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Scritti di Luigi Gedda


IV

Mio padre riposa nel bacio del Signore


Carissimi fratelli,

vi scrivo mentre nella stanza accanto mio Padre riposa nel bacio del Signore.
É stata una morte fulminea, dopo la Santa Messa e dopo la Santa Comunione, fulminea come si addice alla parola di Gesù che la morte viene inaspettata, come un ladro, e fulminea come si addice ad una coscienza serena dopo una vita spesa secondo lo spirito di Dio, cosicché la morte altro non è che un passaggio, un punto, nella vita immortale dell'anima.
Ciò che io sento in questo momento, e non come un mezzo per confortarmi e per confortare, ma con la violenza di un sentimento che parte dalle profondità della natura umana, è la suprema esigenza della vita eterna.

Vi ho sempre scritto nelle lettere operaie quello che sentivo e ad esse non riconosco altro pregio all'infuori di questo. Ma poiché scaturiscono dalla mia esperienza non potrei non dirvi, in questa circostanza tristissima, che io sento, come non mai, che la vita vien mutata, ma non è tolta.
I legami silenziosi e intuitivi, ma formidabili che legavano mio padre a me e me a lui, la soprannaturale chiarezza che egli venne, via via, acquistando così da essermi con l'esempio, maestro di vita spirituale, la forza del dovere e sopratutto il sentimento della giustizia che gli davano, a volte, la, certezza e l'imperio dei patriarchi antichi, la sua pietà semplice come quella del popolo montanaro da cui proveniamo, ma impastata di sangue, di lagrime e di sudore.

Tutto questo e tant'altro ancora non è materia, ma spirito che ebbe per alcuni anni un velo mortale di carne ma che vive oggi come ieri, all'infuori del miserabile ciclo di una materia effimera.
Io sento alitare attorno a me lo spirito di mio Padre più di quando era triste per i miei dolori che non poteva evitare, più di quando era compartecipe delle mie ore serene che non voleva disturbare, più di quando cercava di aiutarmi, di prevenirmi, di sostenermi, ma le forze lo tradivano.
Ora lo spirito non è più nei lacci della materia e lo sento vicino, il mio Babbo. Così voi, o fratelli, che lo avete amato, sentitelo vicino. Egli non vi conosceva bene, a fondo, ma intuiva il vostro ideale e la vostra donazione e viveva di voi, per voi. Certamente vi aiuterà. Chi di voi ha bisogno si rivolga a lui; mi sembra di potervi dire a nome suo che ora si trova in condizione di poter fare e che farà, più e meglio del figlio suo. Ma anche voi, vi prego, lavorate per lui e cioè pregate perché il lavoro di suffragio è un compito esclusivo di noi che viviamo in questo mondo.
Vi chiedo la carità di una Comunione a suffragio di Papà e vi abbraccio, uno ad uno, con una tenerezza nuova.


Vostro Luigi

12 Ottobre 1947

 

 

 

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Lettera ottobre 1947

 

 

 

 

 

 

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