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Roma, Solennità di Maria Ausiliatrice
1953
Carissimi fratelli del ROD,
per quanto si viva in un'atmosfera carica di passionalità terrene
e di formidabili problemi, anzi appunto per questo, mi sembra necessario
di scrivervi la presente lettera affinché il nostro colloquio
spirituale (di solito alimentato da Diario e da Tabor) non si impoverisca,
ma acquisti maggiore intensità e maturazione.
Siamo ormai al termine del mese di maggio ed il tema della nostra
conversazione non può che essere la Madonna e, per l'amore
che Le portiamo, il desiderio di imitare il Suo esempio. Essa, la
nostra dolce Madre, dovette assistere ad avvenimenti certamente non
meno turbinosi ed emotivi di quelli che la storia di oggi ci offre
e perciò il Suo atteggiamento, di fronte ai fatti esterni,
ci può essere di grande aiuto. A me sembra che la sintesi del
comportamento di Maria SS. venga riflessa in quelle parole che dicono,
a proposito di certi avvenimenti che riguardavano il Suo Divino figlio:
"Maria poi riteneva tutte queste cose, meditandole in cuor suo,,
(Lc.2,19). Cioè Maria non era distratta, ne indifferente, ne
impaurita ma traeva dalla storia un ammaestramento nuovo e sulla base
di questo costruiva nel Suo pensiero un'esperienza e cioè l'esperienza
cristiana della vita la quale, con luci e con tenebre, ci offre ad
ogni istante la riprova che Dio regge le sorti del mondo e le riconduce
qualunque cosa accada, nel quadro della Sua volontà. Questo
atteggiamento di Maria, discepola di Dio attraverso lo studio degli
avvenimenti, mi ricorda il motto araldico di un Cardinale di S. R.
C. il quale dice: ,,paratus semper doceri,, e cioè "sempre
pronto ad imparare". Se così faceva la Madonna, che pur
essendo inondata della luce di una particolare scienza approfittava
delle circostanze e delle esperienze della vita per arricchirla, molto
più dovremmo ispirarci a quel principio noi che non abbiamo
i lumi di Maria.
Gli insegnamenti che derivano dalla storia così concepita e
studiata sono innumerevoli, ma quello che ogni altro riassume consiste,
come prima accennavo, nell'acquisita certezza che un piano divino
regge uomini e cose nel divenire del mondo. Questo insegnamento è
molto bello in ogni circostanza della vita ma oltre ché bello
è utile, anzi essenziale, nelle giornate difficili quando l'anima
è in tormento perché non può antivedere il domani,
quando problemi si incrociano come paurosi incubi, le certezze umane
svaporano e l'uomo rimane essenzialmente solo al cospetto del suo
Dio nella stremata posizione dell'Agonizzante del Getsemani. Allora,
quando ogni giorno è trascinato e quando l'orizzonte si chiude
impenetrabile ed ostile al di là del giorno in cui si vive,
quando la nostra vita è circondata da tenebre e il nostro cammino
più che dalla ragione è rischiarato dalla fede, allora
è di supremo conforto pensare che è Lui l'Onnipotente
che dirige le cose degli uomini e di ciascun uomo, è Lui che
ci ha tratti dal non essere e che ci conduce, secondo i suoi piani,
alla compiutezza di una vita che sarà coronata dopo la morte.
Allora è dolce abbandonarsi a questa fiducia che ci mette nelle
braccia di Dio e perciò in una condizione di profonda verità,
speranza e amore.
Non so se mi sbaglio, ma quella frase di Gesù "chi ha
cara la sua vita la perderà, e chi avrà perduto la vita
per amor mio, la troverà", (Mt.10,39) può avere,
fra l'altro, questo significato che in definitiva l'uomo deve sottomettere
la sua intelligenza alla suprema intelligenza di Dio, deve preporre
il pensiero di Dio alle proprie vedute, deve salvare nella fede la
sua anima intelligente ma insufficiente ed angosciata, attingendo
in un supremo atto di abbandono le vette della sua unione con Dio.
Scusatemi, cari fratelli, la chiacchierata e consentitemi alcune parole
intorno alla nostra vita di Società. Gli Esercizi Pasquali
dei Capi Rod sono andati assai bene sia per il numero dei partecipanti,
sia per gli argomenti trattati e per i frutti raccolti. Nel "Getsemani"
di Casale veramente abbiamo vissuto giorni di pieno spirito fraterno
e di soprannaturale istanza come si conviene al nostro ideale di consacrazione.
Ora il beneficio degli Esercizi Spirituali deve essere esteso a tutti
gli Operai sia per il bene spirituale di ciascuno, sia per l'efficienza
di vita della nostra Società la quale non può certamente
riconoscere come suo membro chi diserta senza motivo valido tali Esercizi.
Perciò vi prego di considerare i turni di Esercizi annunziati
da Diario e di scegliere fra essi il corso che più si confà
alla vostra condizione e alle vostre possibilità. Una prima
occasione vi viene offerta per la prossima festa di San Pietro, (dal
27 giugno sera al 2 luglio mattina) a Pompei, e cioè in condizione
più favorevole per gli operai del Centro, del Mezzogiorno e
delle Isole. Sappiatene approfittare anche per ritemprarvi delle fatiche
che lodevolmente sostenete in questo agitato periodo elettorale.
Ad ogni modo conto di rivedervi, tutti, nei corsi di Esercizi.
E con questa speranza mi è caro salutarvi, abbracciandovi,
con fraterno affetto.
Vostro Luigi

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Lettera di Luigi Gedda
allegata a <<Diario>>
Maggio 1953
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