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T O R I N O
Non mea voluntas
sed tua fiat!
Ciao,
Ildo!
Anche tu, come Agostino, Padre Lucio, Camillo, Giulio,
in punta di piedi, quasi silenziosamente, ci hai lasciati in questa
povera terra sempre più travagliata e tribolata. Hai raggiunto
gli altri membri della S.O. che in cielo compongono un unico grande
e meraviglioso ROD. Anche tu ora sei entrato in quel mosaico vivente
della “milizia santa” che Dante descrive come “candida
rosa che nel suo sangue Cristo fece sposa”.
Che stupenda visione ti si è aperta ora e che sorprendente realtà
hai cominciato a vivere!
Conosciamo tutti le tue opere “esteriori”: i bei Getsemani
di Casale Corte Cerro e di Paestum. Il bel mosaico dell'Assunta, racchiuso
nell'abside del Santuario del Getsemani di Casale, è una perla
meravigliosa di fede. E la cripta, così raccolta, con quella
bella statua del Cristo agonizzante, come ci invitava alla preghiera
e al raccoglimento! Ma queste sono le tue opere esterne, quelle che
ci sono rimaste a testimonianza della tua fede, del tuo amore alla Chiesa
militante. Ma chi può valutare e apprezzare le tue opere di Operaio
di Cristo? Solo il buon Dio che ti ha accolto nella sua Casa e magari
ti ha dato l'incarico, come Architetto, di costruire un Getsemani glorioso,
adornato di pietre preziose, di oro zecchino purissimo, di pietre non
più fatte da mani d'uomo, ma ricavate dal grembo delle madri
di ogni Operaio che ha dato il suo contributo per il Regno di Dio.
Per noi sono sogni o misteri di fede che ci spronano a vivere ancora
meglio questi anni che ci restano ancora quaggiù; per te sono
realtà che ti colmano di gioia l'anima e ti fanno intercessore
per noi che camminiamo ancora qui e ci stimolano ad una speranza più
forte e ad un “fiat” più convinto difronte alle difficoltà.
Grazie, Ildo, per il tuo esempio cristiano e per il
tuo sorriso sempre buono e incoraggiante. Grazie per tutto quello che
hai fatto in Società Operaia e per la preziosa eredità
getsemanica che ci hai lasciato.
In quel nuovo ROD in cui ti sei inserito, pregate per tutti noi e sosteneteci
con forza perchè siamo sempre di meno e sempre più deboli.
Abbiamo serrato le file per sentirci più uniti, ma sentiamo tutti
la stanchezza di un cammino che non ci dà tregua e che richiede
forze sempre più fresche, ma che purtroppo mancano.
Cerchiamo tutti di combattere fino alla fine la nostra “buona
battaglia”, ma chiediamo con umiltà l'aiuto e il sostegno
di chi ha superato il cammino ed ora ha tagliato vittorioso il traguardo.
Ciao, Ildo!
Con affetto, come sempre, dal tuo
Marcello
Pianezza, 6 novembre 2011
Nel “dies Domini” e nel
tuo “dies natalis”.

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