e ti conserva una Mamma così santa. So, perché Gesù ebbe anche con me questa carità, che cosa voglia dire avere una Mamma santa. La mia è già in Paradiso e di lassù non manca di continuare a proteggermi e a difendermi» (20 settembre 1926).
Nella lettera natalizia Mary parla del tempo atmosferico di Torino il 27 dicembre 1926: «Anche oggi è quasi tutto il giorno che nevica. Ti piace sorella neve? A me piace tanto per i pensieri che suscita e credo che altrettanto sia per te. È così bella bianca che non può non richiamare alla purezza, alla Madonnina nostra Immacolata. [...] L'anima che si propone come modello da imitare Maria SS. deve riprodurre, nel modo migliore possibile, la vita della Vergine totalmente abbandonata al volere divino: "Fiat mihi secundum verbum tuum". Preghiamo perché le anime sacerdotali e tutte le anime consacrate, incominciando da noi, gli siano eternamente fedeli [...] ma c'è bisogno di tante preghiere, di tanti sacrifici affinchè "il padre mandi operai nella sua messe..."». La prima lettera del 1927 risponde a una della Jucci della quale Mary osserva: «La tua lettera stava quasi diventando un diario. Ma non importa, fa come puoi, vedi che anch'io faccio altrettanto. Tu lo sai che la santità consiste nell'adempimento perfetto del divino volere [...] la nostra rassegnazione alla volontà di Dio deve sempre essere totale, in ogni cosa [...] ti copio un brano di san Francesco di Sales che certamente ti piacerà: "Il nostro maggior male è che vogliamo servire Iddio a modo nostro e non a modo suo [...]. Quando Egli vuole che siamo ammalati, noi vogliamo essere sani, quando Egli desidera che Lo serviamo con patimenti, noi desideriamo servirLo colle opere [...] se vorremo essere santi secondo la nostra propria volontà, non lo saremo mai. [...] Gesù non ti chiederà se hai fatto cose straordinarie, ma se hai fatto straordinariamente le cose ordinarie"». E sul termine di questa lettera del 24 gennaio 1927 Mary scrive con molta decisione: «W la volontà divina!».
Nella mente di mia sorella viene elaborandosi il principio che la volontà divina traccia la via di ogni persona e anche il rapporto frale anime che si attengono a essa. Il 22 aprile infatti scrive: «L'amicizia non è forse un dono del Signore, e non è stato Lui a unire in Lui le anime nostre? Dunque a me pare che Egli abbia piacere se "sempre" nella preghiera, e quando si può anche scrivendoci comunichiamo fra noi. Certo che bisogna stare attenti a non prendere il cervello nostro [...] per la volontà divina».
Da Casale Corte Cerro scrive alla Jucci: «Se tu sapessi quante lezioni m'ha dato Gesù durante questo inverno, perché impari a rinunciare in tutto alla mia volontà, a vivere distaccata da ogni cosa! Gesù è buono, non si stanca, seguita a ripetere» (28 luglio 1927)
Una lettera di Mary scritta da Casale il 2 ottobre 1927 illumina il significato apostolico della sofferenza che, seppure in modo diverso, entrambe affrontano: «Meglio così dal momento che a Gesù piace così. L'apostolato, tu lo sai, è dolce dovere di ogni anima veramente cristiana. Apostolato altissimo è quello della sofferenza, proprio quello che il Buon Gesù chiede ora a te, mia carissima sorellina. Coraggio Jucci! Forse tu non vedrai, ora, il fruttodella tua sofferenza: ma non importa; lascia alla Madonnina di usare di ciò come di roba sua, quando saremo lassù, con Lei, allora vedrai come la Mamma celeste ha saputo far fruttificare le nostre pene [...] di' a Gesù che mi renda generosa e serena nel portare la sua Croce, sempre, qualunque essa sia. Io chiedo altrettanto per te».
La situazione, per quanto riguarda Mary, è confermata in una sua lettera del 5 dicembre 1927: «In quest'anno che sta per finire il buon Gesù non ha chiesto a me di soffrire nel corpo, ha voluto piuttosto purificare, o almeno darmi i mezzi per purificare, un po', l'anima». Che la malattia non abbia ancora intaccato gravemente la salute di Mary, risulta anche da questo inciso: «Ancora quest'anno e l'anno venturo, poi, se Dio vuole, a luglio del '29 darò la laurea».
La realtà fu diversa dal previsto e Mary il 12 marzo 1928 scrive a Jucci: «Io ora sto rimettendomi, ma ho passato alcuni giorni a letto e ho dovuto sospendere lo studio regolare. Nulla di grave, ma una debolezza mi ha fatto per qualche giorno far vacanza. Laus Deo!». La malattia però non si risolve e Mary scrive: «Prega tanto per me che ne ho proprio immenso bisogno, prega perché sia pronta e serena nel vivere ogni momento il divino volere» (2 maggio 1928).
«La situazione migliora ma [...] non devo ancora affaticarmi molto, mentre per gli esami, date le lunghe vacanze involontarie, dovrei intensificare lo studio [...] ho dovuto restare anch'io diversi giorni senza Comunione» (9 maggio 1928). «Compiere con fedeltà, con serenità, con letizia il volere santo di Dio, sia questo di studiare, sia questo di essere ammalate» (4 giugno 1928).

4 - Parte II





 

 

 

 

 











 

 


 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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