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T O R I N O

IN RICORDO DI ANGELO GALLOTI
nel suo XXI del Dies natalis

Personalmente non ho mai incontrato il Prof. Angelo Gallotti e me ne dispiace, ma ho scoperto la sua straordinaria personalità attraverso la bella biografia scritta da G. Torti, "Alla luce della fede".

La prima cosa che mi ha colpito, leggendo tale biografia, è stato l'argomento della sua tesi di laurea in pedagogia: la purezza.
Oggi forse, con l'aria che tira, sarebbe impensabile un argomento del genere, tanto più per una tesi di laurea, soprattutto per la delicatezza della materia in se stessa e per il materialismo attuale che ha massificato le coscienze e disorientato educatori ed educandi a qualsiasi livello. Potrebbe anche essere che questa difficoltà avrebbe spronato ancor più il nostro Angelo a trattare tale materia visto che la sperimentava in prima persona e la viveva nel suo quotidiano senza sconti alla mentalità corrente.

I suoi allievi delle elementari lo ricordano come un "maestro di vita" sempre disponibile e sempre pronto ad aiutare più che a castigare. Coerente con il suo programma di vita non poteva che essere così il ricordo degli allievi: " Da me ognuno poteva venire quando credeva, le volte che avesse voluto e restarci quanto gli sarebbe piaciuto".

Non è facile trovare oggi persone che si rendono così disponibili e attente. Ma nei santi questo è un abito e non una moda. I Santi, purtroppo, ci camminano accanto e il più delle volte, per la loro discrezione, non ce ne accorgiamo o lo facciamo troppo tardi.
Questo con il Prof. Angelo Gallotti, divenuto più tardi Don Angelo Gallotti, non è accaduto. Chi gli stava accanto notava subito quell'aria serena, rispettosa e persino gioiosa che si era costruita con una vita di impegno umano, professionale e cristiano. Due testimonianze tra le tante raccolte dal Torti.

"Lo scolaro" Paolo Rizzi:
"Entrava in aula recando con sè una cartelletta e, incurante del pressante invito rivoltogli dall'insegnante a occupare la cattedra, si dirigeva rapido verso un banco o una sedia dell'ultima fila. Mentre il programma scolastico della giornata proseguiva più o meno nel suo svolgimento previsto, il direttore ascoltava con viva attenzione e prendeva nota con grande discrezione. Dimostrava così profondo rispetto sia del lavoro e del ruolo dell'insegnante, sia dell'impegno scolastico degli studenti. Trascorso il tempo necessario di "osservazione" della classe, egli si recava davanti alla cattedra per rivolgere brevi parole di incoraggiamento allo studio che serve per la vita. Con semplicità e pacatezza: esortava inoltre a seguire i consigli e le indicazioni della maestra al fine di crescere secondo sani principi.
In questi momenti l'impressione che il direttore suscitava in noi bambini era quella di una persona seria, ma ricca di bontà e mansuetudine; eravamo ogni volta incuriositi da quel direttore dallo sguardo penetrante e sereno, dai modi austeri e gentili, che rivelavano un costante lavoro di autodisciplina e di ascesi interiore. Alla fine della mattinata, pur nella nostra percezione intellettiva e di giudizio ancora in fase evolutiva, avevamo capito che in quel giorno la lezione più valida e alta ce l'aveva impartita lui, con cortesi e saggi suggerimenti, ma soprattutto con l'esemplarità della presenza e l'umiltà dell'atteggiamento, più eloquenti delle parole". (pgg. 109-110)

Nei ricordi dell'avvocato Mario Zaccone emerge la concretezza dell'uomo Gallotti che non si lascia prendere la mano dall'esprienza mistica e ascetica che certamente provava nei suoi rapporti con Dio. Scrive l'avvocato Zaccone:
<< Devo anche aggiungere che aveva quasi del contemplativo, però – e qui sta l'eccezionale aspetto della sua personalità – un contemplativo mai chiuso in questa sua particolare dimensione spirituale. C'è chi si ritira in una nicchia di contemplazione; lui, invece, fu uno che operò alacremente, fu un vero "operaio di Cristo". Perchè, a parte gli impegni e le responsabilità avute nell'Azione Cattolica, a parte la sublimazione nel sacerdozio passando per il matrimonio, direi che raccolse tutti i segni del passaggio in questi settori. E questo non capita tutti i giorni, anzi capita assai raramente. Lasciamo stare tutti questi passaggi fondamentali – il matrimonio, la paternità, il sacerdozio, per lui onnicomprensivi – ma anche dal punto di vista di quello che si chiama apostolato, cioè l'inserirsi nella vita della società per attuare il disegno che si è capaci di attuare (per lui anche in campo politico e amministrativo, non parliamo di come seppe agire in campo didadittico!), tutto questo, dico, è qualcosa che colpisce, qualcosa di unico.
Ai convegni di primavera, quando Angelo prendeva la parola, sentivi come una molla di risveglio che faceva scattare in te con uno stile tutto suo, irripetibile sotto diversi aspetti, ma soprattutto irripetibile nella forte spiritualità che aveva, propria di quella persone che hanno un passo in più>>. (pgg. 172-173)

Il giudizio che il lettore ne ricava complessivamente è di una persona umana completa, successivamente arricchita dalla Grazia anche del sacerdozio. Già la vita coniugale era stata un'esperienza ricca della grazia sacramentale del matrimonio, alla quale si era aggiunta nel tempo l'esperienza paterna, per la quale veramente si poteva dire che egli era sacerdos nella sua piccola "chiesa domestica" e alter Christus, dopo la morte della cara moglie Nini.

Ma su questa fase ultima della sua vita è illuminante una sua testimonianza personale rilasciata a Bruno Romani, giornalista del settimanale "Informatore Lomellino":

"Nel dolore e nel vuoto provocato dalla morte di mia moglie cominciò a chiarirsi e a prendere consistenza nuova la presenza di Dio. Da allora Dio ha fatto irruzione nella mia vita e io Gli ho fatto sempre più spazio con una preghiera abbondante, fatta più di ascolto che di parole: la meditazione della parola di Dio è stato l'esercizio che, a poco a poco, ha assorbito la mia giornata. Riconosco chiaramente l'iniziativa di Dio e della liberalità del Suo amore e, per parte mia, c'è una risposta senza riserva, persuaso che non ci sia esperienza più esaltante, anche se molto esigente, di quella di dar credito a Dio e di seguirlo come Suo operaio" (pg. 197).

Questa sua testimonianza mi dà l'occasione di citare un'altra sua frase importante dal punto di vista della sua vocazione sacerdotale e della sua vita cristiana: "Sarei sacerdote senza l'esperienza della Società Operaia?"(pg. 163), si chiederà lui stessso commemorando la figura carismatica di Carlo Carretto all'oratorio di Gropello.

Questa della Società Operaia, anche se non ci siamo mai incontrati personalmente, è il fil rouge che ci lega nell'esperienza cristiana.
Egli è stato un Operaio della "prima ora", come si suol dire, vi era entrato infatti già nel 1952, dieci anni dopo la fondazione. Per me, Operaio dell'ultima ora, l'ingresso era stato nel gennaio del 1981, nella festa liturgica della Conversione di San Paolo.
Penso che un ruolo importante ha giocato nel nostro ingresso in questa Associazione, il fatto che la spiritualità del movimento è basata sull'Agonia di Gesù nel Getsemani. Il desiderio di vegliare e di confortare il Cristo agonizzante per i tanti mali che affliggono l'umanità di tutti i tempi, è uno stimolo a vivere sempre più intensamente i valori del cristianesimo e la sequela a Gesù fino al Calvario.
Il professor Gallotti, divenuto Don Angelo, ha certamentre assaporato molto più intimamente questa vicinanza al Cristo sofferente e avrà adorato con tutta l'anima il Corpo di Gesù che si rendeva presente misteriosamente sull'altare mentre egli diceva le parole della consacrazione.
Non posso che ripetere ed esprimere il mio rincrescimento per non avere conosciuto di persona un'anima così grande e così saldamente ancorata a Gesù, come ben dimostra tutta la biografia del Torti e che felicemente ha voluto in copertina del suo libro una fotografia raffigurante il Beato Giovanni Paolo II che dà l'Eucaristia al nostro Don Angelo, non ancora Don: è la sintesi di tre amici che ben si conoscevano e si amavano nella gioia e nel sacrificio e che ora si sono ritrovati certamente nella gloria beatificante del cielo.

Marcello Mannella

Pianezza, 24 Maggio 2011

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