Carissimi fratelli,
l'oscurità del Getsemani che noi gustiamo nella notte di ogni
Giovedì, può assumere per l’anima che medita molti
significati.
Ma la forza di questo simbolo ci sembra particolarmente sensibile quando
s'incontrano quei periodi che talora i santi hanno chiamato «notte
dello spirito». Non si può dire, mi sembra, che sia notte
dello spirito ogni periodo di dolore.
La grazia di soffrire, che la Provvidenza non lascia mancare agli operai,
è sempre una fiamma che brucia, ma spesso è anche una
fiamma che rischiara facendo risaltare i contorni di cose, persone e
avvenimenti che di solito non sappiamo vedere in una tale luce di verità.
Vi sono giornate di dolore, che possiamo dire soleggiate, tali cioè
che non sconvolgono, anzi confermano la nostra visione del mondo ed
i più essenziali aspetti della nostra vita consacrata; come avviene
per esempio nel lutto delle persone care, oppure quando si soffre fisicamente.
Ma vi sono altri dolori forse meno chiaramente motivati e meno appariscenti
che sconvolgono l'anima come una bufera. É una specie di capogiro,
una vertigine spirituale che sembra sradicare il nostro spirito; i rapporti
ordinari divengono incerti, gli ordinari appoggi dell'anima sembra che
non offrano più la necessaria garanzia, è il risucchio
del vuoto che quasi trascina in una voragine senza significato, senza
interesse, senza uscita. Forse è esatto dire che questa è
la tentazione delle tentazioni, l’insidia più agguerrita
del maligno il quale cerca di annichilire l’anima nel caos spirituale.
Ma è certamente più esatto dire che è il grande
momento della prima e più grande virtù: la fede.
I ragionamenti non stringono (?), spesso non interessano, per
lo più non sono neanche possibili; forse sarebbero dannosi. Nel
cielo cupo della notte spirituale solo una luce si accende. Sono parole
tracciate con il fuoco sulla muraglia delle tenebre; parole tante volte
ascoltate ma non mai assaporate, come può assaporarle l'anima
in questi momenti; «Io sono la luce del mondo».
Nelle tenebre una cosa soltanto s'invoca: la luce. In queste tenebre
non c'è che Lui: il Cristo.
La scienza e la cultura, l'esperienza e il desiderio, l'energia e il
coraggio sono meccanismi infranti. L'uomo è bocconi per terra.
Dinanzi alla maestà del suo dolore, Uno solo ha diritto e dovere
di essere presente, può e vuole essere presente: il Cristo.
É l'ora nella quale l'anima operaia può attingere le più
alte vette spirituali; la condizione è una sola: credere, credere
in Cristo.
Vi abbraccio.