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In ricordo di un Amico....


PIACENZA

15 novembre 2009
Università Cattolica di Piacenza

Ricordare Nato senza parlare di quanto fece nella Resistenza, come Partigiano combattente, é certamente una cosa fuori luogo.
Ricordare Nato senza parlare di quanto fece come uomo politico e amministratore della cosa pubblica pure.
Ricordare Nato senza parlare della Socistà Operaia dalla quale trasse la foza principale del suo operare nella sua vita, mancheremmo a un nostro preciso dovere.

Tanto si è detto di Lui, dei suoi scritti, dei suoi interventi, dei suoi discorsi, ma una cosa è rimasta celata ai più. La sua fede profonda dalle quale traeva ogni forza. Non una fede di facciata, ma una fede che proveniva da una scelta precisa scaturita dalla sua appartenenza all’Azione Cattolica. Apparteneva alla SOCIETA OPERAIA di spiritualità getsemanica, era un OPERAIO di CRISTO come si chiamano coloro che ne fanno parte.

Giusto quindi ricordare questo aspetto della vita di Nato e come io ho vissuto oltre 20 anni di strettissima collaborazione con Lui.

Luigi Gedda così racconta la nascita della Società Operaia.

Era il primo Natale di guerra, il Natale del 1940, quando nel monastero romano dei Santi Giovanni e Paolo, la statua di Gesù Agonizzante mi colpì per quelle parole ripetute sul masso : «Non mea voluntas, sed tua fiat».

Gedda capì che quell’incontro con il Sacro Corpo di Gesù agonizzante, appoggiato sulla dura pietra, fu fondamentale per la sua vita, perché gli fornì la chiave per aprire, sono le sue parole, “ogni mistero dell’anima”.

Capì che ogni anima che incontra il Getsemani avverte che questo incontro è fondamentale per la sua vita perché gli offre una chiave per aprire la serratura di ogni mistero : la vita e la morte, il noto e l'ignoto, il proprio e l'altrui, nello spazio e nel tempo.
Tutto pende da questo filo d'oro : il volere del Padre. Tutto è illuminato da ciò che avviene nell'oscurità del Getsemani : l'obbedienza del Figlio.

Trasferire questi concetti non fu difficile per lui e molti capirono che lo spirito del Getsemani era una scuola di vita. Nacque la Soc. Operaia. In tanti s’incontravano sulle scalinate di San Pietro a meditare l’agonia di Gesù e a promettergli l’accettazione quotidiana della Sua volontà. Giuseppe Berti conobbe in questo modo la Soc. Operaia e la fondò a Piacenza assieme a monsignor Giacomo Ferrari nostro Assistente di A.C. e allora Vicario della Diocesi e subito tanti aderirono, Nato, Giovanni Spezia, il prof. Francalanci, il prof. Tanzi, Antonio Pagani, fra i primi.
In tutta Italia si diffuse la Soc. Operaia; fra i suoi aderenti anche l’on. Luigi Scalfaro, oltre a molte personalità del mondo politico e culturale cattolico.

Il 19 marzo 1981 la Soc. Operaia viene dichiarata dal Vaticano di diritto pontificio Essa si ispira al Getsemani ed alla voluntas dei, “..ha per scopo la santificazione personale dei suoi membri attraverso l’approfondimento del Mistero dell’Agonia di Cristo nel Getsemani onde consacrare i laici all’apostolato nei diversi campi ove sia richiesta la loro opera secondo le esigenze della Chiesa…ecc…!
L’Operaio ogni giorno ha il dovere di leggere il “Piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria “ e il “ SIMBOLO delle SOCIETA OPERAIA “, preghiera composta da Luigi Gedda sin dalla fondazione.

Ecco la scuola di vita di Nato.

Io conobbi la Soc. Operaia nel 1948 a Livorno a degli incontri dell’A. C. livornese. Da allora non l’ho più lasciata.
Conobbi Nato nel 1955 alla mostra del Metano che organizzò a Monticelli dove andai in rappresentanza della Cisl.
I nostri reciproci impegni non ci permisero di frequentarci, solo durante la commemorazione della Resistenza molti anni fa, gli chiesi di venire a parlare agli operai dell’Enel, ma non poté e allora invitai il prof. Berti.
Quando rividi Nato?. Dove? Nel Santuario di Casale Corte Cerro, a pochi passi da Verbania sul Lago Maggiore agli Esercizi spirituali della Soc. Operaia nel 1981.

Con lui c’era l’amico carissimo Giovanni Spezia con il quale avevo lavorato in Presidenza Diocesana negli anni ’50 – ’60.
Potete immaginare la nostra gioia e i nostri abbracci.
Il nostro Assistente fu Don Enrico Gallarati sempre con noi a Casale C.C. o a Roma da Gedda, poi don Luigi Cattadori e poi don Walter Cavalli. La spiritualità getsemanica fece presa su tanti amici e il gruppo di Piacenza raggiunse le 30 unità. Sempre ci incontravamo all’ultimo giovedì del mese per il nostro ritiro getsemanico presso le Suore Scalabriniane.

Con Nato c’era identità di vedute su tutto, un' armonia che fortificò la nostra amicizia e diede i suoi frutti.
Ciò avvenne in particolare quando Nato venne nominato Segretario Nazionale dell’APC. Mi volle nel Consiglio Nazionale e iniziammo una collaborazione intensissima.
La nostra amicizia non ebbe più fine e quando a Salsomaggiore l’ANPC fece il suo VII congresso il 25-26 ottobre 1986, Nato mi invitò e volle che io intervenissi. Ho ritrovato il mio intervento di allora dove esprimevo la mia gioia di poter stare con chi aveva combattuto per la nostra libertà. Entrai a far parte dell’APC come suo collaboratore.
Poi organizzammo il congresso Provinciale a Revigozzo di Bettola nell’aprile 1989 e vennero Spezia e tanti Amici Partigiani. Ripetemmo spesso a Bettola il convegno dell’APC piacentina.
Ma i momenti più impegnativi furono certamente il Congresso Nazionale APC del 1999 e la commemorazione dei sei sacerdoti fucilati nel 2005.

Quando si ammalò furono per me due mesi di vera sofferenza. Non era possibile andare a trovarlo. Solo Giovanna ogni tanto mi dava sue notizie. Sapevo che era grave, però in me subentrò una tranquillità frutto della conoscenza precisa che io avevo di Lui e della sua spiritualità.
Sapevo come avrebbe reagito quando sarebbe giunto il momento della chiamata del Cristo che aveva amato e testimoniato tutta la vita. Dicendo il suo SI, ripetendo ancora una volta come facevamo insieme quando alcune cose non erano andate per il verso giusto: «Non mea voluntas, sed tua fiat».

Le sue ultime parole che la famiglia ha riportato nel bel libro che racconta come era amato e stimato, mi hanno confermato quanto avevo presunto. Avrebbe detto SI o Signore, sia fatta la tua volontà-

Ora, quando sul suo esempio vado a parlare della Resistenza nelle scuole, lo sento a me vicino come sempre lo é stato.

Ciani Umberto

 

 

 

 

 


 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 



 


 


 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 



 

 

 

 

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il 15 novembre u.s. all'Università Cattolica si é tenuta la commemorazione di Felice Fortunato Ziliani "NATO" per gli amici, alla presenza della moglie Giovanna e dei 5 figli.

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Ciani Umberto, per oltre vent'anni collaboratore di Ziliani, ha ricordato la grande spiritualità di Nato nata e vissuta quotidianamente nello spirito della Società Operaia.

 

novembre 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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