Carissimi fratelli,
quando vi scrivevo, in una precedente lettera, intorno alla necessità
che gli Operai s’impegnino nel settore della cultura e pensino
a coltivare gli studi perché anche di questi ha bisogno la Chiesa
di Dio, affermavo un principio generale.
Il mio consiglio per quanto rivolto direttamente a quegli Operai che
possono (e perciò devono) realizzare una carriera scientifica,
in realtà era intenzionalmente rivolto a tutti gli Operai, nessuno
escluso, perché mi sembra che non possa, essere buon Operaio
colui che non ha premura di conoscere meglio, di giorno in giorno, le
cose di Dio.
E che altro è lo studio, o fratelli, se non una conoscenza rafforzata
ed allargata di Dio e dell’opera sua?
Qualunque sia l'applicazione dell'intelligenza umana e cioè l'oggetto
dello studio, tutto può ricondurci facilmente di causa in causa,
di armonia in armonia, alla volontà divina che ogni cosa ha disposto
direttamente o indirettamente e quindi a Dio stesso.
È finito, per fortuna, il periodo della Scienza Pomposa nel quale
sembrava che la Fede avesse motivo di assumere una posizione difensiva
verso il sapere umano. È finito miserevolmente con una spettacolosa
vittoria del fronte di Dio perché tutte le armi che la Scienza
Pomposa rivolgeva contro la Fede si sono incendiate nelle mani di chi
le brandiva ed oggi ardono come torce di riconoscenza e di adorazione
dinanzi all'altare di Dio.
La Medicina, per esempio, che sembrava ancora vent'anni fa un campo
minato dal pensiero materialistico, è oggi all'avanguardia non
solo nel rispettare i valori religiosi, ma nell'invocazione e nella
difesa di essi.
E così le scienze psicologiche. E così le scienze matematiche.
E così ogni altro settore del sapere umano.
Questo ritorno della Scienza all'ovile di Cristo lascia molto bene a
sperare per l’avvenire della Chiesa perché sappiamo che
il popolo, sia pure inconsapevolmente e a distanza di tempo, segue la
direttiva tracciata dalla classe intellettuale, perché il pensiero
ha una sua logica inarrestabile nell'individuo e anche nel corpo sociale
in quanto ineluttabilmente prima o poi conduce all’azione.
Di questo grande ritorno che, in mezzo a difficoltà di ogni genere,
va maturando nella civiltà contemporanea gli operai devono essere
consapevoli: perciò io vi chiedo che non soltanto siate, come
siete, anime zelanti nelle organizzazioni cattoliche, ma altrettanto
solleciti di studiare i fenomeni spirituali che si vanno svolgendo nei
settori della cultura e perciò che leggiate e che studiate anche
se questo può costare sacrificio.
Intanto un mezzo pratico per aggiornarvi vi viene offerto ogni mese
dalla Rivista «Tabor». Non basta riceverla, bisogna meditarla
e partire di qui per allargare le vostre conoscenze con la lettura di
altre Riviste e con l'acquisto di buoni libri. Frequentate le conferenze
culturali, le librerie, le biblioteche; cercate di mettere assieme una
vostra personale biblioteca. Se vi trovate nell'imbarazzo per l’orientamento
e la scelta, scrivetemi; sarò lietissimo di aiutarvi perché
considero questo un compito principalissimo della nostra Società.
L'operaio, il buon operaio, non è spinto a lavorare dall’entusiasmo
che si accende e si spegne come una lucciola, ma dalla convinzione e
cioè dalla logica del pensiero. Se di ogni operaio faremo un
uomo di pensiero la Società Operaia avrà realizzalo le
premesse di una gravide missione.
Reagite contro la dispersione delle vostre forze e contro il superficialismo.
Siate uomini interiori e partendo dalla posizione nella quale vi trovate
cercate ogni giorno di migliorare la vostra cultura che è questo
soltanto: conoscenza e ricerca di Dio.
Con un fraterno abbraccio vostro
Luigi