Società Operaia
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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda


In memoria di Sandro Toppino

Carissimi fratelli,
in questi giorni mi è pervenuta una lettera sobria, senza pretese, di stile commerciale, con la quale il Sig. Teobaldo Toppino mi rimetteva un assegno di L.50.000 "Come da disposizioni private di mio fratello Sandro Toppino. Le invio l'unito assegno a favore della Società Operaia del Getsemani da Lui disposte a favore della Direziono Centrale, notando, per regolarità, che avrebbe gradito un cenno di ricevuta."
Questa lettera così scarna e funzionale non solo mi ha fatto piacere, ma mi ha commosso. Attraverso quel giro di parole standardizzate che vengono ripetute negli affari fino a diventare scialbe e insipide, anodine e impersonali come la sala di aspetto di una stazione ferroviaria, è balzata nella mia mente ed ha preso corpo la figura del nostro ultimo fratello scomparso, Sandro Toppino.
Nella nostra Società, fra i pochi conforti che l'aspro periodo della crescenza concede, vi è questo che ha per chi sa intendere un valore incommensurabile: l'opera di Dio fra noi. Silenziosa, imprevista, sovrumana opera. Mentre un qualificato gruppo di operai trascorreva la Pasqua nel nuovissimo Getsemani di Casale Cerro (opera di Dio), un fratello coglieva la palma della sua virtù e del suo apostolato volando al cielo cosicché la Società Operia acquistava proprio in quei giorni una forza nuova, un nuovo interprete (opera di Dio), e questi poteva giovarsi, a sua volta, del suffragio corale dei suoi fratelli raccolti in preghiera (opera di Dio); oggi poi veniamo a conoscere la fedeltà operaia di Sandro Toppino il quale lasciò i vivi silenziosamente, dolcemente, con una morte discreta e raccolta, come discreta e raccolta fu la sua vita, ma disponendo che i suoi risparmi fossero devoluti alla nostra Società (opera di Dio).
Queste arcane armonie, queste rispondenze che passano fra terra e cielo, questi avvenimenti che non escono dai consueti meccanismi organizzativi, ma sbocciano con la freschezza di un fiore silvano nella foresta lussureggiante della volontà divina, sono il saporoso conforto che in questo duro periodo Gesù Agonizzante dona alle nostre anime. Bisogna accorgersi di questi doni e bisogna assaporarli.
D'accordo con Carlo, ho disposto che il lascito, di Toppino sia impiegato in Sante Messe di suffragio e nell'acquisto di un calice che ricorderà questo fratello nel Santuario di Casale.
Mi sembra che il calice sia un' immagine toccante che riassume bene la vita di un'anima getsemanica. Il calice, che non proviene dalla volontà umana e che richiede sovrumana forza di accettazione, il calice che simboleggia ad un tempo la volontà di Dio nei riguardi del singolo e la fedeltà dell'operaio all'esempio del maestro, è un forte simbolo che compendia non solo la vita ma anche l'eredità di un buon operaio.
Ciascuno di noi è chiamato a costruire un calice, a trasformare la sua vita in un calice, cosicché alla morte la Società possegga un nuovo calice che servirà di modello ai fratelli che vivono, di sprone e di conforto. Il primo calice simbolico sarà quello di Sandro.
Ciascuno di noi lavori per lasciare al Getsemani un calice grande, prezioso, finemente cesellato, dal dolore, impreziosito non di pietre materiali ma di virtù. In particolare, invito la mia anima e la vostra ad accostare le labbra al calice costruito da Sandro con la vita e con la sua morte.
Chi beve a questo calice, beve la fedeltà. Una fedeltà che non soffre le altalene del sentimento, che non minaccia di spegnersi ad ogni momento per il soffio impetuoso degli avvenimenti umani; che non esige l'allattamento artificiale, ma che si nutre all'altare, alla vita dei Santi, alla comprensione dei fenomeni che si svolgono, alla meditazione e allo studio. Una fedeltà virile, dignitosa, dolce, signorile, leale, obbediente, particolareggiata, riguardosa. Ne abbiamo bisogno di questa fedeltà.
Sandro Toppino rimane fra noi come un maestro di fedeltà silenziosa e tenace. Egli la ottenga per noi dal Signore; mentre gode del premio eterno e mentre prepara in Paradiso un posto per ciascuno di noi.
Nel suo dolce ricordo, fraternamente vi abbraccio.

Luigi
Roma, 5 Giugno 1951
Festività del S. Cuore di Gesù.

 

 

 

Lettera 1° maggio 1951

 

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