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6 - parte II
ROMA <<LA
NAVICELLA>>
Alla malattia di fondo che invadeva
lentamente l'organismo di Mary si aggiunse una forma acuta quando inaspettatamente
nel 1970 si manifestò una colica epatica per cui dovette essere
ricoverata d'urgenza nel reparto di chirurgia di Villa Flaminia e qui
operata di colecistectomia, nel maggio di quell'anno.
Ad assisterla nella sua degenza in casa e nel ricovero in luoghi di
cura, come pure nella sua frequenza alla chiesa quando era possibile,
e nei suoi viaggi faticosi in Italia e all'estero, Mary ebbe al suo
fianco le religiose del Santo Volto delle quali ricordo i nomi: suor
Basilia, suor Illuminata, suor Angelina, suor Celina, suor Placidia,
suor Adele e suor Costantina. Due di loro, alla morte di Mary, vollero
scrivermi le impressioni che ricevettero in quest'opera di assistenza,
testimonianze che in parte riporto rinnovando a quante ho ricordato
e alle superiore del tempo i sentimenti della mia ricononoscenza. Suor
Angelina Furlan scriveva:
Il mio incontro con la signorina Mary non è stato casuale.
Credo nei disegni della Divina Provvidenza, e sono convinta che la
mia conoscenza con Mary Gedda è stato un dono che il Signore
mi ha fatto per convalidare la mia vocazione. Ero giovane suora quando
la conobbi e posso affermare che da essa la mia vita di religiosa
ha tratto grande giovamento. La Mary mi ha insegnato a pregare bene;
quando la vedevo pregare, o io stessa pregavo con lei, mi sentivo
più attenta, più partecipe della preghiera, e così
ho continuato a fare, ed ora quando prego mi sembra ancora di riascoltare
quella voce sottile e dolce, nel ripetere senza ombra di monotonia
e senza stancare, quelle invocazioni litaniche «non mea voluntas,
sed tua fiat».
Questo mi riporta ad una considerazione che facevo nei periodi che
le sono stata vicina: la sua grande disponibilità. Disponibilità
alla Volontà del Padre - e disponibilità verso i fratelli.
Per me che ho fatto voto di obbedienza, è stato un grande esempio.
Nelle notti in cui le facevo assistenza, ho potuto costatare personalmente
che Mary sapeva accettare e resistere alla sofferenza; per chiedere
un qualsiasi aiuto, doveva proprio averne bisogno!
Ora mi rammarico di una sola cosa, che nel conto del dare e dell'avere,
io ho ricevuto moltissimo da lei, e forse le ho dato molto poco, o
meglio, le ho dato quel «poco» che avevo.
Analogamente Suor Adele Salvador:
È con immenso piacere che manifesto le mie impressioni sulla
Signorina Mary Gedda. La conobbi bene. Fui infatti con lei dal settembre
1968 all'ottobre del 1979. In seguito l'ho incontrata ancora ripetutamente
fino al 1983 quando non la vidi più. Le nostre buone relazioni
di amicizia continuarono e di tanto in tanto ci si sentiva a mezzo
del telefono. L'ultima volta che l'ascoltati e le parlai fu alla vigilia
di Natale del 1984.
Dirò subito che il suo ricordo mi da la gioia delle cose belle,
e, aggiungerò, «delle cose più belle» perché
non è possibile pensare alla santità se non vedendola
al vertice di ogni altra realtà, trovando che in essa vi è
un palese accostamento con Dio attraverso una testimonianza autentica.
Era questa la prima impressione che si aveva accostando la signorina
Mary ed anch'io, religiosa del Santo Volto, ne restavo ammirata e
conquistata trovando nel suo esempio un tema per la mia meditazione
ed un richiamo di ascesi che mi edificava.
Per me costituiva una vera gioia sentirla parlare e riferirsi al Gesù
del Getsemani ed anche al Santo Volto di Gesù, sia per uniformarsi
in tutto alla divina volontà del Signore e sia per fare dei
suoi dolori ed anche delle immancabili sofferenze morali, una generosa
offerta per più svariati scopi riferiti alla Chiesa, al Santo
Padre, ai peccatori, ai sacerdoti, agli «operai» e soprattutto
perché le iniziative del fratello fossero benedette dal Signore.
Quando poi si metteva in preghiera o si concentrava in qualche meditazione,
mi dava l'impressione che fosse assorta in una contemplazione diretta
dei misteri di Dio, così che anch'io, mi trattenevo dal disturbarla,
se non per veri ed urgenti motivi. Non la vidi mai esigente; fu sempre
contenta di ciò che le si dava e sempre cordiale per ogni attenzione
che le si usava, richiamandomi all'esempio di Gesù che da ricco
che era si fece tanto povero da non avere neanche una pietra dove
posare la testa. La stessa pazienza e longanimità la ebbe con
quanti ricorrevano a lei o per un motivo o per l'altro, spesso fuori
dei limiti a cui devono attenersi la discrezione e la prudenza. Sapeva
compatire tutti, ed a tutti distribuiva quel celeste sorriso, che
rivelava il suo animo buono e soprattutto pieno di Dio.
Nell'eucarestia vedeva, sentiva, trovava Gesù. Lo diceva lei,
ma lo dava anche a vedere. Non solo non volle mai lasciare di fare
la Comunione, neanche quando non le fu più possibile prendere
parte alla messa, usava dividere la sua giornata in queste due particolari
intenzioni di preparazione e ringraziamento alla Comunione.
Le volevano bene tutti. Anche lei volle bene a tutti e quando potè
dare del bene, lo fece con generosità pari al suo grande animo.
Per questo ricorrevano a lei da ogni parte. Penso che sia stata anche
una donna di consiglio; non riuscirei diversamente a spiegarmi perché
molti le volessero parlare e perché tanti, tornando dal suo
incontro, si mostrassero lieti e felici.
Non si mostrò mai infastidita del telefono e delle visite e
tutto questo avveniva quasi di continuo. A conclusione di questi miei
rilievi dirò che non mi stupirei se il Signore operasse prodigi
per intercessione di Mary Gedda.
Capitolo
7 - <<Et
veniunt in praedium, cui nomen Gethsemani>>
(Mc 14, 32)
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Edizioni A.V.E 1987
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