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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda



I dolori mentali di Gesù

Carissimi Fratelli,

quando studiamo i dolori mentali di Gesù nel Getsemani spesso ci dimentichiamo di meditare un particolare aspetto di quei dolori che consistono nella lunga, snervante attesa dell'ora nella quale avrebbe avuta inizio la passione fisica.
Gesù sapeva bene a che cosa andava incontro. Le dolci ore del Cenacolo che Egli aveva tanto desiderato di vivere con i suoi, gli fecero schermo fino all'ultimo. Forse successe al Suo, come al nostro povero cuore umano, che il miraggio di una gioia, vera e profonda, ci mette le ali e ci fa dimenticare i dolori che pure ci attendono.
Ma quando l'intimità del Cenacolo ebbe termine e Gesù con gli Apostoli si recò nel Getsemani, ogni conforto ebbe termine e la realtà si parò dinanzi, con raffinata crudeltà, al Divin Maestro: il tradimento , il supplizio, la condanna, la morte.
Ma prima di ogni altro avvenimento, come introduzione adeguata ai tormenti successivi, un periodo di attesa.
Una piccola frase pronunciata da Gesù nel Cenacolo, ci dà la misura di quanto fosse per Lui ingrata e disumana l'attesa di una sorte crudele e certissima. Disse Gesù a Giuda: "Ciò che fai, fallo presto !".(Gv .13,27)
Eppure nel Cenacolo vi erano tanti motivi di sollievo e di conforto! Quale dunque l'angoscia del Getsemani nel dover attendere, senza speranza di evasione, il compiersi del volere del Padre? Se così ha da essere, perché non subito? Perché questa attesa nella quale l'immaginazione anticipa i tempi del dolore e la volontà deve tendersi spasimando, per non cedere alla fuga?
I dolori fisici saranno strazianti, ma saranno vissuti uno per volta perché ciascuno di essi ha il potere di concentrare la sensibilità fisica e l'attenzione spirituale dell'uomo, quasi escludendo i dolori di prima e i dolori di poi. Ma qui durante l'attesa, la catena dei dolori stringe le sue maglie attorno al cuore di Gesù, anticipando, sommando e moltiplicando la sofferenza ventura.
Ed in quest'ora, disfatto per la terribile attesa, Egli dovrà riunire le forze che gli rimangono per sostenere i suoi che non capiscono e che non vogliono vigilare e pregare con Lui.
Nè possiamo confrontare le nostre attese con la Sua perché sulle nostre aleggia il soffio della speranza; mentre la Sua era l'attesa di ciò che non si può evitare e che sarà.
Perché il Padre volle anche questo dal suo Figlio unigenito? Perché non si accontentò del supplizio e della morte ma volle anticipare e centuplicare il supplizio e la morte nell'attesa del Getsemani? Certamente perché noi avessimo conforto ed esempio nelle nostre attese; perché giungesse a noi un grande monito, quello di rispettare i tempi stabiliti dal volere di Dio con fedeltà e mansuetudine, vigilando e pregando.
Tutta la vita di Gesù è uno schema offerto al cristiano e specialmente all'operaio quando l'insegnamento deriva dal tema getsemanico.
Saper attendere, pazientemente. Saper frenare gli impulsi, le chiacchiere, la baldanza, la sicurezza delle proprie opinioni. Sapersi inchiodare a quel posto che Iddio vuole e per quanto lo vuole.
Con il pensiero rivolto al Getsemani, non è impossibile e neppure difficile.
Egli ha saputo attendere, prima di noi!

Vostro

Luigi

Roma, S. Bartolomeo Apostolo 1949


 

 

 

 

 

Lettera agosto - settembre 1949

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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