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Scritti di Luigi Gedda

9 - parte I

LA RIVISTA <<TABOR>>

Come una corrente spirituale maturata nella meditazione della notte di angoscia che Gesù visse nel Getsemani la vigilia della sua passione, abbia potuto ritrovarsi e fiorire in una rivista intitolata Tabor, e perciò con riferimento all'episodio più glorificante della vita di Cristo prima della resurrezione, è lui stesso, il Salvatore, che ce lo spiega.
Sul colle del Tabor, come nella valle del Getsemani egli volle, come testimoni, i medesimi tre personaggi: Pietro, Giacomo e Giovanni.
Per un disegno certamente misterioso, forse di contrapposizionie, di prevenzione o di verifica, ma innegabile perché storico, il ponte fra Tabor e Getsemani è tracciato nel Vangelo.
Se questo collegamento fu disposto divinamente, perché la Società Operaia non avrebbe dovuto tenerlo in conto, per farne oggetto di ampliamento e ascesi? L'ampliamento corrispondeva allo spirito animatore della Società Operaia di servire la Chiesa secondo le necessità create dal presente storico mediante una rivista di cultura spirituale dedicata ai laici, bisogno che le vicende della guerra e dell'immediato dopoguerra indicavano.
Gli esercizi spirituali nel monastero del Celio durante i quali avvenne la fondazione della Società Operaia ebbero luogo, come si è detto, nel settembre 1942 mentre la seconda guerra mondiale era in pieno sviluppo, e la rivista Tabor prese inizio nel gennaio 1946, quando la Costituente elaborava le leggi istituzionali del nuovo stato e le elezioni per la prima legislatura della Repubblica apparivano prossime.
Le preoccupazioni del mondo cattolico italiano erano gravi e specialmente negli ambienti dell'Azione Cattolica dove si temeva che l'incremento organizzativo raggiunto, malgrado il fascismo, puntando con assoluta priorità sulla formazione soprannaturale del militante, potesse affievolirsi nel prossimo futuro non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. Si temeva che la presenza di comunisti, socialisti, e laicisti di vario tipo accanto ai democristiani potesse cambiare il volto e il costume cattolico del popolo italiano, come si era costatato, per esempio, a proposito dell'indissolubilità del matrimonio concordatario che fu bocciato dall'assemblea costituente. Le sorti del cattolicesimo nel nostro paese, emblematiche di fronte al mondo per la presenza in Roma della Santa Sede, potevano esercitare un'influenza positiva o negativa sull'intero mondo cattolico.
Questi interrogativi indussero un gruppo di ecclesiastici e laici a creare un'occasione d'incontro e di pensiero non per esercitare azione politica che non era loro compito, ma per approfondire le ragioni e gli sviluppi della fede annunziata da Cristo, illustrata e applicata dal Magistero, esemplificata dai santi e vissuta dalla Chiesa.
Tabor nasceva come un'operazione di aggiornamento religioso e di affiancamento culturale. Fin dal primo numero, oltre alla cronaca dell'estensione della Sindone a Montevergine, erano presenti articoli di Pietro Parente e di Michele Pellegrino futuri cardinali e di monsignor Salvatore Garofalo professore di esegesi biblica.
La collaborazione a Tabor raccolse molti altri nomi di prestigio come quelli di Pericle Felici, Pietro Palazzini, Mario Luigi Ciappi, Marco Cè, Giuseppe De Simone (don Pinuzzo), Ildo Avetta, Giuseppe De Luca, Giovanni Calabria, Antonio Coiazzi, Adolfo Barberis, Onorato Tescari, Nello Vian, Giovanni Getto, Domenico Caligo, Elio Venier, Nino Badano, Oscar Luigi Scalfaro, Agostino Maltarello, Sergio Obolensky, Carlo Levera di Castiglione, Paolo Brezzi, fratel Leone delle Scuole Cristiane, Gesualdo Nosengo, Diego Fabbri, Cosimo Pelino, Armando Fares, Giuseppe Del Ton, Alberico Vitalini, Reginaldo Garrigou-Lagrange, Pio Paschini, Giulio Belvederi, Enrico di Rovasenda, Antonio Bruers, Roberto Paribeni, Gennaro Auletta, Albino Galletto, Carlo Carbone, Luigi Andrianapoli, Giuseppe Ferretto.
Questo succinto elenco di alcune fra le persone che scrissero sulle pagine di Tabor dicono, più di parole anonime, con quale interesse i cattolici italiani guardassero a Tabor. Particolarmente significativa la collaborazione di Enrico Medi profeessore di fisica all'università su La struttura della materia e di Luiigi Fantappiè docente di alta matematica su La scienza, testimone di Dio che hanno puntualizzato su Tabor il significato religioso della ricerca scientifica, oggi in pieno sviluppo.
L'indirizzo ufficiale della rivista era in Via della Conciliazione 10 presso l'Unione Uomini di Azione Cattolica, ma la segreteria lavorava a Porta Metronia e Mary Gedda ne era la titolare.
In casa nostra si riuniva il comitato di redazione a cui appartenevano i futuri cardinali Pietro Parente, Pietro Palazzini e altri fra cui monsignor Piolanti, intrepido postulatore della causa di beatificazione di PioIX.
I delicati rapporti fra autori, lettori e rivista erano mantenuti da Mary che riuscì a procurare altre collaborazioni pregiate che sono diventate, con il tempo, ancora più importanti come quelle di padre Mariano da Torino e del professore Eugenio Zolli. Padre Mariano, con il nome di Paolo Roasenda e con un anno di anticipo nel curriculum universitario, aveva conosciuto Mary frequentando la facoltà di lettere dell'università di Torino e anche per la sua attività come delegato per le missioni della GIAC torinese di cui chi scrive era il presidente. Diventato cappuccino e sacerdote, padre Mariano si trasferì a Roma dove, con la sua voce calda e il suo umanissimo pensiero cristiano, divenne un celebre parlatore della RAI. Le sue rubriche alla radio «Casa serena» e «Sorella Radio», come quelle alla televisione «In famiglia» e «La posta di padre Mariano» sollecitavano l'ascolto di innumerevoli famiglie e sono ricordate anche oggi che di padre Mariano è incominciato il proceso di beatificazione. Mary ottenne dalla sua penna, non meno suasiva della sua voce, sei articoli pubblicati da Tabor tra il febbraio 1947 e il novembre 1951.
Un altro imprevisto e importante collaboratore fu il professore Eugenio Zolli, come si firmava su Tabor quello straordinario personaggio che fu il rabbino Israel Zoller, capo della Comunità Israelitica di Roma. La sua conversione al cattolicesimo recava alla Chiesa cattolica una duplice testimonianza: quella del riconoscimento di Gesù come il Messia vaticinato dai profeti che Zolli ben conosceva e quella della sua ammirazione e riconoscenza verso Pio XII di cui volle assumere il nome in occasione del battesimo. Questa ammirazione rientra nel quadro della sollecitudine di Pio XII verso gli ebrei di Roma, come verso gli ebrei perseguitati in altre zone d'Europa mediante l'opera di un santo cappellano dei treni-ospedale, don Pirro Scavizzi.
Eugenio Zolli scrisse per Tabor quattro articoli fra il 1947 e il 1949.

9 - parte II






























 

 

 

 

 

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Edizioni A.V.E 1987

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INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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