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Scritti di Luigi Gedda

5 - parte I

TORINO CAMPIDOGLIO

L'itinerario spirituale di Mary che abbiamo rintracciato nella sua corrispondenza privata è come un ruscello che corre fra due sponde e le alimenta, la sponda dell'impegno universitario e quello dell'apostolato organizzativo che essa praticava, superando le difficoltà dell'assunto contemporaneo e quelle che la malattia le procurava.
Il periodo degli studi universitari di Mary che occupò, per causa della malattia, ben più del normale si svolse durante gli anni del pontificato di Pio XI.
Questo pontefice che aveva conosciuto dei laici intellettuali e apostoli come Contardo Ferrini professore di diritto nell'università di Pavia, Tommaso Gallarati Scotti biografo del Fogazzaro, e aveva respirato l'atmosfera dei cattolici risorgimentalisti vissuti a Milano e sul Lago Maggiore, come Alessandro Manzoni e Antonio Rosmini, presagiva l'apporto che i laici avrebbero potuto dare alla Chiesa sia partecipando alle opere dell'apostolato gerarchico, sia orientando strutture sociali e fenomeni culturali secondo il pensiero cristiano. Questa strategia pastorale richiedeva di trasformarsi subito in fenomeno organizzativo concreto, agile e disponibile anche perche la Conciliazione che Chiesa e Stato tenevano in prospettiva, stava per concludersi con lo Stato fascista così totalitario e capillare che avrebbe confinato la Chiesa negli angusti limiti di una sovranità simbolica riducendo e deformando il respiro universale del popolo italiano, se la Chiesa stessa non avesse provveduto a mobilitarsi nelle forme a essa confacenti, ma validissime, come gli sviluppi storici hanno dimostrato.
Perciò Pio XI fin dal primo anno del suo pontificato, che coincise con quello della marcia su Roma delle «Camicie nere», utilizzò un nome che già in tempi precedenti, durante i periodi di Pio X e Benedetto XV, era servito per qualificare dei settori particolari del laicato cattolico italiano, cioè il nome di Azione Cattolica Italiana, per tracciare un quadro organizzativo completo, organico ed ecclesialmente qualificato, che avrebbe potuto contenere e bilanciare le organizzazioni del regime, vitalizzando parrocchie, diocesi e l'intera Chiesa italiana con l'apporto di un apostolato convergente, illuminato e univoco praticato da laici.
Le organizzazioni nazionali nate in tempi diversi come la Società della Gioventù Cattolica Italiana (1868), la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (1898), l'Unione Donne Cattoliche (1910), la Gioventù Femminile Cattolica (1918) e l'Unione Uomini Cattolici fondata per simmetria dal medesimo Pio XI (1922), furono raccolte nell'ambito di un organismo unico chiamato appunto Azione Cattolica Italiana.
Mary, che assisteva a questo fenomeno organizzativo ecclesiale insolito per la vastità del suo disegno e per la continua stimolazione che proveniva dalla parola del papa echeggiata dai vescovi e vissuta in famiglia, non poteva sentirsi estranea a questa chiamata e vi partecipò con profonda convinzione come faceva per ogni ideale che la sua anima immedesimava.
Ambito della sua azione apostolica furono le parrocchie che frequentava in differenti epoche dell'anno: quella di Sant'Alfonsoa Torino e quella di San Giorgio a Casale Corte Cerro nella diocesi di Novara.
Nella parrocchia di Sant'Alfonso che coincide con la borgata Campidoglio di cui si è detto, l'Azione Cattolica era rappresentata dalla Legion Tebea, circolo della Società della Gioventù Cattolica Italiana il quale, dopo lo scioglimento e la riapertura del 1931, si chiamò Associazione della Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Nell'ambito della parrocchia retta allora dal teologo don Carlo Cavallo esisteva anche il fiorente Oratorio Femminile Santa Giovanna d'Arco. L'apporto di Mary non poteva essere quello di una diri¬gente di titolo formale, ma era, ancor più validamente, quello di una buona, intelligente amica che avvicinava le giovani adolescenti.
L'apostolato di Mary viene così descritto, in data 17 giugno 1985, da due oratoriane di allora (Benilde Martinetti ed Emma Germano):

La sig.na Gedda, per far comprendere meglio alle giovani il personaggio «Gesù», presentava loro l'ambiente storico in cui il divino Maestro è vissuto; inoltre, per rendere le ragazze più consapevoli della grandezza del cristianesimo illustrava la storia della Chiesa, spiegava la liturgia e invitava ad imparare a memoria le parti fisse della messa, presentava i salmi per offrire, alle sue allieve, l'opportunità di recitarli in latino.
Il gruppo delle giovani, che frequentavano l'Oratorio, sono state conquistate dall'amabilità, dalla disponibilità della sig.na Mary, dal suo comportamento edificante; la consideravano superiore a loro per cultura, per spiritualità (quando si recavano in chiesa la vedevano a lungo assorta in preghiera) ma, nello stesso tempo, ammiravano la sua dolcezza, l'aspetto sempre sereno e sorridente.

Lo spirito di Mary nell'animazione dell'ambiente fu quello che traspare da un articolo che essa scrisse dopo il suo trasferimento a Roma, quando nel 1940 l'Oratorio Femminile Santa Giovanna d'Arco per festeggiare il trentennio della sua fondazione, pubblicò un numero unico ciclostilato che contiene anche lo scritto di Mary intitolato : «Così ho visto l'Oratorio». È utile leggerlo tenendo presente che esso rispecchia la mentalità e il costume del popolo negli anni trenta, oggi molto cambiato per adeguamento delle famiglie e dei familiari al ritmo del lavoro e al contenuto dell'informazione dei nostri giorni:

Si entra nell'Oratorio e si trova subito, quasi a fare gli onori di casa», una Madonnina di Lourdes, sita nella grotta, a destra del cancello d'ingresso.
Tutta la popolazione dell'Oratorio sa che, entrando, il primo saluto deve essere dato alla Vergine Immacolata con un' Ave recitata presso la sua effige, devotamente, perché è Lei l'ispiratrice e la protettrice di questa opera tanto benefica.
Quando infatti si trattò di iniziare l'Oratorio, la signorina Caneparo, che la Provvidenza scelse a strumento di questa opera apostolica, volle andare pellegrina a Lourdes proprio per chiedere consiglio ed aiuto alla Mamma Celeste sul da farsi.
Si comincia ad andare all'Oratorio portate in braccio dalla mamma, quando ancora non si sa camminare, e se ne respira l'aria serenamente addormentate sulle piccole brande messe a disposizione delle mamme, d'estate all'ombra delle grandi piante del giardino, d'inverno nei locali riscaldati, così le bimbe sono al sicuro, mentre le mamme seguono le lezioni della scuola «Buona Massaia».
Si torna all'Oratorio, felici quando già si cammina da sole, e si attende soltanto che l'Oratorio apra i battenti per ritrovarsi con le compagne a giocare.
Ed è ancora l'Oratorio che accoglie queste bimbe quando si preparano a ricevere la prima volta Gesù nel loro cuore: allora, come sanno di essere buone, silenziose, tutte comprese nel grande atto che stanno per compiere!
Continuano poi a frequentare le lezioni domenicali di religione, intercalate al gioco e alle sacre funzioni, e sono preparate ai primi lavori di cucito, nella scuola materna del giovedì pomeriggio.
A sera l'Oratorio accoglie le bimbe di ieri, fatte ora signorine, per le varie scuole serali di religione, di canto, di sbalzo in cuoio, in stagno, di pittura su ceramica ecc. Si apre nei giorni festivi per le lezioni di taglio, cucito, ricamo ecc. Passano gli anni.
La fanciulla va a nozze? Tutto è in festa. Vi tornerà la sposa, divenuta mamma felice, portandovi, a sua volta, in braccio i suoi piccini che, come lei, impareranno ad amare, vivendo la vita di questa grande famiglia. È naturale che l'esempio trascini.
E l'esempio di tanto fervore apostolico scosse molti cuori, diventò uno strumento di Dio per far sentire ad anime privilegiate il bisogno di una dedizione completa a Lui; e per amor Suo alle anime.
Ed ecco fiorire numerose, nell'Oratorio, le vocazioni religiose, anime temprate per l'apostolato: dove andranno?
Dove la Provvidenza vorrà; alcune in Africa tra le Missionarie della Consolata, altre in Egitto fra le Missionarie francescane, altre resteranno in patria, ma tutte saranno apostole di bene, portando ovunqur la fiamma della carità divina, la luce della verità.
Da trent'anni l'Oratorio va svolgendo la sua opera benefica all'ombra della Parrocchia di Sant'Alfonso. Quando si è aperto, per la prima volta, la bella chiesa di Sant'Alfonso era al suo decennio e poche case, rustiche in gran parte, la circondavano. Oggi Sant'Alfonso è una delle più belle parrocchie di Torino, e il Campidoglio sta diventando un rione distinto e popolato. L'Oratorio vede la messe biondeggiare e chiede l'aiuto di preghiere, di collaborazione, perché il raccolto sia sempre più copioso a gloria di Dio solo.

5 - Parte II













 

 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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