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Scritti di Luigi Gedda


Anno Santo ed Esercizi

Carissimi Fratelli,

alla vigilia dei nostri esercizi spirituali, raccogliamoci a pensare che essi rivestono, quest'anno ed a motivo dell'Anno Santo, un significato particolare.
Se vogliamo «sentire» con la Chiesa dobbiamo dire a noi stessi che questo dev'essere un anno di liberazione e di più ardente consacrazione al Signore.
Questa occasione è molto opportuna per rigenerare la nostra anima e per mettere a posto distanze e prospettive.

Fa parte degli inizi quello di considerare la vita di consacrazione come un bene che facilmente si conquista e si conserva con un'azione negativa e cioè evitando il male con le sue manifestazioni.
Poi, durante la vita, si capisce che questa è soltanto una verità parziale e che il dono della consacrazione e cioè la santità può essere conquistata, come il Paradiso, soltanto dai violenti.
Questo termine, peraltro, va spiegato, perché non si riferisce alla violenza del linguaggio comune, bensì alla forza spirituale capace di vincere, di forzare e cioè di «violare» la giustizia di Dio, sollecitando e puntando sulla Sua Misericordia.
Questa violenza è la forza spirituale che irradia dai mansueti, dai costanti, dai pazienti, dai buoni, da quelli che hanno una fede che resiste ad ogni prova, da quelli che ricercano pazientemente, nelle viscere della propria vita, la voce della volontà di Dio e la seguono, per misteriosa che sia.
A questo atteggiamento spirituale che corrisponde tanto bene a quello del Santo Cuore «mite ed umile» Iddio non è capace di resistere e piega la Sua Onnipotenza ad assecondare la preghiera dell'uomo che sa essere tale.

Un aspetto che mi sembra molto importante è poi questo: come nella vita fisica, la scienza ha ormai dimostrato che non possono esistere nel tessuto dell'umanità del passato del presente e del futuro, due individui somaticamente identici, così nella vita dell'anima non esiste standardizzazione.
Forse è una meraviglia della creazione anche questa che tutti gli uomini siano caratteristici e cioè differenti l'uno dall'altro, così da offrire a Dio un omaggio variato e concorde ad un tempo.
A questa «personalità» spirituale di ciascun uomo che Duns Scoto chiama l'ecceitas, corrisponde un dono di grazia da parte di Dio parallelo e adeguato.
E proprio di questa grazia «su misura» di cui abbiamo bisogno, perciò non soltanto la virtù deve personalizzarsi secondo il programma assegnato da Dio a ciascuno di noi, ma anche la preghiera deve passare dal corale indistinto all'invocazione personalizzata, ed a volte agonizzante.
L'Anno Santo ci ripropone lo studio della realtà spirituale nella quale siamo immersi in termini di verità meglio conosciuta, più amata, e seguita con una determinazione più virile, in umiltà che distrugga ogni passione e che meriti ogni grazia.
Torniamo quindi agli esercizi non trascinando la nostra anima, ma con lo spirito dell'esploratore che parte alla conquista di nuove terre e di nuovi cieli.
Le profondità inesauribili ed inesprimibili del volere di Dio ci attraggano con il loro fascino e non lascino che l'anima nostra si acquieti nella mediocrità di chi si accontenta ed interrompe il cammino.


Pregate per me.


Luigi

Roma, festività del S. Cuore - 16 Giugno 1950

 

 

 

 

Lettera giugno-liglio 1950

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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