Società Operaia
Spiritualità
 
Statua di Gesù orante - Cripta del Getsemani di Paestum
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

Scritti di Luigi Gedda

VIII

Riflessione sul silenzio


Carissimi fratelli,

nell’imminenza della Pasqua mi è caro porgervi i più affettuosi auguri, i quali si estendono alla Santa Notte che vedrà raccolti ovunque i nostri Operai a rimeditare sui misteri della Santa Agonia e sulla misteriosa attività nel Volere Divino.
Mantenendoci in quella notte, misteriosamente uniti nel ringraziamento, nell’invocazione, nel proponimento.

In questa lettera, peraltro, vorrei tornare sulla grande figura di San Giuseppe, prendendo lo spunto dalla sua festa e dalla sua vita, per trattenermi sopra una virtù pratica che sempre più appare essenziale per l'operaio, e cioè sul silenzio.

Non credo, per quanto riguarda il silenzio dell'operaio, che si debba parlare, della maldicenza o della calunnia, perché è chiaro che tali malattie spirituali sono inconciliabili con l'appartenenza alla nostra, cara e soprannaturale Società fondata sulle rocce del Vero e del Buono.
Invece mi sembra opportuno parlare alquanto dell'operaio chiacchierone e dell’operaio pettegolo non perché ce ne siano oggi, in Società, ma per una cura dirò cosi, preventiva, avendo dovuto constatare quanto siano nocivi questi difetti, sui quali il mondo sorride.

L'operaio chiacchierone è quello che non sa mantenere il segreto. Per ragioni diverse egli si trova al corrente di situazioni importanti a volte delicate e non sa vincere la tentazione di mettere gli altri a parte di quei suoi segreti; talvolta lo fa adoprando la confidenza, come un mezzo per provocare altre confidenze, talvolta lo fa per influire sopra una faccenda che in realtà non lo riguarda, talvolta spinto da un prepotente bisogno di ricevere consiglio o comunque di discutere la cosa con altri, oppure per altri motivi ancora. Sono ragioni che spiegano, ma che non giustificano.
Il cristiano, e più ancora l'operaio, ha il culto della fiducia altrui, e perciò del riserbo. Egli avverte le responsabilità della sua posizione e si giova delle notizie riservate di cui è a conoscenza, come di un farmaco che bisogna somministrare al momento opportuno, in dose esatta.
L'operaio, costi quello che costi, sa mantenere il segreto che gli viene esplicitamente o implicitamente confidato. All'operaio non deve importare di acquistare credito con questi mezzucci controproducenti, ma con la virtù ed anche con questa dote che, in definitiva, lo stesso mondo ammira, la dote di saper tacere.

Pettegolo è colui che non possiede segreti da confidare, ma che si compiace di divulgare cose futili, dettagli, interpretazioni inutili, domande oziose, curiosità femminili, cose che non lo riguardano. Questo pettegolezzo evidentemente è contrario al silenzio operaio perché questa non è certo musoneria, ma è, in ogni caso, rigorosa selezione di ciò che si deve dire e di ciò che si deve tacere. Quando l'argomento è futile, la bocca dell'operaio rimane sigillata, e se altri è pettegolo l'operaio trova modo di tagliar corto e di cambiare argomento.
É uno stile, insomma, che l'operaio deve imporre a sé stesso e attorno a sé per quanto si riferisce a questa difficile arte di saper parlare a tempo e luogo.
Scusatemi, cari fratelli, se mi sono indugiato su questi argomenti e se io non riesco a darvi, anche da questo punto di vista, buon esempio.
Almeno, almeno, che io abbia di fronte a Dio la scusante di non aver taciuto ciò che mi sembra essere il dovere del buon operaio. Pensando a questo, pensate anche alla mia povera anima nella grande veglia del Giovedì Santo e pregate per me.
Buona Pasqua!

Luigi



 


 

 

 

Torna alla prima pagina
Per tornare a "Spiritualitą""

 

 

Lettera marzo 1948

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.societaoperaia.org