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Scritti di Luigi Gedda

"Dio è Dio"

Nella sacra rappresentazione di Calderòn de la Barca "II gran Teatro del Mondo" ricorre spesso da parte dell'attrice che rappresenta "La Legge di Grazia" l'invito a bene operare perché "Dio è Dio".

Questa espressione è forse una reminiscenza islamica affiorata nel pensiero dell'autore spagnolo. Fra i mussulmani è frequente la frase "Allah è Allah" che i muezzin ripetono ogni giorno dai minareti delle moschee.
Certo è che nel testo di Calderòn de la Barca la frase possiede un timbro profondamente cristiano e cioè corretto nei confronti del fatalismo che imbeve il pensiero dei mussulmani nei loro rapporti con Dio.
Fermandoci a considerare le operazioni del Divino Agricoltore nel mondo e fra le anime, dobbiamo subito individuare l'errore per tenercene lontani.
Questo errore è comune tanto al fatalismo mussulmano quanto al determinismo protestante; e non stupisca tale accostamento perché l'errore ovunque si manifesta trova una sua unità nell'affermare i principi che si oppongono alla verità.
Dunque è sbagliato pensare che il sommo volere di Dio annulli le possibilità del nostro personale volere e conduca le nostre anime nelle paludi del fatalismo, oppure contro i cancelli di una inviolabile predestinazione.
Il volere di Dio è la suprema legge del creato, ma legge di vita, cioè stimolo a bene operare perché il contributo del nostro volere è desiderato, previsto e richiesto.
Dio è Dio! Perciò il suo volere è perfetto, come il suo autore, e la perfezione, anzi il miracolo, consiste nel suo compiersi senza recare violenza al libero volere dell'uomo.
Ogni uomo merita e perciò si salva e si santifica quando liberamente vuole ciò che vuole Iddio.
Il fatalismo e la predestinazione sono oltraggi alla perfezione di questa legge suprema e l'operaio deve guardarsene perché non manchi al suo lavoro l'eroismo e la speranza.


"O Signore che hai voluto crearmi dal nulla ed assegnarmi una parte nel teatro del mondo, fa che io sia fedele alle tue intenzioni ed al mio compito.
Nelle giornate della mia vita una cosa importa:
che il mio essere agisca con fedeltà al tuo volere cioè con certezza, amore e speranza.
Le anime, o Signore, sono come le vetrate policrome che decorano le chiese, quando si guardano a luce incidente sembrano volgari, composte come sono di superfici opache, quasi deformi, pesantemente legate con articolazioni di piombo.
Ma quando il sole batte su queste vetrate e si guardano per trasparenza ogni spicchio di vetro rifulge nel fulgore della luce e compone il suo colore in quadro palpitante di verità e di bellezza.
Cosi è per le nostre anime, che sono sordide, incomprensibili, impiombate dal peccato d'origine, divengono fulgide, rigenerate e divine, quando sono investite e permeate dal tuo volere.
O Signore, fuoco e luce dell'anima mia, consentimi di assorbire le modulazioni e gli accenti del Tuo volere!",


Luigi

 

 

 

 

 

Lettera maggio - giugno 1952

 

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