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LA
RIVISTA <<TABOR>>
L'importanza di Mary nella redazione
di Tabor andò subito aumentando perché la presidenza
centrale degli Uomini Cattolici che mi era stata affidata nel 1947 mi
impegnò molto per il convegno del XXV dell'organizzazione e,
subito dopo, l'incarico di preparare i cattolici italiani alle prime
elezioni politiche assorbì tutto il mio tempo.
Per quanto nel gennaio del 1948 la nostra famiglia abbia molto sofferto
per la morte di Papà, Mary, superando il dolore con la dolce
fortezza che le era propria, continuò a occuparsi intensamente
di Tabor.
La vittoria che i cattolici italiani attribuirono il 18 aprile 1948
alla Democrazia Cristiana influì favorevolmente sia sull'immagine
del papato a cui la patria doveva, malgrado la guerra e la sconfitta,
la sua quasi completa integrità territoriale, sia nel conferire
certezza all'opinione pubblica dei vincitori che l'Italia era schierata
sul fronte della libertà. Nel tempo stesso quella vittoria ridiede
al mondo cattolico italiano la possibilità di riprendersi.
L'apporto di Tabor a tale ripresa e la sua coerenza alle motivazioni
della sua origine vengono sobriamente ed efficacemente dichiarati in
una lettera della Segreteria di Stato di Pio XII a firma di monsignor
G.B. Montini Sostituto, in data 5 maggio 1951 (Prot.n.251091):
La Santità Sua si è compiaciuta della feconda vitalità
di codesta pubblicazione periodica, che fra tanto dilagare di materialismo
e di edonismo, di mese in mese con fedele costanza semina animatrici
parole di una sana spiritualità, tutta rivolta ad illustrare
e a far amare gli ideali cristiani.
Con lodevole senso di opportunità essa raccoglie quanto può
giovare alla elevazione dell'animo e alla riforma dei costumi [...].
Il Comun Padre benedice di cuore [...] i redattori, i sostenitori
e i lettori di Tabor augurando a tutti le pure gioie a cui il monte
santo della trasfigurazione è il simbolo e richiamo.
Tabor continuò a raccogliere una collaborazione qualificata
che Mary andava orientando verso la spiritualità, gli ideali
e i problemi della Società Operaia. La spiritualità era
attinta al Getsemani, i problemi erano quelli di laici chiamati a innestare
le tematiche della famiglia e della professione nelle più ampie
della Chiesa e del tempo, Gli ideali poi erano quelli di rendere alla
divina Trinità l'adorazione dovuta da cristiani del ventesimo
secolo.
Questo tracciato era tutt'uno con quello della Società Operaia
che lo dipanava e tesseva fra molte difficoltà. Il servizio reso
da Tabor alla Società Operaia andò accentuandosi
negli anni successivi per cui Mary, che di fatto era l'animatrice, accettò
di diventare vicedirettore e lo fu fino alla morte, al punto che questa
la colse quando aveva già scritto un articolo per il fascicolo
in lavorazione che fu pubblicato dopo il suo transito e firmato, appunto,
con la firma autografa di «Mary».
Concludo il ricordo del lavoro di Mary per Tabor con un vivace
acquerello tracciato da monsignor Angelo Majo, arciprete del duomo di
Milano:
Ripenso sempre con gioia ai corsi di aggiornamento per le religiose
della diocesi di Milano tenuti al Getsemani di Casale Corte Cerro
negli anni sessanta. Rappresentavano allora un'esperienza d'avanguardia
e l'interesse era tale da far registrare, con largo anticipo sui tempi
fissati, il «tutto esaurito».
Tra le religiose partecipanti ai corsi, che di solito si tenevano
a metà luglio, non erano poche quelle che venivano da altre
diocesi; dopo i primi momenti caratterizzati, ovviamente, da un po'
di impaccio si stabiliva un clima di grande cordialità favorito
dall'ambiente signorile e dal personale della casa sempre premuroso
e ricco di attenzioni.
Fu in quelle occasioni che ebbi modo
di conoscere la signorina Mary Gedda che puntualmente, ogni mattina,
partecipava con le religiose alla celebrazione eucaristica durante
la quale tenevo l'omelia. Una mattina mi attese fuori della Cappella
e mi chiese, con molta discrezione, di potermi parlare in qualche
ritaglio della giornata.
L'incontro fu molto cordiale. A un certo punto del nostro colloquio
mi presentò un numero della rivista Tabor e mi chiese
se accettavo di prestare una collaborazione. Cercai di schermirmi,
non ero né teologo né scrittore le dissi, ma alla fine
mi lasciai persuadere. Dalle sue parole traspariva una fede limpida,
una intelligenza vivace, la preoccupazione di servire il Regno di
Dio e un affetto per il fratello Luigi, per i suoi progetti e le sue
attività al servizio della Chiesa, di cui si manifestava fiera.
Di fatto la collaborazione a Tabor iniziò qualche
mese dopo e si protrasse per alcuni anni. Ebbi modo poi di costatare
che l'affetto per il fratello era ampiamente contraccambiato. Durante
le settimane d'aggiornamento al Getsemani il prof. Gedda non mancava
di fare una fugace apparizione e nelle conversazioni con lui ebbi
modo di avvertire il profondo legame che lo legava alla sorella Mary,
reso ancora più saldo dai comuni ideali e da una intensa vita
soprannaturale.
Negli ultimi soggiorni trascorsi a Casale Corte Cerro mi accorsi che
la signorina Mary era sempre più afflitta da dolorose infermità;
conservava tuttavia intatta l'abituale serenità e un grande
desiderio di rendersi utile al Regno di Dio.
Quando ho saputo della sua morte, nonostante fossero anni che non
la vedevo, mi è tornato alla memoria nitido il suo volto, ho
risentito le sue parole [...] e ho pensato: il Signore ha tolto al
prof. Gedda una carissima e devota sorella ma gli ha donato una dolce
e vigile patrona in Ciclo. Vorrei lo sia anche per me.
Dalla collezione delle annate di Tabor, risulta che gli articoli
inviati a Mary da monsignor Angelo Majo furono nove nell'arco di tempo
dal 1972 al 1978.
Concludo con una citazione che non riguarda la rivista ma l'attività
culturale che Mary andava svolgendo anche nel Getsemani di Casale Corte
Cerro dove a gestire la Casa-santuario erano subentrate le «Servidoras»,
associazione argentina di vergini consacrate. Fra queste la signorina
Carlotta Rava, che si preparava per sostenere la laurea in filosofia
presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ricorda
l'aiuto ricevuto da Mary. Scrive la professoressa Rava:
Mary Gedda è una di quelle figure che rimangono particolarmente
impresse nel ricordo e nel cuore per quell'insieme di fragilità
fisica e di fortezza morale e spirituale che costituiva uno dei suoi
più grandi pregi.
Quando io la conobbi, la sua salute era già precaria, tuttavia
ciò che si imponeva era la sua energia, la sua forza di volontà
congiunte a una costante disponibilità nei confronti altrui,
la sua convinzione di servire Dio nell'offerta silenziosa e quotidiana
dei limiti imposti dalla malattia.
La sua acccttazione del quotidiano dipendere dal volere degli altri,
a volte anche nei più piccoli particolari, unito a un carattere
forte ma addolcito dalla virtù, mi ha fatto riflettere spesso.
Come quella donna affettuosa, attiva, socievole, volenterosa, con
doti di guida, riusciva a superare l'isolamento, l'inoperatività,
la sofferenza fisica e morale sempre più forti? Eppure nell'arco
di quei dieci anni in cui l'ho conosciuta dal 1974 al gennaio del
1985, ho potuto ammirare la capacità di sacrificio e di amore
di quella «donna forte», vissuti in una scuola esigente
e severa.
Nei periodi estivi Mary saliva al Getsemani di C.C.C, ed è
lì, in modo particolare, che ho potuto apprezzare la sua grande
virtù, la sua docilità nei confronti di chi l'accompagnava,
lo zelo apostolico che si esprimeva in una costante laboriosità
e attenzione alle necessità altrui.
In quel periodo dell'estate 1976, per lunghe ore ha corretto l'italiano
della mia tesi di laurea, lavoro offerto generosamente e che si accavallava
spesso alla correzione di bozze, alla preparazione di articoli, alle
lettere da rispondere che l'occupavano abitualmente.
Eppure sempre serena e sorridente trovava il tempo per incontrarci
quasi in ogni pomeriggio per leggere insieme le correzioni fatte e
per compatire spesso l'uomo Camus, sul quale svolgevo la mia tesi,
e la sua sofferta mancanza di fede.
Quella correzione di tesi mi diede l'occasione particolare di scoprire
la sua vasta cultura, la finezza dei suoi apprezzamenti, la varietà
dei suoi interessi unificati sempre dalla fede.
Mary Gedda, nella sua debolezza fisica è quella «donna
forte» di cui oggi ha tanto bisogno la Chiesa.
Capitolo
10 -
Ciao,
gioia!
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Edizioni A.V.E 1987
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