IV
Mio padre riposa nel bacio del Signore
Carissimi fratelli,
vi scrivo mentre nella stanza accanto mio Padre riposa nel bacio del
Signore.
É stata una morte fulminea, dopo la Santa Messa e dopo la Santa
Comunione, fulminea come si addice alla parola di Gesù che
la morte viene inaspettata, come un ladro, e fulminea come si addice
ad una coscienza serena dopo una vita spesa secondo lo spirito di
Dio, cosicché la morte altro non è che un passaggio,
un punto, nella vita immortale dell'anima.
Ciò che io sento in questo momento, e non come un mezzo per
confortarmi e per confortare, ma con la violenza di un sentimento
che parte dalle profondità della natura umana, è la
suprema esigenza della vita eterna.
Vi ho sempre scritto nelle lettere operaie quello che sentivo e ad
esse non riconosco altro pregio all'infuori di questo. Ma poiché
scaturiscono dalla mia esperienza non potrei non dirvi, in questa
circostanza tristissima, che io sento, come non mai, che la vita vien
mutata, ma non è tolta.
I legami silenziosi e intuitivi, ma formidabili che legavano mio padre
a me e me a lui, la soprannaturale chiarezza che egli venne, via via,
acquistando così da essermi con l'esempio, maestro di vita
spirituale, la forza del dovere e sopratutto il sentimento della giustizia
che gli davano, a volte, la, certezza e l'imperio dei patriarchi antichi,
la sua pietà semplice come quella del popolo montanaro da cui
proveniamo, ma impastata di sangue, di lagrime e di sudore.
Tutto questo e tant'altro ancora non è materia, ma spirito
che ebbe per alcuni anni un velo mortale di carne ma che vive oggi
come ieri, all'infuori del miserabile ciclo di una materia effimera.
Io sento alitare attorno a me lo spirito di mio Padre più di
quando era triste per i miei dolori che non poteva evitare, più
di quando era compartecipe delle mie ore serene che non voleva disturbare,
più di quando cercava di aiutarmi, di prevenirmi, di sostenermi,
ma le forze lo tradivano.
Ora lo spirito non è più nei lacci della materia e lo
sento vicino, il mio Babbo. Così voi, o fratelli, che lo avete
amato, sentitelo vicino. Egli non vi conosceva bene, a fondo, ma intuiva
il vostro ideale e la vostra donazione e viveva di voi, per voi. Certamente
vi aiuterà. Chi di voi ha bisogno si rivolga a lui; mi sembra
di potervi dire a nome suo che ora si trova in condizione di poter
fare e che farà, più e meglio del figlio suo. Ma anche
voi, vi prego, lavorate per lui e cioè pregate perché
il lavoro di suffragio è un compito esclusivo di noi che viviamo
in questo mondo.
Vi chiedo la carità di una Comunione a suffragio di Papà
e vi abbraccio, uno ad uno, con una tenerezza nuova.
Vostro Luigi
12 Ottobre 1947