II punto focale della Spiritualità
Getsemanica consiste nelle parole pronunciate da Gesù nella notte
dell'uliveto, a conclusione del colloquio con Dio suo Padre: «Non
la mia volontà, o Padre, ma la tua sia fatta».
Da questa solenne affermazione, come da una sorgente, scaturisce la
Spiritualità Getsemanica.
Le parole di Gesù ricordano anzitutto che la Volontà divina
ha creato l'universo, lo sorregge e lo finalizza tenendo conto della
vita di ogni uomo che nel piano divino ha uno scopo, ossia un compito
che richiede di essere conosciuto e portato a termine.
Giovanni Paolo II, nel messaggio che ha rivolto il 15 agosto 1990 ai
giovani per la VI giornata mondiale della gioventù, che ebbe
luogo nell'anno successivo a Czestochowa, ha scritto testualmente: «La
santità è l'essenziale eredità dei figli di Dio».
Cristo dice: «Siate perfetti come è
perfetto il Padre vostro» (Mt 5,48). Essa
consiste nel compiere la Volontà del Padre in ogni circostanza
della vita. E la strada maestra che Gesù stesso ci ha indicato:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno
dei cieli, ma colui che fa la Volontà del Padre mio che è
nei cieli» (Mt 7,21).
La Volontà di Dio ha conferito alla vita dell'uomo un valore
inestimabile, in quanto ha infuso in Adamo e nei suoi discendenti l'anima,
componente spirituale che rende l'uomo, a Sua somiglianza, intelligente,
libero e immortale.
Il significato della vita umana dipende da questa sua collocazione nel
piano divino e perciò ogni vita è sacra e richiede di
essere rispettata e difesa a qualunque livello sociale appartenga e
in ogni momento della sua esistenza.
Dio onora l'intelligenza e la libertà
dell'uomo in quanto attende che egli ricerchi la sua Volontà
e aderisca ad essa con piena coscienza e leale comportamento.
Gesù nel Getsemani ci offre l'esempio del rispetto che l'uomo
deve avere per la Volontà di Dio Creatore.
Questo rispetto si esprime in due modi fondamentali, ossia nell'accettazione
della Volontà di Dio quando questa si manifesta negli avvenimenti
a prescindere dalla nostra scelta, sia tale Volontà gradevole,
o misteriosa, oppure amara come fu quella che Gesù accettò
nel Getsemani.
Il secondo rispetto che l'uomo deve alla Volontà di Dio è
quello della ricerca per dirigere i suoi pensieri e la sua condotta
conforme ad essa.
La ricerca attiva della Volontà di Dio è doverosa e possibile
perché Dio Padre, prima ancora della nascita di Gesù,
ha rivelato il suo Volere mediante il Decalogo dettato a Mosé
sul monte Sinai. Infatti il peccato d'origine aveva talmente sconvolto
l'intelligenza e la volontà dell'uomo da renderlo incapace di
conoscere e praticare la Volontà del Creatore.
Nella pienezza dei tempi, circa duemila anni fa, Dio Padre affidò
a suo figlio Gesù il compito di confermare, esemplificare e integrare
i dieci comandamenti e di redimere l'uomo con il suo sangue.
Dopo la Resurrezione di Gesù, lo Spirito Santo assiste la Chiesa
e mediante Pietro e i suoi successori la rende infallibile. Perciò
è sempre possibile all'uomo di conoscere e compiere la Volontà
di Dio.
L'insegnamento del Getsemani esprime l'adesione dell'Uomo-Dio non genericamente
alla Volontà di suo Padre ma anche e specialmente alla sua Volontà
salvatrice. Questo aspetto della Volontà di Dio non permette
al cristiano di pensare solo alla sua personale salvezza, ma gli impone
di essere salvatore di altri, di molti altri.
Per questo motivo il Getsemani accende la vocazione operaia, anticipata
dalle parole di Gesù riportate dall'evangelista Luca (10,1-2):
«II Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò
a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava
per recarsi. Diceva loro: "La messe è molta, ma gli operai
sono pochi. Pregate dunque il Padrone della messe perché mandi
operai per la sua messe". In rapporto a queste parole è
nata la «Società Operaia».
La sacralità della vita umana riguarda non solo l'individuo,
la sua personale esistenza e il suo apostolato ma anche la funzione
che gli è stata affidata prima del peccato di origine, quando
Dio disse ad Adamo ed Eva: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite
la terra» (Gn 1,28). Si tratta della «riproduzione»,
compito formidabile perché l'uomo diventa in questo modo responsabile
della concreazione, cioè di continuare nel tempo l'atto creativo
di Dio.
Basti questo accenno per dire quanto sia dissacrante la condotta dell'uomo
di oggi che, essendo riuscito a scoprire qualche segreto della riproduzione,
ne abusa con i metodi della contraccezione, dell'aborto e altri, cioè
della sessualità fine a sé stessa, scorporata dal fenomeno
riproduttivo.
Creando l'uomo e la donna e affidando ad essi la funzione della riproduzione,
Dio compì un atto di estrema fiducia e perciò, in modo
supremo, sacro e inviolabile.
Ripetiamo dunque che il centro focale della Spiritualità Getsemanica
consiste nell'insegnamento che la personale volontà dell'uomo
deve sottoporsi filialmente alla suprema Volontà di Dio.
Per concludere, leggiamo le parole
che il 22 luglio 1990 Giovanni Paolo II rivolgeva ai pellegrini presenti
celebrando la Santa Messa nella Villa di Castel Gandolfo, parole che
si adattano molto bene ad approfondire il tema fondamentale della Spiritualità
Getsemanica.
Osserva il Papa: «La parabola del buon grano e della zizzania,
che Gesù stesso ha voluto spiegare, esprime il vero e unico significato
della storia umana. Gesù afferma apertamente che purtroppo, esistono
gli "operatori di iniquità", i "figli del maligno"
che seminano la zizzania nel corso del tempo: questa semina drammatica
e terribile è sotto i nostri occhi, come lo è stato nel
passato. Indubbiamente, la libertà è un valore positivo,
che dà alla persona umana la sua dignità, essendo creata
ad immagine e somiglianzà di Dio, e perciò è data
per conoscere, amare, servire Dio e il prossimo, meritando così
la felicità eterna e infinita. Dall'uso negativo della libertà
nasce la zizzania, che non può essere estirpata dal campo, perché
non può essere eliminata la libertà. Qui sta veramente
il dramma. Qui sta anche il mistero della storia umana! Dio ha creato
l'uomo libero per renderlo degno della sua natura e della sua felicità
eterna. Nel campo della storia dobbiamo essere il "buon grano",
usando la libertà in modo positivo e costruttivo, secondo i disegni
di Dio Creatore e le direttive salvifiche della legge morale; [...]
la parabola del buon grano e della zizzania, mette in evidenza il dramma
e il mistero della storia, in cui agisce l'uomo, agisce la libera Volontà
creatrice e redentrice di Dio, agisce la libera volontà dell'uomo».
Capitolo
III - L’ANGOSCIA DI GESU’
E IL DOLORE DEL CRISTIANO