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Capitolo XII
VI FU PERO’ UN GIOVANE…
«Allora si fecero avanti e misero
le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli
che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì
il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù
gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli
che mettono mano alla spada, periranno di spada. Pensi forse che io
non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di
dodici Legioni di Angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture,
secondo le quali così deve avvenire?"» (Matteo
26,50-54).
«Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei
presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote
e gli recise l'orecchio». (Marco 14,46-47).
«Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava
per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada?".
E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò
l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: "Lasciate,
basta così!". E toccandogli l'orecchio, lo guarì»
(Luca 22,49-51)
«Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori
e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio
destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro:
"Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice
che il padre mi ha dato?"»- (Giovanni 18,10-11).
«Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però
lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo e lo fermarono. Ma egli,
lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo» (Marco 14, 50-52)
Dopo il secondo «Sono io»
che Gesù esprime non più come Dio, ma come quell'uomo
nazareno che viene ricercato, gli mettono le mani addosso e lo catturano.
Scatta in quel momento nel pensiero dei tre discepoli il dovere di opporsi
a quella infamia e, fra questi, Pietro che aveva con sé una spada,
la sfodera e cerca di colpire la testa di Malco, servo del grande sacerdote,
ma gli riesce soltanto di mozzargli un orecchio, quello destro come
riferiscono Luca e Giovanni. La reazione armata di Pietro provocò
un momento di arresto nel procedimento della cattura e permise a Gesù
di parlare a Pietro dicendogli: «Rimetti la spada nel fodero,
perché quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada»
(Mt 26,52) e Gesù «toccando l'orecchio [di Malco] lo guarì»
(Lc 22,51). Si tratta di un miracolo che dimostra nuovamente la natura
divina di Gesù e che avrebbe dovuto ricordare a Pietro, Giacomo
e Giovanni l'episodio della figlia di Giairo, quando Gesù li
volle con sé perché fossero testimoni di quella guarigione
(Mc 5,21-43).
Racconta l'evangelista Marco: «Allora, abbandonandolo, tutti fuggirono.
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo
e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo».
Molti pensano che questo giovane, forse parente del proprietario del
Getsemani e guardiano del luogo, fosse lo stesso evangelista Marco.
Certo è che i discepoli, quegli otto che Gesù aveva lasciato
all'ingresso del Getsemani e i tre che Gesù aveva preso con sé,
«tutti» i discepoli fuggirono, come Gesù stesso aveva
predetto dicendo a loro nel Cenacolo: «Voi tutti vi scandalizzerete
per causa mia in questa notte» (Mt 26,31).
Fra i «tutti» Pietro, che però segue la turba che
ha catturato Gesù fino al tribunale di Caifa dove, alle dichiarazioni
di una serva che lo riconosce come un galileo discepolo di Gesù,
egli dichiara per tre volte di non conoscerlo.
Come spiegare questo comportamento di Pietro così confuso, contraddittorio,
irrazionale? Certamente ricordando che non solo lui ma anche Giacomo
e Giovanni, invece di vegliare e pregare come Gesù per tre volte
li aveva sollecitati, avevano ceduto al sonno e lasciato solo il Maestro
nella sua angoscia. E allora, come e perché quei discepoli che
Gesù aveva prescelto in varie occasioni e, specialmente Pietro,
non seppero guardare gli avvenimenti nell'ottica di Gesù, manifestando
tale insipienza, ignoranza, debolezza e incapacità? Questo comportamento
assurdo e deplorevole è un importante documento che la spiritualità
del Getsemani ci conduce a meditare: i tre discepoli non avevano ancora
ricevuto lo Spirito Santo.
Quaranta giorni dopo «venne all'improvviso dal cielo un rombo,
come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa
dove si trovavano. Apparvero loro lingue
come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed
essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in
altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
«Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni
nazione che è sotto il ciclo. Venuto quel fragore, la folla si
radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva
parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per
lo stupore dicevano: "Costoro che parlano non sono forse tutti
Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua
nativa? [...]. Che significa questo?".
«Allora Pietro levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò
a voce alta così: "Uomini di Giudea, e voi tutti che vi
trovate a Gerusalemme [...] fate attenzione alle mie parole: [...].
Questo Gesù Dio l'ha risuscitato [...] e dopo aver ricevuto dal
Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi
stessi potete vedere e udire"» (At 2,2-33).
Successivamente Pietro, pregato da uno storpio che gli facesse l'elemosina,
rispose: «Non possiedo né argento né oro, ma quello
che ho te lo dò: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno,
cammina!» Così risanò miracolosamente lo storpio
e al popolo che si raccoglieva pieno di stupore Pietro disse: «Uomini
d'Israele, perché vi meravigliate di questo [...] voi invece
avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato
un assassino e avete ucciso l'autore della vita. Ma Dio l'ha risuscitato
dai morti e di questo noi siamo testimoni. Proprio per la fede riposta
in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest'uomo che voi vedete
e conoscete; la fede in lui ha dato a quest'uomo la perfetta guarigione
alla presenza di tutti voi» (At 3,12-16).
Il miracolo operato da Pietro e l'effetto delle sue parole furono così
grandi che Pietro e Giovanni furono imprigionati dal Sinedrio e poi
interrogati: «"Con quale potere o in nome di chi avete fatto
questo?" Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: "Capi
del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio
recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute,
la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome
di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio
ha risuscitato dai morti". [...] [I capi del -Sinedrio] vedendo
la franchezza di Pietro e di Giovanni e considerando che erano senza
istruzione e popolani, rimanevano stupefatti riconoscendoli per coloro
che erano stati con Gesù» (At. 4,7-13).
Paragonate questo Pietro sicuro di sé, operatore di un miracolo
e intrepido testimone di Cristo a quello che avete conosciuto nel Getsemani
sonnacchioso, operatore del distacco dell'orecchio di Malco, e per tre
volte negatore di Cristo prima che il gallo cantasse (Gv 18,27). Sembra
trattarsi di un altro uomo. Effettivamente Pietro è trasformato
e autore della sua trasformazione è lo Spirito Santo che gli
conferisce i suoi doni i quali gli permettono di essere tale e, inoltre,
di godere di quella permanente gioia di cui ci ha parlato Giovanni Paolo
II con queste incisive parole:
«Ai discepoli Gesù rivolge l'invito a rallegrarsi, a
vincere la tentazione della tristezza per la partenza del Maestro,
perché questa partenza è condizione disposta nel disegno
divino per la venuta dello Spirito Santo: "È bene per
voi che io me ne vada, perché se non me ne vado non verrà
a voi il consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò"
(Gv 16,7). Sarà il dono dello Spirito Santo a procurare ai
discepoli una gioia grande, anzi la pienezza della gioia, secondo
l'intenzione espressa da Gesù. Il Salvatore, infatti, dopo
aver invitato i discepoli a rimanere nel suo amore, aveva detto: "Questo
vi ho detto perché la mia gioia sia con voi e la vostra gioia
sia piena" (Gv 15,11; cfr. 17,13). È lo Spirito Santo
a mettere nel cuore dei discepoli la stessa
gioia di Gesù, gioia della fedeltà all'amore che viene
dal Padre».(1)
Discorso
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
SUL GETSEMANI
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"SPIRITUALITA'
GETSEMANICA"
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Ed.Massimo 1992
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INDICE
(1) Giovanni Paolo II, Udienza generale
del 19 giugno 1991.
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