Carissimi Fratelli,
tanto vasta ed alta e profonda è la nostra fede nella volontà
di Dio che avvolge e dirige il mondo e gli umani, altrettanto dev'essere
il credito che a questa onnipresente e onnipotente Volontà noi
facciamo, cosicché dalla contemplazione intellettuale, il principio
della volontà di Dio si allarghi a comprendere ogni manifestazione
pratica della nostra vita.
Perché anche qui altro è sentire la coerenza ed il fascino
di una visione spirituale del mondo, altro è rifletterla nelle
azioni, grandi o piccole che siano.
Fare credito alla volontà di Dio vuol dire ammettere pienamente
che essa è superiore alle nostre modeste possibilità,
che il suo gioco si svolge sopra innumerevoli elementi che sfuggono
alla nostra considerazione, che è rispettosa della libera volontà
dei singoli, che tutto considera anche quello che, di noi stessi, noi
ignoriamo.
Fare credito alla volontà di Dio vuole anche dire apprezzare
quel grande monito uscito dalla bocca di Gesù «Non giudicate»
e la conseguente applicazione dì esso.
Porre il giudizio di uomo è opera sovrumana perché soltanto
Iddio conosce compitamente la materia che deve giudicarsi.
La grazia di Dio può comunicare all'uomo le conoscenze e la sensibilità
necessaria per assolvere a diversi mandati di giudizio che talora si
impongono a guisa di dovere; ma ciò non toglie che l'operaio
debba sempre avvertire la sapienza del consiglio di Gesù e debba
esimersi, per quanto può, di giudicare il prossimo.
Basti pensare, se non altro, alle infinite volte che fummo traditi o,
quanto meno, incompresi nelle nostre intenzioni che apparvero capovolte
e imbrattate, per dire sulla base di una bruciante esperienza, come
sia difficile conoscere gli uomini ed arrischiato giudicarli.
Basti pensare, del resto che la perfetta giustizia e il riassetto di
ogni posizione umana secondo verità, viene realizzato a regola
d'arte dalla perfettissima volontà di Dio, prima o poi, ma sempre
nel momento più opportuno.....
Mi sembra che appartenga alla virtù del silenzio, fondamentale
per l'operaio questa dote, di sapersi esimere dal formulare giudizi
quando doveri speciali non richiedano di formularli.
Bisogna dunque che io mi preoccupi di realizzare quest'aureo silenzio
e voi con me.