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Eminenza, Sig. Cardinale, Mons. Vescovo
Agostino Vallini
Vicario del Papa per la Diocesi di Roma
Vorrei tanto che questa fosse una lettera breve, ma purtroppo non lo
sarà. Quindi, se lo ritenesse opportuno, potrebbe passarla ad
uno dei suoi stretti collaboratori che potrebbe riassumerla e parlargliene.
Chi osa scriverle ?
Sono Antonio Cerino, napoletano a Roma da 48 anni.
Mi pare che anche lei sia napoletano e che ha studiato al Seminario
di Napoli che io ricordo per il Rettore Mons. Giovanni Bandino, morto
in età giovanile, fratello del mio carissimo amico Antonio..
Sono stato membro della G.I.A.C. napoletana e poi vicepresidente diocesano
fino al 1957. Erano i tempi di don Giacomo Nardi, Giovanni Vanni, Rosario
Formisano, Vincenzo Dorsa , nomi che forse anche lei potrebbe ricordare.
A Napoli, nel 1955 ho incontrato la “ SOCIETA’ OPERAIA”
(S.O.), fondata nel 1942 da Luigi Gedda e il riconoscimento del reparto
napoletano della S.O. avvenne nella Cappella privata del Card. Marcello
Mimmi.

Per un certo tempo , prima di Don Giacomo Nardi, è stato assistente
del reparto napoletano della S.O. , P. Franco Spada , oggi missionario
fidei donum della diocesi di Napoli (forse l’unico ?) in Madagascar.
Non posso, in questa occasione, fare la storia di S.O. ma mi pare
doveroso precisare che, con decreto del 19.3.1981, firmato dal Card.
Opilio Rossi , S.O.è stata eretta in associazione di diritto
pontificio.
Attualmente sono il coordinatore del reparto romano di S.O..
Dopo questa premessa , che non sarebbe stato facile evitare, vengo
al fatto.
Simbolo della S.O. è la statua di Gesù in preghiera
(o, se si vuole , agonizzante ) nel Getsemani, situata nel giardino
dei Passionisti al Celio, ricevuta in dono da PIO XI nel 1931. (Questa
statua ha una storia che meriterebbe di essere raccontata, ma non
qui ). Fu in questo giardino che Luigi Gedda , nel 1942 , meditando
sulla frase che è scritta alla base della statua “ Padre,
non sia fatta la mia, ma la tua volontà “ ebbe l’idea
di fondare S.O.. E da allora questa statua è diventata simbolo
di S.O..
Quando nel 1955 e poi nel 1959 furono costruiti rispettivamente i
Getsemani di Casale Corte Cerro ( Novara ) e di Paestum ( Salerno
) si realizzò, all’interno delle chiese dei complessi,
una cripta ove collocare una riproduzione della statua del Celio.
Le copie furono realizzate, sotto la guida dell’architetto Ildo
Avetta, da esperti artigiani del marmo di Roma. Nel mese di ottobre
del 2009, in occasione del 50° della fondazione del Getsemani
di Paestum , il Card. Sepe prima e poi il Card. Sodano hanno visitato
e celebrato nella chiesa del Santuario al cui interno si apre un ampio
occhio con vista sulla cripta al centro della quale c’è
la copia della statua di Gesù in preghiera.
Nella Chiesa parrocchiale di Vitinia , diocesi di Roma

in apposita cripta c’è una riproduzione della stessa
statua, visitata e venerata dai fedeli del luogo.
Ora ci stiamo avvicinando al punto che giustifica questa lettera purtroppo
già troppo lunga.
Luigi Gedda abitava negli anni ‘ 50 / ‘60 in Largo Amba
Aradam 1, praticamente a pochi passi dalla Chiesa , sua parrocchia
, di S.Maria in Domnica detta della Navicella. Gedda manifestò
l’idea di collocare una copia della statua del giardino dei
Passionisti nella sua chiesa parrocchiale che giornalmente frequentava
con la sorella Maria, oggi serva di Dio, e il parroco dell’epoca
, Don Mario Di Sora, poi Canonico di San Giovanni, acconsentì.
Fu realizzata una quarta copia della statua di Gesù che fu
collocata nella cripta dove fu centro di attenzione e di preghiera
per la società operaia e per innumerevoli visitatori della
chiesa nel corso di lunghi anni.
Non posso certo narrare la storia della chiesa della navicella, prima
diaconia , agli albori del cristianesimo, della chiesa di Roma. L’
antichissima cripta non aveva mai subito manomissioni nel corso di
due millenni, fin quando, ma non posso dire in quale momento, ma certo
in tempi recenti, il presbiterio , sopraelevato rispetto al piano
della chiesa, che veniva raggiunto attraverso due piccole rampe di
scale laterali, fu direttamente collegato al piano della chiesa da
una immensa scala di marmo bianco, che ha comportato l’eliminazione
delle rampe laterali e ha C O P E R T O la cripta che non si vede
più.
Naturalmente non è la scala che mi interessa, anche se sono
rammaricato per la scomparsa della cripta, ridotta a ripostiglio degli
attrezzi per la pulizia della chiesa, ma la sorte della statua che
era al centro della cripta.
La statua è stata rimossa, portata fuori della chiesa e poggiata
su un angolo remoto di uno spiazzo, detto giardino, dove crescono
erbacce, e protetta da una mortificante plastica ondulata verde di
quelle che si impiegano per lavori agricoli o edili.
Per la S.O., col passare degli anni, molte cose erano cambiate.
Gli incontri di preghiera si facevano altrove, sotto la guida di Mons.
Salvatore Garofalo ( altro nome napoletano, anzi di Torre del Greco)
e poi al Monastero dei PP.Passionisti al Celio.
Gedda aveva cambiato casa, spostandosi in zona più tranquilla,
poi è morto , a settembre del 2000, in età di 98 anni.
Agli inizi del 2007 mi è capitato di entrare nella chiesa della
Navicella e ho visto quanto era successo. Ho cercato di prendere contatto
con il parroco in carica, Don Sergio GHIO , il quale appena resosi
conto di cosa volessi parlare mi ha scaricato alla segretaria Adele
Ricciotti ( della famiglia dell’Abate Giuseppe Ricciotti, autore
della nota vita di Cristo ) . Tutto quello che ho ottenuto è
stato il permesso di scattare un paio di foto alla statua in esilio.
Vista l’inutilità della statua per la chiesa della Navicella,
Società Operaia ne ha chiesto la restituzione negata dal Parroco
che afferma, senza peraltro disporre di alcun documento, essere la
statua proprietà della parrocchia.
Società Operaia ha sostenuto, senza purtroppo averne le prove,
che la statua era stata semplicemente affidata alla chiesa, quasi
in prestito.
Non ci sono documenti né dall’una né dall’altra
parte. Resta il fatto che la statua è in possesso di Don GHIO
che la conserva in uno stato di mortificante abbandono.
S.O. è strettamente legata alla Congregazione degli Oblati
di San Giuseppe ( O.S.J.), fondati da S.Giuseppe Marello (Giuseppini
d’ Asti) che ora gestiscono, avendone legalmente acquisita la
proprietà, il Getsemani di Paestum ; il P. Tarcisio Stramare
o.s.j. ,membro emerito della Pontificia Commissione Teologica, è
assistente nazionale di S.O. e anche del reparto romano .
Tempo fa i PP. Giuseppini si erano dichiarati disposti ad accogliere
la statua di Gesù di cui stiamo parlando , sistemandola in
apposita cappella della loro chiesa parrocchiale di S. Giuseppe all’
Aurelio, in via di Boccea 362.
La statua di Gesù nel Getsemani, al pari di tanti altri simulacri
religiosi, è solo un mezzo per esprimere il messaggio del getsemani.
Come ha scritto lo stesso Gedda nel suo libro
“ IL MESSAGGIO DEL GETSEMANI” , la statua è “
non più di un mezzo", e ci teniamo a sottolinearlo, perché
non sorgano equivoci : uno dei tanti mezzi atti ad evocare presso
il popolo il Messaggio del Getsemani, e non il più importante,
il quale consiste, invece, nella narrazione fornita dal Nuovo Testamento,
e nella dottrina che promana dall’agonia getsemanica di Gesù,
quale la Chiesa insegna.”
Carissimo Eminenza, Mons. Vescovo, Società Operaia aspira
fortemente a che alla statua venga data una sistemazione decorosa
perché “come mezzo” dia occasione a fedeli e
visitatori di riflettere sul mistero del Getsemani, che non è
mai stato un posto affollato e oggi lo è meno che mai.
Per concludere, e scusandomi con tutto il cuore per aver osato scriverle,
mi chiedo, e S.O. si chiede, affidandosi alle sue eventuali decisioni,
se alla statua ora esiliata , non possa essere data una adeguata
sistemazione nella stessa chiesa della Navicella, oppure essere
affidata a S.O. che ne curerebbe la sistemazione.
Ricordando la cordialità e la simpatia con cui accolse me
e mia moglie, al Palazzo della Cancelleria, quando venimmo, anche
a nome di P. Spada, a presentare auguri e felicitazioni per la nomina
a Cardinale, le rinnovo i miei più profondi sentimenti di
devozione e di ossequio, anche a nome della Società Operaia
e di Luigi Gedda che ci segue dal Cielo.
Antonio Cerino
Via di Bravetta 191
00164 ROMA
tel. O6 6663784
cell. 360 942770
mail cerino.antonio@alice.it
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