XI
Troviamoci per pregare insieme
Carissimi fratelli,
la nostra cara Società Operaia rappresenta un'esperienza nuova
anche dal punto di vista organizzativo. Le esperienze devono essere
raccolte, interpretate, definite con quel sapiente amore con il quale
gli operai devono cercare e seguire gli echi ed i riflessi della volontà
di Dio.
Abituati come siamo dalle formule organizzative dell'Azione Cattolica
abbiamo tardato un pò ad accorgerci di una verità che
si è fatta strada attraverso l'esperienza e cioè che
può anche esistere un'organizzazione di individui con poche,
pochissime adunanze. Eppure, se ci pensate, la nostra vita
si svolge così, con un minimo di tecnica e coi un massimo di
fattori spirituali.
«Vita e spirito» potrebbe essere la sintesi della formula
operaia. Uno di voi mi diceva un giorno «troviamoci per pregare
assieme» e fu profeta. Tutti i Reparti della Società
Operaia trovano oggi la grande efficacia, non solo soprannaturale
ma anche naturale ed umana nella preghiera in comune. É soprattutto
l'ora getsemanica del giovedì sera che convince di questa dolce
realtà, quando gli operai si raccolgono, nel cuore della notte
per parlare con Dio e per mettere se stessi come singoli e come unità,
al cospetto di Dio.
Quasi senza accorgersene siamo venuti tutti nel convincimento che
questa preghiera è il più tenace vincolo che noi abbiamo,
non solo verso il divino Agonizzante, ma fra mi stessi.
Non occorrono poi molte parole, né lunghe adunanze, né
ordini del giorno, né chiacchiere interminabili per dirigere
la comunità operaia.
La preghiera ha valso a cementare le intelligenze ed i cuori, a seppellire
le piccole diversità di opinione, a cancellare le passioncelle,
a togliere la polvere umana dal nostro ingranaggio sociale.
Il ricordo dei lontani, degli ammalati e dei morti ha esteso la realtà
spirituale oltre i confini dello spazio e del tempo. Il Reparto e
l'intera Società nella notte di ogni Giovedì escono
come rinnovati e mondi da un bagno salutare. Efficacia della preghiera
in comune!
Non ci pensavamo, non lo abbiamo fatto per questo, ma la nostra esperienza
coincide, esattamente, con quella dei primi cristiani. Anche allora
la Chiesa si riuniva sopratutto per celebrare i divini misteri e per
pregare e queste riunioni fecondavano il seme dei santi e dei martiri.
Uniamo la nostra piccola esperienza a questo grande, storico insegnamento
e celebriamo la preghiera in comune farne un mezzo, il più
certo, per avere Gesù fra noi.
Luigi