Carissimi fratelli,
in questi giorni mi è pervenuta una lettera sobria, senza pretese,
di stile commerciale, con la quale il Sig. Teobaldo Toppino mi rimetteva
un assegno di L.50.000 "Come da disposizioni private di mio fratello
Sandro Toppino. Le invio l'unito assegno a favore della Società
Operaia del Getsemani da Lui disposte a favore della Direziono Centrale,
notando, per regolarità, che avrebbe gradito un cenno di ricevuta."
Questa lettera così scarna e funzionale non solo mi ha fatto
piacere, ma mi ha commosso. Attraverso quel giro di parole standardizzate
che vengono ripetute negli affari fino a diventare scialbe e insipide,
anodine e impersonali come la sala di aspetto di una stazione ferroviaria,
è balzata nella mia mente ed ha preso corpo la figura del nostro
ultimo fratello scomparso, Sandro Toppino.
Nella nostra Società, fra i pochi conforti che l'aspro periodo
della crescenza concede, vi è questo che ha per chi sa intendere
un valore incommensurabile: l'opera di Dio fra noi. Silenziosa, imprevista,
sovrumana opera. Mentre un qualificato gruppo di operai trascorreva
la Pasqua nel nuovissimo Getsemani di Casale Cerro (opera di Dio), un
fratello coglieva la palma della sua virtù e del suo apostolato
volando al cielo cosicché la Società Operia acquistava
proprio in quei giorni una forza nuova, un nuovo interprete (opera di
Dio), e questi poteva giovarsi, a sua volta, del suffragio corale dei
suoi fratelli raccolti in preghiera (opera di Dio); oggi poi veniamo
a conoscere la fedeltà operaia di Sandro Toppino il quale lasciò
i vivi silenziosamente, dolcemente, con una morte discreta e raccolta,
come discreta e raccolta fu la sua vita, ma disponendo che i suoi risparmi
fossero devoluti alla nostra Società (opera di Dio).
Queste arcane armonie, queste rispondenze che passano fra terra e cielo,
questi avvenimenti che non escono dai consueti meccanismi organizzativi,
ma sbocciano con la freschezza di un fiore silvano nella foresta lussureggiante
della volontà divina, sono il saporoso conforto che in questo
duro periodo Gesù Agonizzante dona alle nostre anime. Bisogna
accorgersi di questi doni e bisogna assaporarli.
D'accordo con Carlo, ho disposto che il lascito, di Toppino sia impiegato
in Sante Messe di suffragio e nell'acquisto di un calice che ricorderà
questo fratello nel Santuario di Casale.
Mi sembra che il calice sia un' immagine toccante che riassume bene
la vita di un'anima getsemanica. Il calice, che non proviene dalla volontà
umana e che richiede sovrumana forza di accettazione, il calice che
simboleggia ad un tempo la volontà di Dio nei riguardi del singolo
e la fedeltà dell'operaio all'esempio del maestro, è un
forte simbolo che compendia non solo la vita ma anche l'eredità
di un buon operaio.
Ciascuno di noi è chiamato a costruire un calice, a trasformare
la sua vita in un calice, cosicché alla morte la Società
possegga un nuovo calice che servirà di modello ai fratelli che
vivono, di sprone e di conforto. Il primo calice simbolico sarà
quello di Sandro.
Ciascuno di noi lavori per lasciare al Getsemani un calice grande, prezioso,
finemente cesellato, dal dolore, impreziosito non di pietre materiali
ma di virtù. In particolare, invito la mia anima e la vostra
ad accostare le labbra al calice costruito da Sandro con la vita e con
la sua morte.
Chi beve a questo calice, beve la fedeltà. Una fedeltà
che non soffre le altalene del sentimento, che non minaccia di spegnersi
ad ogni momento per il soffio impetuoso degli avvenimenti umani; che
non esige l'allattamento artificiale, ma che si nutre all'altare, alla
vita dei Santi, alla comprensione dei fenomeni che si svolgono, alla
meditazione e allo studio. Una fedeltà virile, dignitosa, dolce,
signorile, leale, obbediente, particolareggiata, riguardosa. Ne abbiamo
bisogno di questa fedeltà.
Sandro Toppino rimane fra noi come un maestro di fedeltà silenziosa
e tenace. Egli la ottenga per noi dal Signore; mentre gode del premio
eterno e mentre prepara in Paradiso un posto per ciascuno di noi.
Nel suo dolce ricordo, fraternamente vi abbraccio.