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LAZIO - Roma
Religioso
della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, fondata da San Giuseppe
Marello nel 1878, p. Tarcisio Stramare è nato a Valdobbiadene
(TV) nel 1928. Ordinato sacerdote ad Asti, nel 1952, viene inviato a
Roma, dove frequenta la Pontificia Università Gregoriana e il
Pontificio Istituto Biblico. Ha avuto l’onore e il piacere di
essere compagno di studi di S. Em. il Card. Carlo Maria Martini. Frequenta
anche lo Studium Biblicum Franciscanum, a Gerusalemme, alla scuola dei
padri Lemaire, Baldi e Bagatti, per approfondire gli studi archeologici
e topografici, subito utilizzati per la pubblicazione di alcune carte
didattiche per l’Antico e il Nuovo Testamento, edite dalla Casa
Editrice Giuseppe Svizzero (Vicenza), tradotte in diverse lingue.
Nel 1958 è tra i professori del nascente Pontificio Istituto di Pastorale, dove cura la prima “Bibliografia Internazionale di Pastorale”. Nel 1970, passa nella facoltà di teologia della Pontificia Università Lateranense, dove insegna teologia biblica. Lascia l’incarico nel 1990, per dedicarsi, secondo il desiderio di Giovanni Paolo II, alla diffusione della conoscenza dell’Esortazione apostolica “Redemptoris custos”. P. Stramare è stato professore di S. Scrittura anche presso lo Studentato Internazionale degli Oblati di San Giuseppe, il Pontificio Seminario Regionale “La Quercia” (VT), la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” e la Pontificia Università Urbaniana. Tra gli uffici più rilevanti possiamo ricordare: a livello nazionale, quello di primo Vice Assistente Centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (G.I.A.C.) e di Assistente Spirituale della “Società Operaia”, fondata dal prof. Luigi Gedda; a livello della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, l’ufficio di Procuratore Generale; a livello ecclesiale, l’ufficio di Esaminatore Apostolico del Clero Romano e di Consultore della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi. Negli anni 1959-1972 è stato collaboratore del ven.le p. Mariano da Torino nella famosissima trasmissione televisiva “Chi è Gesù?”. Non è fuori luogo qui sottolineare alcuni aspetti di questa avventura televisiva dietro le quinte di p. Stramare. Notissimo conferenziere televisivo, il ven.le Padre Mariano da Torino ebbe p. Stramare come suo unico diretto fedele collaboratore nella sua impegnativa trasmissione “Chi è Gesù?”. P. Stramare negli anni 1969-1970 prese le difese dello stesso p. Mariano nella diatriba sollevata contro di lui da Augusto Guerriero, noto anche come Ricciardetto, a proposito delle tesi di A. Loisy. La discussione ebbe ampia eco sia sulla rivista “Epoca” come in un libro dello stesso Ricciardetto intitolato: Quaesivi et non inveni (Arnoldo Mondadori Editore, 1973). Occorre ricordare che la televisone di quegli anni aveva un solo canale e che p. Mariano era una star, da cui si comprende facilmente come l’interesse fosse generale. Rileggendo quei testi, ci si rende conto come in essi fosse già operante con tutta la sua virulenza la “critica razionalista” (con i suoi metodi), penetrata ormai anche nel campo cattolico attraverso il “Catechismo Olandese”. Poiché non ci risulta che altri si siano occupati di tali questioni, tutt’altro che marginali, considerati i frutti che ne stiamo raccogliendo oggi, c’è da chiedersi, con p. Stramare, di che cosa si occupassero i teologi allora! P. Stramare si occupò del “Catechismo Olandese” con la pubblicazione di numerosi articoli nella rivista Tabor (1969), raccolti nel libro Catechismo Olandese e... Bibbia , nei quali commentò punto per punto la “Dichiarazione della Commissione Cardinalizia sul Nuovo Catechismo”. Leggiamo dall’introduzione del libro: “Non vogliamo entrare nelle questioni riguardanti sia le grandi qualità che distinguono il Catechismo olandese sia le penose perplessità create dal medesimo in tante coscienze. Se da una parte riecheggiano gli elogi, che si riferiscono al suo carattere pastorale, liturgico e biblico, aspetti che polarizzano l’attenzione di questo periodo postconciliare, dall’altra parte rimane l’accusa, che si riassume nel non riflettere sempre senza oscurità la dottrina della Chiesa” . E poi ancora, ricordando le segnalazioni dello stesso Paolo VI di alcuni punti da modificare, p. Stramare ricordava la necessità della “difesa della certezza della fede, che non va ridotta a una continua ricerca” . Si tratta di un netto richiamo al Magistero, nel momento in cui si inizia a intravedere la nascita di un certo relativismo, le cui radici dobbiamo forse ricercare più all’interno della Chiesa stessa che non altrove. Sono, lo ricordiamo, anche gli anni in cui l’archeologia biblica alla Albright, quella che poneva la teologia alla base della storia, entrava in una crisi profonda da cui non si sarebbe più ripresa . A contatto con p. Mariano, coinvolto anche nella campagna del referendum sul divorzio, si era accesa in p. Stramare la curiosità per la questione delle “Clausole matteane” sul divorzio, cavallo di battaglia usato dai divorzisti in loro favore. Egli ne individuò la soluzione nella preoccupazione costante dei libri biblici di tutelare il monoteismo, messo in pericolo dalla “fornicazione con gli dèi”, ossia l’idolatria, favorita appunto dai matrimoni “misti” degli ebrei con le nazioni pagane circonvicine. La soluzione, individuata nel 1971 (cf. Divinitas e Tabor), venne sviluppata nel libro Matteo divorzista? Studio su Mt 5,32 e 19,9 (Paideia, Brescia 1986) e riportata in Scrutate le Scritture (Sardini, Bornato 2006). Due, tuttavia, sono stati i lavori più impegnativi della vita di studioso di p. Stramare, ai quali rimane legato il suo nome: la Nova Vulgata e l’approfondimento della teologia di S. Giuseppe.
Alla realizzazione della Nova Vulgata, fortemente voluta
da Paolo VI, p. Stramare si è dedicato ufficialmente dal 1973,
in qualità di Addetto della “Pontificia Commissione
per la Neo-Volgata”; il testo fu promulgato da Giovanni
Paolo II con la costituzione apostolica Scripturarum Thesaurus del
1979 . In una lettera datata 13 Dicembre 1977 e indirizzata
al Segretario di Stato S. Em. il Cardinale Jean Villot, in risposta
a una lettera di quest’ultimo datata 25 Novembre 1977, il Presidente
della “Pontificia Commissione per la Neo-Volgata”, Mons.
Eduard Schick, vescovo di Fulda, scriveva (i corsivi sono nostri): In una lettera manoscritta del 19 dicembre 1977, indirizzata a p. Stramare, Mons. Schick scrive: “Senza di lei non mi metterò a disposizione” . Il 5 Gennaio 1978 dalla Segreteria di Stato il Card. Villot conferma la nomina di p. Stramare nel “Comitato per l’edizione Ufficiale della Neo-Volgata”: “[...] Sua Santità ha voluto comprendere la Paternità Vostra a pieno titolo, in considerazione del notevole impegno da Lei posto, quale Addetto della Pontificia Commissione per la Neo-Volgata. La presente lettera, pertanto, vale come notifica di nomina” . Nella lettera di ringraziamento di Mons.
Schick al Card. Villot per la nomina di p. Stramare, Mons.
Schick lo informa del grande interesse che sta avendo
in Germania la conclusione del progetto: Una volta sciolta la Commissione, Mons. Schick chiede al nuovo segretario di Stato, S. Em. il Card Agostino Casaroli, la presenza di p. Stramare quale esperto responsabile delle successive edizioni della Nova Vulgata . Il 25 settembre 1986, S.E. Mons. Schick, ricevuto con il suo seguito in udienza privata da Giovanni Paolo II in occasione della presentazione della seconda edizione tipica della Nova Vulgata, nel suo indirizzo, dopo aver presentato, fra gli altri, il suo “primo collaboratore scientifico, p. Tarcisio Stramare OSJ”, ringrazia i suoi collaboratori e “soprattutto p. Stramare che ha sostenuto la maggior parte del lavoro nella seconda edizione, guadagnandosi così i meriti più grandi” . Da parte sua, p. Stramare ha promosso
la conoscenza della Nova Vulgata a livello
internazionale attraverso numerosi articoli su
L’Osservatore Romano e sulle riviste bibliche,
organizzando, inoltre, un Simposio Internazionale,
i cui Atti rimangono un punto di riferimento
essenziale per la retta conoscenza della “storica”
impresa, stimata anche a livello ecumenico, come
dimostrato dall’inserimento del testo della
Nova Vulgata nel Novum Testamentum Graece
et Latine delle edizioni di Nestle-Aland
.
L’altro grande impegno a
cui p. Stramare ha dedicato le sue energie è
stato l’approfondimento e la diffusione
della teologia di san Giuseppe, sulla base dell’Esortazione
apostolica Redemptoris custos di Giovanni
Paolo II, il quale aveva inserito san Giuseppe
nel Leit-motiv del suo pontificato: la Redenzione.
Considerando l’incarnazione come fondamento
della redenzione, appariva chiara l’esigenza
di non separare il Redemptor hominis
e la Redemptoris Mater dal Redemptoris
custos, tanto più che san Giuseppe,
proclamato da Pio IX Patrono della Chiesa universale,
è coinvolto di diritto anche nella Redemptoris
missio. Una eventuale sorpresa di fronte
a questa logica dimostra semplicemente quanto
bisogno ci sia di approfondire la “storia
della salvezza”.
Oltre alla pubblicazione di libri, numerosi sono i suoi
contributi a Enciclopedie, Dizionari e Atti di Congressi e Convegni. Ininterrotte
sono le sue collaborazioni a L’Osservatore Romano e alle
riviste di studio, sia italiane (Rivista Biblica, Bibbia e Oriente,
Divinitas, Marianum, Lateranum, Seminarium, Rivista di Vita Spirituale,
Regina Martyrum) che straniere (Estudios Josefinos, Cahiers de
Joséphologie, Ephemerides Mariologicae). Da ricordare, in
particolare, la rivista Tabor, l’unica
rivista di spiritualità per laici in Italia, fondata e sostenuta
per oltre cinquant’anni dal prof. Luigi Gedda.
Non vanno dimenticate le pubblicazioni “popolari”, essenziali per raggiungere anche i non addetti ai lavori: Joseph, La Santa Crociata, Il Messaggio della Santa Casa, La Domenica. L’Editrice Shalom si avvale ampiamente della sua competenza per nutrire la “devozione popolare”. Per quanto riguarda la rivista Bibbia e Oriente, fondata nel 1959 da p. Giovanni Rinaldi crs a Milano all’Università Cattolica e pubblicata dal 1976 dalla Casa Editrice Sardini, ci piace qui ricordare la lunga presenza sulle pagine della rivista di p. Stramare, che inizia nel 1967 con un saggio intitolato “La pienezza della rivelazione” ed è continuata ininterrottamente fino ad oggi, per un totale di 29 saggi, l’ultimo dei quali, pubblicato alcuni mesi fa in Bibbia e Cultura, volume celebrativo del cinquantenario della rivista, intitolato “La Bibbia nella vita della Chiesa” . La nostra casa editrice ha avuto l’onore di ospitare due pubblicazioni di p. Stramare nella collana dei Supplementa a Bibbia e Oriente: un volume, intitolato Scrutate le Scritture (2006), raccoglie saggi di teologia biblica e studi su alcuni passi difficili del Nuovo Testamento; l’altro è intitolato Vangelo dei Misteri della vita nascosta di Gesù (1998), titolo che non solo sostituisce quello tradizionale di “Vangeli dell’infanzia”, ma ne modifica soprattutto il corrente metodo di interpretazione. Tra i recensori, il prof. Juan Esquerda Bifet definisce questo libro “uno studio che può segnare un’epoca esegetica” ; il prof. Mauro Orsatti trova la posizione di p. Stramare “innovativa, quasi ‘rivoluzionaria’” . Mons. Enrico Galbiati, in una lettera all’autore (Milano, 18 marzo 1999), dopo la lettura del libro scriveva: “Ho respirato una boccata di aria sana, e ciò mi ha consolato”. Il libro è stato tradotto in polacco nel 2007. Durante il 38° Simposio su San Giuseppe, a Kalisz, in Polonia, nel 2007, Don Lucjan Balter, professore all’università Card. Stefan Wyszynski di Varsavia e autore della traduzione del libro, oltre a complimentarsi con l’autore ne ha ammirato il coraggio dimostrato nell’affrontare il metodo storico-critico. Il prof. Stanislaw Olejnik, autore di tanti manuali per studenti universitari, dopo la relazione di p. Stramare dichiarava: “Peccato che io e tanti sacerdoti non abbiamo potuto udire questa conferenza venti anni fa, quando il metodo storico critico era molto diffuso e ha creato tanto male”. Conclusione San Giuseppe: uomo schivo, laborioso, che vive nell’ombra, oscurato dalla luminosa presenza della Madre di Gesù, e da Gesù stesso. Al tempo stesso, San Giuseppe figura nodale nella storia della Salvezza. Mi chiedo se non sia possibile ravvedere nel percorso di p. Tarcisio Stramare una vicinanza al Redemptoris custos.
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