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Scritti di Luigi Gedda



Vi scrivo da Washington

Carissimi Fratelli.

vi scrivo da Washington.

Come l'anno scorso in Svezia, così ora negli Stati Uniti sento il bisogno di parlarvi perché l'ambiente, diverso dal consueto, imposta problemi nuovi di vita spirituale e di apostolato, e cioè permette di guardare alla nostra, Società con delle prospettive insolite e preziose.
Questa civiltà americana è più adulta di quanto io non supponessi stando in Europa.
La Nazione è indubbiamente giovanissima con poca storia alle spalle, poca esperienza di pensiero e nessuna antichità.
Questo popolo appare tuffato nel presente che affronta con fede e con entusiasmo senza quelle riserve e quelle nostalgie che caratterizzano i popoli orientali (e stando qui anche l'Europa è un Continente Orientale) dove le molte acque della storia hanno lasciato nella coscienza del popolo un senso critico particolarmente sviluppato e talora dello scetticismo dove le novità sprofondano come in un banco di sabbia.
Il popolo americano avverte, per cosi dire, la vocazione dell'oggi, del tempo nostro, della civiltà di questo ventesimo secolo di cui siamo nel cuore perché ci troviamo, ormai alle soglie del 1950. Ed è sotto questo profilo, dell'esperienza attuale, che dicevo poc'anzi essere il popolo americano un popolo adulto.
Nè vorrei che le mie affermazioni sembrassero in contraddizione: inesperto del passato esso è espertissimo del presente e forse espertissimo del presente appunto perché inesperto del passato e cioè non responsabile di tante tradizioni civiche che irretiscono i popoli di più antica civiltà.
La conseguenza di tutto questo è che il popolo americano domina molto bene la civiltà moderna e cioè la civiltà della tecnica e della standardizzazione sociale, mentre il nostro popolo è troppo spesso succube e cioè vittima di questa corrente impetuosa e travolgente.
Il fenomeno è bene evidente in molte direzioni, ma anche e soprattutto in quella spirituale.
I cattolici americani non solo hanno la preminenza sulle altre religioni della repubblica a motivo del loro numero che supera quello di ogni altra confessione religiosa, ed esercitano un'influenza che cresce di giorno in giorno sull'opinione pubblica del paese, ma sono e si dimostrano elementi qualificati e cioè, in genere, praticanti; fedeli alla Chiesa, legati alla famiglia, senza rispetto umano, solleciti nell'aiutare le iniziative apostoliche.
Ora che nel paese che ha la palma del progresso, la religione cattolica non si trovi in declino ma produca dei cattolici tutti d'un pezzo i quali hanno un'influenza determinante sulla cosa pubblica è una bella dimostrazione della perenne giovinezza della Chiesa di Cristo, la quale affronta con successo ogni situazione in nome di quel Vangelo nel quale è il segreto di ogni autentico sviluppo umano.
La nostra Società la quale è veramente un granellino di polvere di fronte a questi fenomeni giganteschi può trovare in essi motivo di meditazione.
Anche noi, per motivi cronologici, siamo legati a questo secolo ventesimo che ci ha visto nascere e possiamo lavorare in esso e per esso con freschezza di attuazione e cioè portando in otri nuovi il vino sempre nuovo della rivelazione e della redenzione.
Mi sembra che Gesù non chieda altro, in ogni epoca, se non di ripetere quanto fece a Cana e cioè di trasformare l'acqua in vino.
Nostro compito è di unirci alla preghiera di Maria per ottenere il miracolo e sottolineo la necessità dell'interposizione mariana non solo per la sua efficacia mediatrice, ma anche e specialmente per la potenza del suo esempio.
Noi non dobbiamo intervenire nell'interpretare e moderare i fenomeni con atteggiamento saputo, oppure equivoco, oppure tracotante, oppure superbo, oppure intricante, ma unicamente con quell'atteggiamento che sarebbe, in circostanze analoghe, l'atteggiamento di Maria Santissima: con umiltà, comprensione, dolcezza, coerenza, ricordandoci che le nostre visuali sono estremamente miopi, che il fine non giustifica i mezzi e che il pescatore di anime ha come legge suprema quella di sapere attendere.
Se io che scrivo e voi che leggete avremo la virtù necessaria per adeguare la tattica spirituale del nostro apostolato alla strategia della nostra vocazione la Società potrà fare del bene; se no, sarà cosa inutile.
In novitate vitae, ambulemus.

Vi abbraccio

Luigi

Immacolata 1949

 

 

 

Lettera ottobre - novembre 1949

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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