DICEMBRE
Società Operaia
Sedi
 
Statua di Gesù - Cripta del Getsemani di Casale Corte Cerro
Simbolo
Spiritualità
Storia
Sedi
Documenti
Vita operaia
Collegamenti

LAZIO - Roma

SOCIETA' OPERAIA
del Getsemani
Reparto Operaio Diocesano di Roma (ROD/RM)
"Luigi Gedda")

Settembre 2010

Laudatio del Prof. P. Tarcisio Stramare, O.S.I.
“Ein Beamter des alten Preussen”

Religioso della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, fondata da San Giuseppe Marello nel 1878, p. Tarcisio Stramare è nato a Valdobbiadene (TV) nel 1928. Ordinato sacerdote ad Asti, nel 1952, viene inviato a Roma, dove frequenta la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto Biblico. Ha avuto l’onore e il piacere di essere compagno di studi di S. Em. il Card. Carlo Maria Martini. Frequenta anche lo Studium Biblicum Franciscanum, a Gerusalemme, alla scuola dei padri Lemaire, Baldi e Bagatti, per approfondire gli studi archeologici e topografici, subito utilizzati per la pubblicazione di alcune carte didattiche per l’Antico e il Nuovo Testamento, edite dalla Casa Editrice Giuseppe Svizzero (Vicenza), tradotte in diverse lingue.

Nel 1958 è tra i professori del nascente Pontificio Istituto di Pastorale, dove cura la prima “Bibliografia Internazionale di Pastorale”. Nel 1970, passa nella facoltà di teologia della Pontificia Università Lateranense, dove insegna teologia biblica. Lascia l’incarico nel 1990, per dedicarsi, secondo il desiderio di Giovanni Paolo II, alla diffusione della conoscenza dell’Esortazione apostolica “Redemptoris custos”.
P. Stramare è stato professore di S. Scrittura anche presso lo Studentato Internazionale degli Oblati di San Giuseppe, il Pontificio Seminario Regionale “La Quercia” (VT), la Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” e la Pontificia Università Urbaniana.
Tra gli uffici più rilevanti possiamo ricordare: a livello nazionale, quello di primo Vice Assistente Centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (G.I.A.C.) e di Assistente Spirituale della “Società Operaia”, fondata dal prof. Luigi Gedda; a livello della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, l’ufficio di Procuratore Generale; a livello ecclesiale, l’ufficio di Esaminatore Apostolico del Clero Romano e di Consultore della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi.
Negli anni 1959-1972 è stato collaboratore del ven.le p. Mariano da Torino nella famosissima trasmissione televisiva “Chi è Gesù?”. Non è fuori luogo qui sottolineare alcuni aspetti di questa avventura televisiva dietro le quinte di p. Stramare.
Notissimo conferenziere televisivo, il ven.le Padre Mariano da Torino ebbe p. Stramare come suo unico diretto fedele collaboratore nella sua impegnativa trasmissione “Chi è Gesù?”. P. Stramare negli anni 1969-1970 prese le difese dello stesso p. Mariano nella diatriba sollevata contro di lui da Augusto Guerriero, noto anche come Ricciardetto, a proposito delle tesi di A. Loisy. La discussione ebbe ampia eco sia sulla rivista “Epoca” come in un libro dello stesso Ricciardetto intitolato: Quaesivi et non inveni (Arnoldo Mondadori Editore, 1973). Occorre ricordare che la televisone di quegli anni aveva un solo canale e che p. Mariano era una star, da cui si comprende facilmente come l’interesse fosse generale. Rileggendo quei testi, ci si rende conto come in essi fosse già operante con tutta la sua virulenza la “critica razionalista” (con i suoi metodi), penetrata ormai anche nel campo cattolico attraverso il “Catechismo Olandese”. Poiché non ci risulta che altri si siano occupati di tali questioni, tutt’altro che marginali, considerati i frutti che ne stiamo raccogliendo oggi, c’è da chiedersi, con p. Stramare, di che cosa si occupassero i teologi allora!
P. Stramare si occupò del “Catechismo Olandese” con la pubblicazione di numerosi articoli nella rivista Tabor (1969), raccolti nel libro Catechismo Olandese e... Bibbia , nei quali commentò punto per punto la “Dichiarazione della Commissione Cardinalizia sul Nuovo Catechismo”. Leggiamo dall’introduzione del libro:
“Non vogliamo entrare nelle questioni riguardanti sia le grandi qualità che distinguono il Catechismo olandese sia le penose perplessità create dal medesimo in tante coscienze. Se da una parte riecheggiano gli elogi, che si riferiscono al suo carattere pastorale, liturgico e biblico, aspetti che polarizzano l’attenzione di questo periodo postconciliare, dall’altra parte rimane l’accusa, che si riassume nel non riflettere sempre senza oscurità la dottrina della Chiesa” . E poi ancora, ricordando le segnalazioni dello stesso Paolo VI di alcuni punti da modificare, p. Stramare ricordava la necessità della “difesa della certezza della fede, che non va ridotta a una continua ricerca” . Si tratta di un netto richiamo al Magistero, nel momento in cui si inizia a intravedere la nascita di un certo relativismo, le cui radici dobbiamo forse ricercare più all’interno della Chiesa stessa che non altrove.
Sono, lo ricordiamo, anche gli anni in cui l’archeologia biblica alla Albright, quella che poneva la teologia alla base della storia, entrava in una crisi profonda da cui non si sarebbe più ripresa .
A contatto con p. Mariano, coinvolto anche nella campagna del referendum sul divorzio, si era accesa in p. Stramare la curiosità per la questione delle “Clausole matteane” sul divorzio, cavallo di battaglia usato dai divorzisti in loro favore. Egli ne individuò la soluzione nella preoccupazione costante dei libri biblici di tutelare il monoteismo, messo in pericolo dalla “fornicazione con gli dèi”, ossia l’idolatria, favorita appunto dai matrimoni “misti” degli ebrei con le nazioni pagane circonvicine. La soluzione, individuata nel 1971 (cf. Divinitas e Tabor), venne sviluppata nel libro Matteo divorzista? Studio su Mt 5,32 e 19,9 (Paideia, Brescia 1986) e riportata in Scrutate le Scritture (Sardini, Bornato 2006).
Due, tuttavia, sono stati i lavori più impegnativi della vita di studioso di p. Stramare, ai quali rimane legato il suo nome: la Nova Vulgata e l’approfondimento della teologia di S. Giuseppe.

La Nova Vulgata

Alla realizzazione della Nova Vulgata, fortemente voluta da Paolo VI, p. Stramare si è dedicato ufficialmente dal 1973, in qualità di Addetto della “Pontificia Commissione per la Neo-Volgata”; il testo fu promulgato da Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Scripturarum Thesaurus del 1979 .
Vale certamente la pena rendere pubbliche qui alcune notizie circa la decisiva parte avuta da p. Stramare nella Nova Vulgata, parte emersa nel 1977, quando, forse per motivi burocratici, il nome di p. Stramare non venne incluso nel “Comitato per l’edizione Ufficiale della Neo-Volgata”.

In una lettera datata 13 Dicembre 1977 e indirizzata al Segretario di Stato S. Em. il Cardinale Jean Villot, in risposta a una lettera di quest’ultimo datata 25 Novembre 1977, il Presidente della “Pontificia Commissione per la Neo-Volgata”, Mons. Eduard Schick, vescovo di Fulda, scriveva (i corsivi sono nostri):
“Durante l’udienza concessami da Vostra Eminenza, alla fine di ottobre, Le potevo raccontare degli inestimabili meriti che si è acquistato il procuratore generale degli Oblati di San Giuseppe d’Asti, Padre Tarcisio Stramare; senza la sua cooperazione infaticabile e pregiata per ordine e diligenza mi sarebbe stato impossibile finire l’opera nel tempo in cui è stata eseguita; dalla mia posizione lontana in Fulda è sommamente probabile che senza di lui non sarei riuscito affatto.
Ora, leggendo la lettera mandatami da Vostra Eminenza, purtroppo tra i membri del nuovo Comitato non trovo questo mio collaboratore più fedele e finora insostituibile. Perciò prego Vostra Eminenza di voler informare il Santo Padre del mio urgentissimo desiderio di annoverare Padre Stramare, oltre i nominati nella suddetta lettera, come membro del Comitato, di cui Ella menziona che è ‘provvisorio’. Solamente così ho la certezza che l’andamento degli affari correrà come deve.
La prego di non voler considerare la mia domanda come una cortese raccomandazione da parte mia; è una constatazione obiettiva corrispondente alla verità d’un fatto.

[...] Infatti, solo con la nomina di p. Stramare il nostro lavoro ha incominciato veramente a marciare.
[...] Penso che, già con riguardo ai suoi meriti inestimabili per l’opera poco fa finita, Padre Stramare non dovrebbe ritirarsi o essere escluso prima della conclusione definitiva.
Sono del resto tanto onesto di ripetere ancora una volta chiaramente l’espressione del mio timore – in base a 6 anni di esperienza – che dalla mia residenza in Fulda difficilmente avrei potuto adempiere senza di lui l’incarico affidatomi”

In una lettera manoscritta del 19 dicembre 1977, indirizzata a p. Stramare, Mons. Schick scrive: “Senza di lei non mi metterò a disposizione” .

Il 5 Gennaio 1978 dalla Segreteria di Stato il Card. Villot conferma la nomina di p. Stramare nel “Comitato per l’edizione Ufficiale della Neo-Volgata”: “[...] Sua Santità ha voluto comprendere la Paternità Vostra a pieno titolo, in considerazione del notevole impegno da Lei posto, quale Addetto della Pontificia Commissione per la Neo-Volgata. La presente lettera, pertanto, vale come notifica di nomina” .

Nella lettera di ringraziamento di Mons. Schick al Card. Villot per la nomina di p. Stramare, Mons. Schick lo informa del grande interesse che sta avendo in Germania la conclusione del progetto:
“Forse Ella è interessata nell’eco che anche negli ambiti della chiesa protestante in Germania ha trovato la Neo-Volgata. Il professore Aland, autore dell’edizione critica del Nuovo Testamento di Nestle, vorrebbe assumere il testo della Neo-Volgata nella prossima edizione Greco-Latina”
.

Una volta sciolta la Commissione, Mons. Schick chiede al nuovo segretario di Stato, S. Em. il Card Agostino Casaroli, la presenza di p. Stramare quale esperto responsabile delle successive edizioni della Nova Vulgata .

Il 25 settembre 1986, S.E. Mons. Schick, ricevuto con il suo seguito in udienza privata da Giovanni Paolo II in occasione della presentazione della seconda edizione tipica della Nova Vulgata, nel suo indirizzo, dopo aver presentato, fra gli altri, il suo “primo collaboratore scientifico, p. Tarcisio Stramare OSJ”, ringrazia i suoi collaboratori e “soprattutto p. Stramare che ha sostenuto la maggior parte del lavoro nella seconda edizione, guadagnandosi così i meriti più grandi” .

Da parte sua, p. Stramare ha promosso la conoscenza della Nova Vulgata a livello internazionale attraverso numerosi articoli su L’Osservatore Romano e sulle riviste bibliche, organizzando, inoltre, un Simposio Internazionale, i cui Atti rimangono un punto di riferimento essenziale per la retta conoscenza della “storica” impresa, stimata anche a livello ecumenico, come dimostrato dall’inserimento del testo della Nova Vulgata nel Novum Testamentum Graece et Latine delle edizioni di Nestle-Aland .
Tuttora incaricato dalla Santa Sede per tutte le edizioni della Nova Vulgata, p. Stramare ha sottolineato nel 2004, con una vena di dispiacere, la “poca attenzione verso un avvenimento, l’edizione della Nova Vulgata, al quale Paolo VI attribuiva giustamente ‘un significato e una portata che va al di là di ogni limite cronologico’. Amara è la conferma del fatto che nessuna Università o Facoltà teologica dedicò uno spazio alla celebrazione dell’evento; anche i manuali di ‘Introduzione generale alla Bibbia’ si rivelano tuttora poco informati in proposito.
[...] La riconosciuta qualifica di opera ‘scientifica e pastorale insieme’ richiede [...] e giustifica la presenza della Nova Vulgata nella scuola e nelle biblioteche: essa ha tutte le carte in regola per stare dignitosamente accanto alle traduzioni più moderne, rispetto alle quali ha non solo il vantaggio di rappresentare un’antica tradizione, ma anche quello, dal punto di vista critico, di non indulgere a congetture che non siano comprovate dalla testimonianza di antiche versioni” .

La teologia di san Giuseppe

L’altro grande impegno a cui p. Stramare ha dedicato le sue energie è stato l’approfondimento e la diffusione della teologia di san Giuseppe, sulla base dell’Esortazione apostolica Redemptoris custos di Giovanni Paolo II, il quale aveva inserito san Giuseppe nel Leit-motiv del suo pontificato: la Redenzione. Considerando l’incarnazione come fondamento della redenzione, appariva chiara l’esigenza di non separare il Redemptor hominis e la Redemptoris Mater dal Redemptoris custos, tanto più che san Giuseppe, proclamato da Pio IX Patrono della Chiesa universale, è coinvolto di diritto anche nella Redemptoris missio. Una eventuale sorpresa di fronte a questa logica dimostra semplicemente quanto bisogno ci sia di approfondire la “storia della salvezza”.
P. Stramare, che dal 1980 dirige il Movimento Giuseppino, si è addossato questo compito fondando un apposito centro di studi, denominato “Meeting Point Redemptoris custos”, che promuove incontri e pubblicazioni a livello internazionale. L’ultimo simposio è stato celebrato un mese fa, a Kalisz, in Polonia, sul tema del Patrocinio di San Giuseppe. Gli altri Simposi si sono svolti in Italia, Spagna, Canada, Messico, El Salvador, Malta, Germania, Perù e Brasile.grande impegno a cui p. Stramare ha dedicato le sue energie

Le pubblicazioni

Oltre alla pubblicazione di libri, numerosi sono i suoi contributi a Enciclopedie, Dizionari e Atti di Congressi e Convegni. Ininterrotte sono le sue collaborazioni a L’Osservatore Romano e alle riviste di studio, sia italiane (Rivista Biblica, Bibbia e Oriente, Divinitas, Marianum, Lateranum, Seminarium, Rivista di Vita Spirituale, Regina Martyrum) che straniere (Estudios Josefinos, Cahiers de Joséphologie, Ephemerides Mariologicae). Da ricordare, in particolare, la rivista Tabor, l’unica rivista di spiritualità per laici in Italia, fondata e sostenuta per oltre cinquant’anni dal prof. Luigi Gedda.
Non vanno dimenticate le pubblicazioni “popolari”, essenziali per raggiungere anche i non addetti ai lavori: Joseph, La Santa Crociata, Il Messaggio della Santa Casa, La Domenica. L’Editrice Shalom si avvale ampiamente della sua competenza per nutrire la “devozione popolare”.
Per quanto riguarda la rivista Bibbia e Oriente, fondata nel 1959 da p. Giovanni Rinaldi crs a Milano all’Università Cattolica e pubblicata dal 1976 dalla Casa Editrice Sardini, ci piace qui ricordare la lunga presenza sulle pagine della rivista di p. Stramare, che inizia nel 1967 con un saggio intitolato “La pienezza della rivelazione” ed è continuata ininterrottamente fino ad oggi, per un totale di 29 saggi, l’ultimo dei quali, pubblicato alcuni mesi fa in Bibbia e Cultura, volume celebrativo del cinquantenario della rivista, intitolato “La Bibbia nella vita della Chiesa” .
La nostra casa editrice ha avuto l’onore di ospitare due pubblicazioni di p. Stramare nella collana dei Supplementa a Bibbia e Oriente: un volume, intitolato Scrutate le Scritture (2006), raccoglie saggi di teologia biblica e studi su alcuni passi difficili del Nuovo Testamento; l’altro è intitolato Vangelo dei Misteri della vita nascosta di Gesù (1998), titolo che non solo sostituisce quello tradizionale di “Vangeli dell’infanzia”, ma ne modifica soprattutto il corrente metodo di interpretazione. Tra i recensori, il prof. Juan Esquerda Bifet definisce questo libro “uno studio che può segnare un’epoca esegetica” ; il prof. Mauro Orsatti trova la posizione di p. Stramare “innovativa, quasi ‘rivoluzionaria’” . Mons. Enrico Galbiati, in una lettera all’autore (Milano, 18 marzo 1999), dopo la lettura del libro scriveva: “Ho respirato una boccata di aria sana, e ciò mi ha consolato”.
Il libro è stato tradotto in polacco nel 2007. Durante il 38° Simposio su San Giuseppe, a Kalisz, in Polonia, nel 2007, Don Lucjan Balter, professore all’università Card. Stefan Wyszynski di Varsavia e autore della traduzione del libro, oltre a complimentarsi con l’autore ne ha ammirato il coraggio dimostrato nell’affrontare il metodo storico-critico. Il prof. Stanislaw Olejnik, autore di tanti manuali per studenti universitari, dopo la relazione di p. Stramare dichiarava: “Peccato che io e tanti sacerdoti non abbiamo potuto udire questa conferenza venti anni fa, quando il metodo storico critico era molto diffuso e ha creato tanto male”.

Conclusione

San Giuseppe: uomo schivo, laborioso, che vive nell’ombra, oscurato dalla luminosa presenza della Madre di Gesù, e da Gesù stesso. Al tempo stesso, San Giuseppe figura nodale nella storia della Salvezza.
Mi chiedo se non sia possibile ravvedere nel percorso di p. Tarcisio Stramare una vicinanza al Redemptoris custos.

Davide Sardini

 






 

 

 

 

 

 

 

 

 



 


 





 













 











.

Testo del discorso tenuto all'Università Lateranense nel corso della cerimonia in occasione del passaggio di P. Tarcisio Stramare da membro effettivo a membro emerito della Pontificia Commissione Teologica

Settembre 2010

 

 

 

Roma- Monastero PP. Passionisti al Celio

 

 

 

 

 


.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vita operaia

particolare mosaico tomba Gedda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vita operaia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vita operaia

www.societaoperaia.org