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MARY
<<OPERAIA>> DI CRISTO
Ho lasciato volentieri molto spazio
alla testimonianza di Ildo Avetta per documentare la qualità
e l'entità della partecipazione di Mary a ciascuna delle opere
che assieme avevamo pensato e con Ildo condotto a termine. Analogamente
si potrebbe dire per le altre opere, ma sarebbe inutile esuberanza.
Chi sa o immagina cosa costi, a prescindere dal denaro e dalle implicazioni
giuridiche, la creazione di un'opera quanto a contatti personali, sorveglianza
sull'adempimento dei progetti e dei tempi, convergenza delle necessità
e delle opportunità per l'apertura e l'avviamento, si rende conto
del volume di lavoro di Mary che doveva supplire e integrare il fratello
sovente distratto o preoccupato da altri impegni.
Ciò che più difficilmente si immagina è la successiva
supervisione delle opere la quale se, per alcune, prescindeva da Mary
come l'Istituto Mendel e, ovviamente, la parrocchia di Gesù Agonizzante
a Vitinia, per i Getsemani del Nord e del Sud cadeva sulle sue spalle
come un peso continuato e crescente. Per raffigurare con un esempio
questo lavoro riferisco che l'ingegnere Rimero Chiodi, «operaio»
del ROD di Bergamo incaricato di raccogliere offerte per il Getsemani
di Casale, per informarmi del suo lavoro portato avanti con Mary, mi
mandò un prezioso dossier di 63 lettere fotocopiate che mia sorella
gli scrisse nell'arco di tempo 1978-1985
In un contesto così ricco di spiritualità meditata, vissuta
e tradotta in opere non stupisce che Mary abbia pensato che anche le
donne avrebbero potuto essere delle buone «operaie». La
via del Getsemani, come anticipazione della docilità di Gesù
al volere del Padre, era stata praticata da una donna, Maria di Nazareth,
nel momento del suo fiat quando le fu annunziato che sarebbe diventata
madre del Figlio di Dio. La via delle opere dimostrava a Mary che anche
le donne come laiche potevano essere utili per la mietitura della messe
abbondante. Perciò Mary con due amiche intime e fedeli diede
inizio alla Società Operaia Femminile (SOF). Ascoltiamo come
avvenne questa fondazione nel 1962 e la successiva fusione della SOF
nella SO da quanto Mary ne scrisse su Tabor (1983, n. 1, p. 1):
Nel 1942 quando i giovani della GIAC tornarono nelle proprie diocesi
dopo il primo corso di Esercizi Spirituali ad catacumbas
che segnò la fondazione della SO e la stesura del Simbolo,
avevano una tale gioia in cuore che non poterono tenere il tesoro
per sé soltanto.
Ne parlarono in famiglia, in parrocchia, a conoscenti: fu un incendio
che non tardò a diffondersi. Anche delle giovani della Gioventù
Femminile furono subito desiderose di partecipare a questa famiglia
spirituale avente come ideale di portare i «laici come laici»
a consacrarsi per la vita all'esempio datoci da Gesù nel Getsemani.
Giunsero a Luigi domande di giovani donne impegnate nell'apostolato,
da varie diocesi. Trattandosi di un "itinerario" nuovo (che
in sostanza si dimostrò un'anticipazione dei pressanti appelli
del Concilio per l'apostolato dei laici) egli preferì attendere,
cioè verificare come il Simbolo e un primo abbozzo di Statuto
e di Regolamento venivano vissuti dagli uomini per aprire la porta
alle donne. Passarono vent'anni di preghiera e di meditazione durante
i quali, nel difficile periodo del dopoguerra, fiorirono anime di
una vita interiore magnifica: Alberto Marvelli, Renato Sclarandi,
Sandro Toppino, Giuseppe Bertinotti, Giuseppe Berti, per citare solo
i più noti, ognuno è stato un testimone che ha vissuto
in pieno la dedizione a Dio e ai fratelli.
Visto il risultato positivo in campo maschile Luigi affidò
alla Mamma Celeste l'apertura della Società Operaia anche alle
donne.
Eravamo a Roma in tre donne: Celia Santanché moglie di un «operaio»,
Diana Bertolotti, la prima Direttrice del Getsemani di Casale Corte
Cerro e la sottoscritta. Conoscevamo e amavamo la Società Operaia
col vivo desiderio che fosse aperta al campo femminile. Quando Luigi
ci disse che nella festività dell'Immacolata desiderava che
andassimo con lui alle catacombe di S. Callisto per partecipare insieme
alla celebrazione eucaristica e dare così inizio ufficiale
alla Società Operaia in campo femminile, fu un annuncio di
gioia. L'8 dicembre mattina del 1962 P. Naselli Passionista venne
con noi e celebrò nelle catacombe di S. Callisto, dove vent'anni
prima era nata la SO. Ebbe inizio così il ramo femminile della
SO che allora prese il nome di Società Operaia Femminile.
Durante la giornata ci recammo al Convento dei Santi Giovanni e Paolo
per pregare presso la statua di Gesù Agonizzante che si trova
in una grotta nel giardino del Convento e poi ci trattenemmo a Porta
Metrronia in casa Gedda a ricordare, meditare e pregare.
Col passare degli anni la Chiesa, esaminando a fondo la SO e la SOF,
constatando l'identità delle loro strutture, della spiritualità
e delle opere, le unificò in una sola grande famiglia: la Società
Operaia.
È un dono per noi donne essere entrate ufficialmente nei Reparti
Operai ed esige corrispondenza. Il Reparto è per la donna una
seconda famiglia. Come è piena di premure perché la
propria casa sia pulita, ordinata, abbia tutto il necessario, così
deve aver cura del Reparto.
Non per criticare ma per portare appoggio concreto alle varie iniziative.
Da sole nulla possiamo, di nulla siamo capaci, ma con il Salmista
riponiamo la nostra fiducia nel Signore ripetendogli con viva fede
quanto Gli diciamo con i versetti dei Salmi di Compieta: «Mio
rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido». [...] «Dal
profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce»,
e potremo con gioia concludere: «Tu, Signore mi hai soccorso
e consolato».
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- parte IV
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Edizioni A.V.E 1987
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