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Nella sacra rappresentazione di Calderòn de la Barca "II
gran Teatro del Mondo" ricorre spesso da parte dell'attrice che
rappresenta "La Legge di Grazia" l'invito a bene operare
perché "Dio è Dio".
Questa espressione è forse una reminiscenza islamica affiorata
nel pensiero dell'autore spagnolo. Fra i mussulmani è frequente
la frase "Allah è Allah" che i muezzin ripetono ogni
giorno dai minareti delle moschee.
Certo è che nel testo di Calderòn de la Barca la frase
possiede un timbro profondamente cristiano e cioè corretto
nei confronti del fatalismo che imbeve il pensiero dei mussulmani
nei loro rapporti con Dio.
Fermandoci a considerare le operazioni del Divino Agricoltore nel
mondo e fra le anime, dobbiamo subito individuare l'errore per tenercene
lontani.
Questo errore è comune tanto al fatalismo mussulmano quanto
al determinismo protestante; e non stupisca tale accostamento perché
l'errore ovunque si manifesta trova una sua unità nell'affermare
i principi che si oppongono alla verità.
Dunque è sbagliato pensare che il sommo volere di Dio annulli
le possibilità del nostro personale volere e conduca le nostre
anime nelle paludi del fatalismo, oppure contro i cancelli di una
inviolabile predestinazione.
Il volere di Dio è la suprema legge del creato, ma legge di
vita, cioè stimolo a bene operare perché il contributo
del nostro volere è desiderato, previsto e richiesto.
Dio è Dio! Perciò il suo volere è perfetto, come
il suo autore, e la perfezione, anzi il miracolo, consiste nel suo
compiersi senza recare violenza al libero volere dell'uomo.
Ogni uomo merita e perciò si salva e si santifica quando liberamente
vuole ciò che vuole Iddio.
Il fatalismo e la predestinazione sono oltraggi alla perfezione di
questa legge suprema e l'operaio deve guardarsene perché non
manchi al suo lavoro l'eroismo e la speranza.
"O Signore che hai voluto crearmi dal nulla ed assegnarmi una
parte nel teatro del mondo, fa che io sia fedele alle tue intenzioni
ed al mio compito.
Nelle giornate della mia vita una cosa importa:
che il mio essere agisca con fedeltà al tuo volere cioè
con certezza, amore e speranza.
Le anime, o Signore, sono come le vetrate policrome che decorano
le chiese, quando si guardano a luce incidente sembrano volgari,
composte come sono di superfici opache, quasi deformi, pesantemente
legate con articolazioni di piombo.
Ma quando il sole batte su queste vetrate e si guardano per trasparenza
ogni spicchio di vetro rifulge nel fulgore della luce e compone
il suo colore in quadro palpitante di verità e di bellezza.
Cosi è per le nostre anime, che sono sordide, incomprensibili,
impiombate dal peccato d'origine, divengono fulgide, rigenerate
e divine, quando sono investite e permeate dal tuo volere.
O Signore, fuoco e luce dell'anima mia, consentimi di assorbire
le modulazioni e gli accenti del Tuo volere!",
Luigi
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Lettera maggio - giugno 1952
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