|
|
INTRODUZIONE
3 - Il testamento spirituale di Luigi
Gedda (Roma, 23 ottobre 1996)
Luigi Gedda non è identificabile
solo nella sua dimensione scientifica o nella passione politica; per
entrare nei sotterranei del suo spirito abbiamo la lampada della sua
stessa testimonianza: il testamento, appunto, scritto nel 1996, che
riproponiamo, senza commento, con il rispetto e il silenzio che si addicono
alla sacralità dello spirito:
Ringrazio Dio di avermi creato e di
avermi tenuto in vita fino ad oggi 1996. Lo ringrazio di avermi dato
una madre esemplare la quale, essendo morta nel 1926, mi disse, sul
letto di morte: "Ricordati di fare sempre il tuo dovere";
e un padre che mi volle seguire, abbandonando la sua casa di Torino,
per essere con me a Roma; una sorella, poi, che non devo esaltare, dato
che la Chiesa l'ha confermata "Serva di Dio" ed ora attende
il giudizio della Congregazione dei Santi.
E che dire di mia moglie, figlia del Meridione, la quale ha accettato
tutti i miei ideali con grande generosità, risolvendo molti dei
miei problemi e conservandomi un affetto che non è solo di sposa,
ma anche di madre?
Tutto questo io devo alla Provvidenza Divina che non ringrazierò
mai abbastanza, anche per avermi concesso di servire due grandi Pontefici,
Pio XI e Pio XII, come ho descritto, in parte, nel Libro delle udienze
che mi hanno concesso.
Ringrazio la Provvidenza di non essermi disorientato, quando decaddero
i tempi delle mie cariche in Azione Cattolica, e di non essermi dedicato
alla politica, ma alla Genetica medica e alla Gemellologia.
Sono ora molto lieto di poter passare questo centro di ricerca e di
cura, l'Istituto G. Mendel, alla Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza
di Padre Pio da Pietrelcina, che estenderà, d'ora in poi, il
suo Sollievo anche a Roma.
Ma il più grande dono che Dio mi ha fatto è stato quello
di cononoscere e di coltivare in me stesso e in altri la spiritualità
getsemanica, scoperta nel 1940 nel convento dei Passionisti sul Celio.
Mi trovavo a Roma in licenza militare, ed essendo Presidente della Gioventù
Italiana di Azione Cattolica, preoccupato per la sorte dei miei giovani
sparsi nei vari fronti di guerra, ne approfittai per dedicare quei giorni
alla preghiera.
Fu allora, che incontrai la statua di Gesù nel Getsemani, fatta
collocare da Pio XI nel giardino dei Passionisti.
La meditazione del Getsemani mi ha condotto a pensare che le nostre
sofferenze sono nel tempo stesso una espiazione dei nostri peccati ed
una partecipazione ai dolori sofferti da Gesù per cancellarli.
Dolori di Gesù, che ebbero il loro culmine in quella tragica
notte, nella quale Egli non fu ascoltato dai discepoli, ma tradito e
arrestato.
Dobbiamo ripagarlo adorando il Suo Cuore, come Egli chiese a Santa Margherita
Maria.
Chiudo, con questa riflessione, il mio Testamento Spirituale, scusandomi
con coloro ai quali, senza volerlo, avessi procurato dolore, e ringraziando
affettuosamente quanti mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato.
Agli uni e agli altri chiedo di pregare per me.
Luigi Gedda
Roma, 23 ottobre 1995 (4).
Padre Lucio Migliaccio, ricordando
questi tratti spirituali del Testamento di Gedda, annota:
«Si può concludere una vita con un testamento, disponendo
delle proprie cose a chi può custodirle con passione; ma come
si può concludere una vita che nel riflesso dell'anima ha avuto
come interesse solo la visione di Dio? Con un testamento spirituale!
È quello che ci ha lasciato Luigi»(5)
Uomo di notevole intelligenza e sterminati interessi, formidabile capacità
di lavoro, grande facilità di scrittura, trascinatore e organizzatore;
ma soprattutto uomo di fede!
4
- Il valore della biografia ............
|

Ed.San Paolo 2005
|
INDICE
Per tornare a "Spiritualitą"
(4) - La trascrizione
del testamento è nostra, dall'originale riprodotto, in autografo,
da L. Migliaccio, Spiritualità di Gedda, in Luigi
Gedda, operaio di Cristo, pp. 63-66.
(5) - ' L. Migliaccio,
La spiritualità di Gedda, in Luigi Gedda, operaio di Cristo,
p. 62.
|