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SOCIETA' OPERAIA
del Getsemani
Reparto Operaio Diocesano di Roma (ROD/RM)
"Luigi Gedda")
Conversazione fraterna del 10 gennaio
2010
Alcune parole per trasmettere riflessioni più o meno recenti:
sono interrogativi ai quali spero vorrete contribuire a fornire una
risposta.
Mi scuso per alcuni riferimenti autobiografici riguardanti i miei
62 anni di S.O.
I punti che oggi mi danno più da riflettere nascono da alcune
frasi del Simbolo
1) “Intendere e confortare i dolori che Gesù
ebbe a soffrire nel Getsemani……..”
Come leggere oggi queste parole? Ricercare la mortificazione come
mezzo per “ compiere in noi quello che manca alla Passione di
Cristo”? Una volta eravamo spronati alla “giornata del
sacrificio” ai “fioretti”; alla mortificazione quasi
per essere compartecipi delle sofferenze fisiche di Gesù. Sono
ancora forme valide? Come soffre oggi Gesù? Mi sembra che,
fra le tante, due sofferenze umane oggi meglio riflettano il soffrire
getsemanico:
a) Quelle dei disprezzati e discriminati loro essere Persona
b) Quelle dei fratelli allontanati dalla Fede, frastornati da un mondo
che vive di tutto fuor che di spirito, travolti da un dilagante relativismo
etico
2) “Servire la Chiesa ed il Papa secondo i
bisogni dell’ora che volge……..”
Nei primi anni della SO l’ora getsemanica si teneva ogni giovedì
sera in Piazza S. Pietro, sotto le finestre illuminate dello studio
del Papa. Questo contribuiva a rendere ancor più vivo il senso
del servizio: in AC od altre organizzazioni con la “costruzione
di opere” non necessariamente materiali ma di impegno apostolico.
Ciò poteva costare e costava sacrificio (del lavoro, della
famiglia, del tempo libero ecc) ma conferiva la gioia ed il senso
del servizio alla Chiesa ed al Papa.
Ma oggi?
La Chiesa ritiene ancora utile questo tipo di presenza? Che fine ha
fatto l’AC? non è vero che altre organizzazioni ecclesiali
ricevono maggior attenzione (focolarini, Opus Dei, CL ed altre minori
di impronta caritativa globale, non solo aiuto materiale)? Queste
formule hanno,mi sembra, un maggior successo particolarmente fra i
giovani
Per le forme di impegno cui sono stato abituato oggi non sono più
idoneo:
Professionalmente sono in pensione e quindi anche le occasioni di
testimonianza sul lavoro – ammesso e non concesso che la abbia
data - si sono ridotte a ben poca cosa
L’età e gli acciacchi mi limitano nel fisico.
La famiglia ( i figli ed i nipoti) ormai cammina con le proprie gambe.
Allora mi devo rassegnare alla Volontà di Dio? Non mi è
mai piaciuta questa interpretazione del Fiat, preferisco pensare che
fare la Sua volontà sia lo sforzarsi di capire che cosa vuole
dirmi il Signore quando mi manifesta la sua Volontà, umanamente
gradevole o sgradevole che sia ma anche quando, non apertamente manifestandone
una specifica, mi fa correre il rischio di sentirmi un pensionato
pantofolaio dallo spirito. Che “senso ha questa Volontà
di Dio”? “ Come ed in cosa devo agire?
In alcune delle nostre passate conversazioni è emerso il discorso
della Volontà di Dio e del ROD, anagraficamente destinata a
non lunga vita. Anche qui dobbiamo accettare passivamente la Volontà
di Dio? Non sarà invece il segnale per darci un impegno concreto
e comunitario a rivivificarlo come tale ?
In proposito, ed a conclusione vi trasmetto due idee:
a) intenzione mensile di una quotidiana preghiera comune per i bisogni
attuali della Chiesa e segnatamente per la costruzione di un linguaggio
moderno di annuncio della parola: con la voce e con i fatti
b) impegno collettivo in una opera sia pur piccola di aiuto a Gesù
che soffre nel mondo ( adozione a distanza di un bambino, sostegno
per un pasto quotidiano ad una casa famiglia, conforto ad un vecchio
solo ecc……..)
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anno
getsemanico
2009/2010
DMENICA
10 GENNAIO 2010
Monastero dei PP.Passionisti al
Celio
SABATO 23 gennaio,
alle ore 18,00
presso la Chiesa interna
della Curia Generalizia dei PP. Oblati di San Giuseppe,
via di Boccea 364
Pellegri
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