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Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
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Scritti di Luigi Gedda

XV

Pensare fortemente alle cose di Dio

Carissimi Fratelli,

Approfitto di questa lettera per comunicarvi alcuni pensieri che da molto tempo si agitavano in me e che recenti avvenimenti mi consigliano di esprimere affinché la nostra cara Società cresca al riparo da quelle insidie che il demonio tende alle opere di bene.

Anzitutto, ricollegandomi anche a quanto scrivevo tempo addietro sulla necessità che gli operai dedichino tempo e forze allo studio, vorrei insistere sul fatto che il primo studio, necessario e possibile a tutti, dev'essere quello della nostra Santa Religione.
É infatti un pericolo in cui cadono le anime buone e indaffarate, quello di accontentarsi di obbedire docilmente e lietamente alla Legge di Dio e alla Legge Ecclesiastica senza preoccuparsi di sondare queste meravigliose leggi per coglierne lo spirito animatore, la conseguenzialità, l'architettura, i presupposti dogmatici, le strutture portanti teologiche e filosofiche, l'applicazione nel tempo e via dicendo.

É ben vero che il semplice Catechismo, ancor meglio del Poema Sacro, contiene il succo di ogni verità e basta all'uomo più incolto per gareggiare in sapienza con l'uomo più sapiente; è ben vero che la fede e l'umiltà valgono agli occhi di Dio più di ogni costruzione del pensiero umano e, come la storia dei Santi dimostra, bastano per santificarsi e per santificare.
É ben vero tutto questo, ma è altrettanto vero che trascurando di esercitare il nostro pensiero sugli argomenti di fede non rendiamo a Dio un omaggio di adorazione del quale ha diritto ed impoveriamo il nostro apostolato di un sicuro presidio e di un’arma efficacissima.

Capita poi a motivo di questa candida ignoranza di molti buoni operai della vigna che si prendano lucciole per lanterne, frammenti di verità per la verità una e indivisibile, imboccando viottoli che possono da un momento all’altro rasentare l’abisso, perciò bisogna darsi premura dì pensare fortemente le cose di Dio, partendo dal convincimento che nella nostra Religione è un «rationabile obsequium», un ancoraggio sicuro del pensiero umano, un basamento granitico per ogni sviluppo del pensiero.
Per non sbagliare, l'occhio deve rivolgersi continuamente alla luce di Pietro; con questa garanzia, ogni sviluppo del pensiero umano conduce a Dio.

Inoltre volevo meditare con voi sopra un fenomeno spirituale che spesso si verifica in seno alla Chiesa nostra Madre la quale, mentre ha inesauribili tesori di dolcezza per i singoli erranti, ordinariamente rifiuta di entrare in rapporto con le chiese ereticali e dissidenti. Questo comportamento è significativo e dimostra che la Chiesa, distingue fra l'errante e l'errore, piena di amore per il primo nel quale scorge l'immagine di Gesù Crocifisso e intollerante per il secondo che rappresenta Satana e cioè il nemico di Dio.

Dobbiamo imparare dalla nostra Madre, che è delicatissima sugli argomenti di fede, a non permettere la minima flessione dei principi nella nostra intelligenza perché può produrre nel tempo e nelle azioni proprie ed altrui dei cicloni che poi nessuna forza umana basta a frenare e che possono devastare la Chiesa e la Civiltà.
Pronti ad ogni duttilità ed accondiscendenza sul piano dell'azione, gli operai devono essere intolleranti e inflessibili su tutto ciò che ha attinenza con il Dogma e cioè con la verità insegnata dalla Chiesa; qui i compromessi sono colpevoli e pericolosissimi.
L'operaio se ne guardi.

Con questi pensieri vi auguro buona Quaresima e vi raccomando di approfittarne per prepararvi alla Grande Notte nella quale ricorderemo più che in ogni altro Giovedì dell'anno la Divina Agonia del Getsemani.
Vostro

Luigi


 

 

Lettera gennaio-febbraio 1949

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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