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Scritti di Luigi Gedda

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
SUL GETSEMANI

Si pensava che la Spiritualità del Getsemani potesse offrire l'essenziale del suo insegnamento attraverso le dodici meditazioni per la «Società Operaia», quando, per una provvidenziale coincidenza, il 9 aprile 1992 intervenne il Papa a dettarci un nuovo insegnamento getsemanico.
Si tratta del discorso che Giovanni Paolo II tenne ai giovani che avevano partecipato alla veglia di preghiera in preparazione della VII Giornata Mondiale della Gioventù.
Una caratteristica di questo discorso, secondo quanto riferisce L'Osservatore Romano del 10.4.1992 è quella di essere «improvvisato» e con ciò si dimostra quanto sia abituale e profonda la riflessione del Papa sul mistero del Getsemani.
Riportiamo integralmente le parole del Papa, che definisce il Getsemani come il «definitivo confronto fra il Padre e il Figlio» e come la veglia fosse «necessaria per mostrare nella dimensione umana che il Figlio conosce il Padre, che è deciso a rivelare il Padre attraverso la Croce».
È molto importante che questo discorso sia stato rivolto a giovani che il Papa invita a riparare alla «veglia mancata» dei discepoli con la veglia e la preghiera per la nuova evangelizzazione del mondo di oggi.

Carissimi,
abbiamo incominciato questa veglia con l'entrata della Croce: la Croce della Giornata dei Giovani e di ogni giornata. Questa Croce è entrata di nuovo tra noi portata, sulle spalle, dai giovani.
La Croce e la veglia. La Croce è entrata definitivamente nella vita messianica di Gesù Cristo durante una veglia; sì, una veglia di preghiera. È entrata, questa Croce, nell'orto del Getsemani, benché in senso definitivo, a poca distanza dalla definitiva realtà della crocifissione. Durante la veglia - molte volte vegliava - Gesù passava le notti in preghiera.
Ma, questa, è una notte ultima, è la veglia definitiva. La Croce, Gesù la preannunciava. Era pronto da tanto tempo; era venuto per questa «Ora», si preparava a bere il calice fino infondo: «Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?» (cfr. Gv 18,11).
Tutto era pronto, ma ci voleva quell'«Ora» del Getsemani, quella veglia, quella solitaria preghiera del Signore. Ci voleva un ultimo e definitivo confronto fra il Figlio e il Padre: «Nessuno conosce il Figlio, se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (cfr. Mt 11,27; Lc 10,21-22).
Si tratta quindi del definitivo confronto fra il Padre e il Figlio, il Figlio unigenito, il Figlio consostanziale, Dio da Dio, generato e non creato.
Questa veglia di definitivo confronto era necessaria per mostrare nella dimensione umana che il Figlio conosce il Padre, che è deciso a rivelare il Padre attraverso la Croce.
La veglia di Cristo al Getsemani: il suo «sì» ultimo, definitivo e incondizionato. E poi la Croce si avvicina nella sua realtà drammatica, brutale, crudele; si avvicina rapidamente. Fra poco Gesù sarà davanti al Sinedrio; passerà la notte in preghiera, di nuovo la mattina davanti al Sinedrio, poi davanti al tribunale romano, davanti a Pilato, davanti ad Erode, poi davanti alla folla che domanda in modo categorico: «Via, via, crocifiggilo!» (cfr. Gv 19,15). E il giudice cede.
E, da questo momento, Cristo flagellato, coronato di spine, incontra, abbraccia questa Croce come una realtà concreta, la Croce di un condannato a morte, la morte più umiliante; poi viene crocifisso e durante le ore della sua agonia arriva a dire: Consummatum est (cfr. Gv 19,30), e a offrire, a dare al Padre pienamente e definitivamente se stesso.
Avete introdotto questa celebrazione della VII Giornata Mondiale della Gioventù con la veglia, come in tutte le Giornate precedenti: ultimamente a Czestochowa, prima a Santiago de Compostela, prima ancora a Buenos Aires e poi in tanti, diversi posti dove si celebra, nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità, questa veglia.
Bene avete introdotto questa veglia della celebrazione della prossima Domenica delle Palme a Roma, perché, quando Cristo ha vissuto la sua veglia nel Getsemani, era con lui la Chiesa, già è stata anticipata questa Chiesa che doveva nascere dalla Croce, doveva rivelarsi nel giorno della Pentecoste, ma era già anticipata sacramentalmente nel Cenacolo e gli apostoli che Gesù portava con sé nel Getsemani hanno già vissuto l'Eucaristia, la prima Eucaristia celebrata da Lui. L'Eucaristia che fa la Chiesa.
Allora era presente in questa veglia di Gesù la Chiesa, era anche invitata a prendere parte a questa sua veglia definitiva. Tutti insieme i Dodici, undici senza il traditore, condotti nell'orto del Getsemani e poi i tre avvicinati di più con una parola d'incoraggiamento: «Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione» (cfr. Mt 26,41).
Ecco questa veglia detta Chiesa nascente, detta Chiesa anticipata nell'Eucaristia nel Cenacolo, questa veglia era in qualche senso una veglia mancata. Gesù lo ha constatato poco dopo, e questi tre privilegiati non vegliano con Lui. La fatica era più forte, forse la commozione della giornata era più forte, forse anche mancava qualche altro apostolo e li ha trovati dormienti nel posto dove li aveva lasciati e allora li incoraggiò di nuovo: «Vegliate e pregate per non cadere in tentazione» (Mt 26,41).
È molto significativa la situazione, significativa per la veglia mancata degli apostoli e della Chiesa che abbandona il suo maestro, il suo Messia, il suo Cristo, nel momento decisivo della nostra redenzione.
Avete fatto bene introducendo nella vostra celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù una veglia. Ci vuole una risposta a questa veglia mancata. La Chiesa deve vegliare e pregare ed ha imparato, attraverso l'esperienza mancata del Getsemani, che deve sempre vegliare, essere sempre pronta a partecipare al mistero di Cristo, mistero della nostra redenzione.
La Chiesa di Roma, la Chiesa dappertutto, nel mondo. Cristo, dopo questa sua esperienza piuttosto negativa con la Chiesa e con gli Apostoli, non li abbandona, non li allontana, nonostante le mancanze ulteriori: gli Apostoli sono fuggiti, Pietro ha negato il Maestro, per non parlare di Giuda; nonostante tutto questo, Cristo non li ha screditati. Dopo la sua Risurrezione subito è tra loro e conferma la loro missione: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi» (cfr. Gv 20,21).
Dopo questa prima parola del Risorto viene l'ultima parola del Risorto che, alla soglia della sua assunzione, dice: «Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni» (cfr. Mt 28,19). Allora ha confermato tutti gli Apostoli, ha confermato Pietro. Allora una veglia mancata tanto più deve cambiarsi in una veglia continuata. La Chiesa che ha ricevuto questa missione di testimoniare: «Sarete miei testimoni», questa Chiesa non può mai mancare nella veglia, non può mai venir meno alla sua vocazione, di Chiesa.
: La Chiesa siamo noi tutti, i Dodici rappresentano non solamente i loro successori, il munus episcopale, rappresentano tutto Israele, tutta la comunità della Chiesa, tutto il popolo di Dio, rappresentano non solamente questa specifica missione, vocazione al sacerdozio, al ministero episcopale, ma rappresentano tutte le vocazioni cristiane.
E se Gesù dice loro e se la Chiesa dice oggi a voi, Gesù dice a voi: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni» (cfr. Mt 28,19), dice che dovete essere in una veglia continua, ascoltare la sua Parola. Dove, Signore, devo andare, qual è la mia strada, il mio cammino, cosa vuoi da me? «Eccomi, eccomi» avete sentito cantare tante volte: «Eccomi».







 

 

"SPIRITUALITA'

GETSEMANICA"

 

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Ed.Massimo 1992

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INDICE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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