Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda


Credere in Cristo


Carissimi fratelli,

l'oscurità del Getsemani che noi gustiamo nella notte di ogni Giovedì, può assumere per l’anima che medita molti significati.
Ma la forza di questo simbolo ci sembra particolarmente sensibile quando s'incontrano quei periodi che talora i santi hanno chiamato «notte dello spirito». Non si può dire, mi sembra, che sia notte dello spirito ogni periodo di dolore.
La grazia di soffrire, che la Provvidenza non lascia mancare agli operai, è sempre una fiamma che brucia, ma spesso è anche una fiamma che rischiara facendo risaltare i contorni di cose, persone e avvenimenti che di solito non sappiamo vedere in una tale luce di verità.
Vi sono giornate di dolore, che possiamo dire soleggiate, tali cioè che non sconvolgono, anzi confermano la nostra visione del mondo ed i più essenziali aspetti della nostra vita consacrata; come avviene per esempio nel lutto delle persone care, oppure quando si soffre fisicamente.
Ma vi sono altri dolori forse meno chiaramente motivati e meno appariscenti che sconvolgono l'anima come una bufera. É una specie di capogiro, una vertigine spirituale che sembra sradicare il nostro spirito; i rapporti ordinari divengono incerti, gli ordinari appoggi dell'anima sembra che non offrano più la necessaria garanzia, è il risucchio del vuoto che quasi trascina in una voragine senza significato, senza interesse, senza uscita. Forse è esatto dire che questa è la tentazione delle tentazioni, l’insidia più agguerrita del maligno il quale cerca di annichilire l’anima nel caos spirituale. Ma è certamente più esatto dire che è il grande momento della prima e più grande virtù: la fede.
I ragionamenti non stringono (?), spesso non interessano, per lo più non sono neanche possibili; forse sarebbero dannosi. Nel cielo cupo della notte spirituale solo una luce si accende. Sono parole tracciate con il fuoco sulla muraglia delle tenebre; parole tante volte ascoltate ma non mai assaporate, come può assaporarle l'anima in questi momenti; «Io sono la luce del mondo».
Nelle tenebre una cosa soltanto s'invoca: la luce. In queste tenebre non c'è che Lui: il Cristo.
La scienza e la cultura, l'esperienza e il desiderio, l'energia e il coraggio sono meccanismi infranti. L'uomo è bocconi per terra. Dinanzi alla maestà del suo dolore, Uno solo ha diritto e dovere di essere presente, può e vuole essere presente: il Cristo.
É l'ora nella quale l'anima operaia può attingere le più alte vette spirituali; la condizione è una sola: credere, credere in Cristo.

Vi abbraccio.


Luigi

 

 

Lettera aprile - maggio 1949

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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