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Capitolo IV
L’APPARIZIONE DI
UN ANGELO
«Uscito se ne andò, come al solito, al Monte degli
Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro:
"Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si allontanò
da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi pregava: "Padre,
se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia,
ma la tua volontà ". Gli apparve allora un Angelo dal
cielo a confortarlo” (Luca 22, 39-43)
L'inizio del «Credo» formulato nei Concili
Ecumenici di Nicea e di Costantinopoli (325 e 381) è così
solenne che, recitandolo durante la Messa, il fedele non si ferma quanto
sarebbe necessario per meditare sull'ultima parola della prima frase.
Approfittiamo di questa meditazione per assaporare questa parola.
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e
della terra, di tutte le cose visibili e invisibili».
Contrariamente agli uomini terrestrizzati di oggi che fermano le loro
certezze su ciò che colpisce i loro sensi, noi crediamo che Dio
abbia creato degli esseri che non si vedono ma pure esistono, come gli
Angeli; e il Getsemani ce ne fornisce una prova.
San Luca, l'evangelista medico che, per la sua obiettività professionale,
non avrebbe osato scrivere qualcosa che non fosse verità, è
il testimone tanto del sudore e del sangue sofferto da Gesù nel
Getsemani, quanto di quella creatura celeste, solitamente invisibile,
che «apparve allora (a Gesù) dal cielo a confortarlo».
Questa testimonianza, che non sarebbe stata resa da Luca se egli non
l'avesse raccolta da fonte assolutamente degna di fede, ci mette di
fronte a una domanda: chi era questo angelo accorso a consolare Gesù?
Quando lo stesso Luca ci ha informato che fu Gabriele l'Angelo che annunziò
a Zaccaria la nascita di suo figlio Giovanni il Battista e a Maria SS.
la nascita di Gesù, certamente si trattava di un altro Angelo,
ma quale?
In questa incertezza possiamo avanzare un'ipotesi.
Dato che la suprema angoscia di Gesù nel Getsemani è una
lunga prova probante della incarnazione, ossia del fatto che Dio Figlio
aveva assunto la natura umana, perché non possiamo pensare che
Egli non avesse, come ciascun uomo ha, un Angelo Custode?
In ogni caso questa ipotesi è quanto mai favorevole perché
ogni Operaio di Cristo sia indotto a pensare, come forse non ha fatto
finora, che un Angelo è al suo fianco per custodirlo, per informarlo,
per orientarlo e, nelle ore del suo Getsemani, per confortarlo.
Con il proprio Angelo Custode bisogna stabilire una intimità
basata anche questa sulla «Volontà di Dio». Molte
volte infatti il problema che il cristiano deve affrontare non è
quello di accettare o compiere la Volontà di Dio, ma quello di
conoscere quale sia la Volontà di Dio. La propria coscienza è
il banco di prova ed allora bisogna rivolgersi all'Angelo Custode che
può indicarci la strada giusta e, se questa è difficile,
può aiutarci ad affrontarla. La Chiesa, a questo fine, ci ha
insegnato una preghiera: «Angelo di Dio che sei il mio Custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla pietà
divina».
Per meglio informare sulla presenza degli Angeli nell'economia della
Salvezza, riporto quanto riferisce il Dizionario enciclopedico della
Bibbia e del mondo biblico (1).
«Nell'Antico Testamento sono molto frequenti le apparizioni e
gli interventi dell'Angelo di Jahvè. Basti ricordare le più
importanti. L'"angelo del Signore" interviene a fermare Abramo
mentre sta per sacrificare il figlio Isacco (Gn 22,11), parla a Giacobbe
nel sonno (Gn 31,11), appare a Mosè vicino al roveto ardente
(Es 3,2), guida il popolo eletto attraverso il deserto (Es 14,19; 23,20;
33,2; Nm 20,16), appare a Gedeone (Gdc 6,11 ss.), a David (2 Sam 24;
16ss.), a Elia (1 Re 19,7).
«Anche nel Nuovo Testamento appaiono spesso gli Angeli. Essi annunciano
a Giuseppe la prossima nascita di Gesù (Mt 1,20), l'Angelo Gabriele
annuncia la nascita di Giovanni Battista e di Gesù (Lc 1,11,26),
l'Angelo del Signore annuncia la nascita di Gesù ai pastori (Lc
2,9), gli Angeli assistono Gesù nelle sue tentazioni (Mt 4,11;
Mc 1,13); lo confortano (Lc 22,43), appaiono alla sua resurrezione (Mt
28,2); Lc 24,23; Gv 20,12), radunano i peccatori per il giudizio finale
(Mt 13,41,49) e radunano gli eletti (Mt 24,31; Mc, 13,27)».
A questo proposito, amo ricordare che fino a qualche tempo fa, al termine
della Messa celebrata in latino, il Sacerdote recitava una preghiera
a San Michele arcangelo perché difendesse la Chiesa dalle malvagità
e insidie del diavolo («che Dio lo soggioghi») e lo invitava,
come capo del celeste esercito degli angeli, a cacciare nell'inferno
Satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano nel mondo per la
rovina delle anime.
Questa forte preghiera fu composta da Leone XIII, il Papa della Rerum
novarum, che in questo modo si dimostra attento ai fenomeni invisibili
prodotti dagli angeli fedeli e dagli angeli ribelli, ribelli non meno
dei fenomeni sociali resi visibili nell"800 con lo sviluppo dell'industria.
Anche noi dobbiamo renderci conto di questa battaglia che si svolge
nell'invisibile, rinnovando ogni giorno per ogni persona umana la tentazione
che condusse Admo ed Eva al peccato originale
La nascita del Figlio di Dio salvatore annunziata da un Angelo a Maria
Santissima e la sua vita costellata di interventi angelici, l'ultimo
dei quali verificatosi nel Getsemani, deve inserirsi organicamente nella
vita dell'Operaio di Cristo con quella incisività con la quale
Pio XII dichiarava San Michele protettore degli Attivisti del Comitato
Civico.
Perché gli Operai di Cristo possano attingere da questa disposizione
del Pontefice che reggeva la Chiesa quando la Società Operaia
ebbe inizio, riportiamo il testo dell'autografo di questo grande Pontefice.
Quando io chiesi a Pio XII di concedere agli Attivisti del Comitato
Civico come protettore San Michele Arcangelo egli volle recitare con
noi l'Angelus a ricordo dell'Annunciazione a Maria SS. del suo divino
concepimento operata dall'Arcangelo San Gabriele e vi aggiunse le parole
che riporto dall'autografo che volle donarci, parole che terminano con
l'indicazione della «materna egida» di Maria SS. e del «tetragono
usbergo» di S. Michele Arcangelo.
«Prima di recitare la dolce preghiera dell'Angelus e di impartirvi
l'Apostolica Benedizione, auspice dei celesti favori per ognuno di
voi, dilettissimi giovani, desideriamo di esprimervi la Nostra ferma
fiducia nell'opera illuminata ed assidua, che intendete di svolgere
fra i vostri fratelli per risvegliare ed accendere nelle loro coscienze
la persuasione salda e fattiva, che non vi è altra via, veramente
diritta ed agevole, la quale valga ad assicurare stabilmente ad un
popolo l'ordine, il benessere, il progresso, anche materiale, se non
quella indicata da Cristo e dalla Chiesa.
«Affinchè questo vostro proposito si adempia, ponetelo
sotto la materna egida della Vergine Maria e il tetragono usbergo
dell'Arcangelo S. Michele e degli Angeli tutti».
Questo documento serva come preziosa testimonianza con la quale la
Chiesa pratica il culto degli Angeli.
Capitolo
V - IL SUDORE DI SANGUE
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"SPIRITUALITA'
GETSEMANICA"
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Ed.Massimo 1992
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INDICE
(1) A cura di L. Grollenberg, W. Corswant,
E. Galbiati e altri, Massimo, Milano 1986.
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