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Piemonte
La prima cosa che mi ha colpito, leggendo
tale biografia, è stato l'argomento della sua tesi di laurea in
pedagogia: la purezza.
Oggi forse, con l'aria che tira, sarebbe impensabile un argomento del genere, tanto più per una tesi di laurea, soprattutto per la delicatezza della materia in se stessa e per il materialismo attuale che ha massificato le coscienze e disorientato educatori ed educandi a qualsiasi livello. Potrebbe anche essere che questa difficoltà avrebbe spronato ancor più il nostro Angelo a trattare tale materia visto che la sperimentava in prima persona e la viveva nel suo quotidiano senza sconti alla mentalità corrente. I suoi allievi delle elementari lo ricordano come un "maestro di vita" sempre disponibile e sempre pronto ad aiutare più che a castigare. Coerente con il suo programma di vita non poteva che essere così il ricordo degli allievi: " Da me ognuno poteva venire quando credeva, le volte che avesse voluto e restarci quanto gli sarebbe piaciuto". Non è facile trovare oggi persone che si rendono così disponibili e attente. Ma nei santi questo è un abito e non una moda. I Santi, purtroppo, ci camminano accanto e il più delle volte, per la loro discrezione, non ce ne accorgiamo o lo facciamo troppo tardi. Questo con il Prof. Angelo Gallotti, divenuto più tardi Don Angelo Gallotti, non è accaduto. Chi gli stava accanto notava subito quell'aria serena, rispettosa e persino gioiosa che si era costruita con una vita di impegno umano, professionale e cristiano. Due testimonianze tra le tante raccolte dal Torti. "Lo scolaro" Paolo Rizzi: "Entrava in aula recando con sè una cartelletta e, incurante del pressante invito rivoltogli dall'insegnante a occupare la cattedra, si dirigeva rapido verso un banco o una sedia dell'ultima fila. Mentre il programma scolastico della giornata proseguiva più o meno nel suo svolgimento previsto, il direttore ascoltava con viva attenzione e prendeva nota con grande discrezione. Dimostrava così profondo rispetto sia del lavoro e del ruolo dell'insegnante, sia dell'impegno scolastico degli studenti. Trascorso il tempo necessario di "osservazione" della classe, egli si recava davanti alla cattedra per rivolgere brevi parole di incoraggiamento allo studio che serve per la vita. Con semplicità e pacatezza: esortava inoltre a seguire i consigli e le indicazioni della maestra al fine di crescere secondo sani principi. In questi momenti l'impressione che il direttore suscitava in noi bambini era quella di una persona seria, ma ricca di bontà e mansuetudine; eravamo ogni volta incuriositi da quel direttore dallo sguardo penetrante e sereno, dai modi austeri e gentili, che rivelavano un costante lavoro di autodisciplina e di ascesi interiore. Alla fine della mattinata, pur nella nostra percezione intellettiva e di giudizio ancora in fase evolutiva, avevamo capito che in quel giorno la lezione più valida e alta ce l'aveva impartita lui, con cortesi e saggi suggerimenti, ma soprattutto con l'esemplarità della presenza e l'umiltà dell'atteggiamento, più eloquenti delle parole". (pgg. 109-110) Nei ricordi dell'avvocato Mario Zaccone emerge la concretezza dell'uomo
Gallotti che non si lascia prendere la mano dall'esprienza mistica e
ascetica che certamente provava nei suoi rapporti con Dio. Scrive l'avvocato
Zaccone: Ma su questa fase ultima della sua vita è illuminante una sua
testimonianza personale rilasciata a Bruno Romani, giornalista del settimanale
"Informatore Lomellino": Questa della Società
Operaia, anche se non ci siamo mai incontrati personalmente, è
il fil rouge che ci lega nell'esperienza cristiana.
Egli è stato un Operaio della "prima ora", come si suol dire, vi era entrato infatti già nel 1952, dieci anni dopo la fondazione. Per me, Operaio dell'ultima ora, l'ingresso era stato nel gennaio del 1981, nella festa liturgica della Conversione di San Paolo. Penso che un ruolo importante ha giocato nel nostro ingresso in questa Associazione, il fatto che la spiritualità del movimento è basata sull'Agonia di Gesù nel Getsemani. Il desiderio di vegliare e di confortare il Cristo agonizzante per i tanti mali che affliggono l'umanità di tutti i tempi, è uno stimolo a vivere sempre più intensamente i valori del cristianesimo e la sequela a Gesù fino al Calvario. Il professor Gallotti, divenuto Don Angelo, ha certamentre assaporato molto più intimamente questa vicinanza al Cristo sofferente e avrà adorato con tutta l'anima il Corpo di Gesù che si rendeva presente misteriosamente sull'altare mentre egli diceva le parole della consacrazione. Non posso che ripetere ed esprimere il mio rincrescimento per non avere conosciuto di persona un'anima così grande e così saldamente ancorata a Gesù, come ben dimostra tutta la biografia del Torti e che felicemente ha voluto in copertina del suo libro una fotografia raffigurante il Beato Giovanni Paolo II che dà l'Eucaristia al nostro Don Angelo, non ancora Don: è la sintesi di tre amici che ben si conoscevano e si amavano nella gioia e nel sacrificio e che ora si sono ritrovati certamente nella gloria beatificante del cielo. Marcello Mannella Pianezza, 24 Maggio 2011
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