Società Operaia
Eletto il nuovo Presidente nel 65° anniversario della Fondazione del sodalizio laicale
 
Immagine tratta da <<Getzemani>> ed. 1952 di L. Gedda
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L'eredità spirituale di Luigi Gedda si rinnova nella continuità della missione della <<Società Operaia>>

La Società Operaia per l'evangelizzazione dei laici ha compiuto, il 3 settembre, 65 anni di vita. Fondata dal prof. Luigi Gedda (1902/2000), il 3 settembre 1942 presso il convento romano dei Padri Passionisti dei SS. Giovanni e Paolo al Celio, è un sodalizio — riconosciuto con DPR anche dallo Stato italiano —, che vuole corrispondere a tre esigenze fondamentali del messaggio evangelico. Innanzitutto intende sviluppare la vita di pietà incentrata sul mistero dell'agonia di Gesù nel Getsemani. Ricordiamo che il bollettino storico della Società Operaia fu intitolato, dallo stesso Gedda, «Tabor», a ricordare che i tre discepoli presenti alla gloriosa trasfigurazione rammentano agli «operai» che il mistero dell'unità e della trinità di Dio è legato strettamente al mistero dell'Incarnazione, Passione e Morte di Cristo Gesù.
In secondo luogo la Società Operaia consacra dei laici autentici all'apostolato, i quali rispondono alla chiamata del Cristo che invoca nuovi operai per mietere la messe — sempre abbondante —, nei campi dell'umanità, secondo le esigenze della Chiesa.
Infine la «Società» vuole realizzare, attraverso le iniziative dei singoli, opere finalizzate a onorare Dio, nel fare la Sua volontà per il bene dei fratelli.
Nella scelta di Maria SS. Assunta e S. Giuseppe Artigiano come suoi patroni, la Società si vota alla vivificazione evangelica e dottrinale del sociale. Luigi Gedda, fondatore ed animatore dello spirito che ha informato la Società Operaia, in occasione del cinquantesimo della sua fondazione — celebrato solennemente a Castel Gandolfo il 13 settembre 1992 ed impreziosito da una udienza assai amichevole concessa dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II —, ricordava a noi operai che la Provvidenza: «...ha preparato per 39 anni la fondazione del Decreto emanato dal Pontificium Consilium pro Laicis il 16 marzo 1981, con il quale la Società Operaia è stata riconosciuta come associazione laicale di diritto pontificio». Lo stesso Pontefice ci ricordò che: «...fu per voi illuminante il mistero della veglia di Cristo nel Getsemani: vigilare per amare, offrirsi completamente alla volontà di salvezza del Padre. Come fu vera quella ispirazione! Com'è urgente anche oggi tale volontaria vigilanza in intima unione col Redentore del mondo!».
Le parole di Papa Wojtyla sono state per noi l'humus sul quale abbiamo proseguito ed approfondito la nostra vocazione missionaria. Oggi la Società Operaia, che conta oltre 700 membri effettivi, ha voluto rinverdire e rinvigorire la volontà di quel nucleo operativo di laici consacrati — che, 65 anni fa, si strinsero attorno al prof. Gedda per rispondere alla volontà del Padre e iniziare l'attività del sodalizio in un mondo pervaso e sconvolto dalla seconda guerra mondiale —, per rendere nuova testimonianza nel mondo di oggi, nel quale il progresso tecnologico ha fatto emergere sovente solo valori terreni, consumistici e materialistici. E per rinnovare la presenza di laici in grado di evangelizzare ogni ambiente nel quale sono chiamati ad operare, raggiungendo e portando agli uomini di oggi il messaggio del Cristo.
A questo scopo, riunendosi nel convento romano dei SS. Giovanni e Paolo, dove anni fa è stata fondata, la Società Operaia ha rinnovato il suo Consiglio Nazionale nominando Francesco Virdis, di Sassari; Marcello Mannella, di Torino; Mario Cozzi, di Udine; Giulio Alfano, di Roma, ed Eugenia Petre, di Terni.
Dopo tre giorni di esercizi spirituali — predicati con grande efficacia e profondità da don Andrea Manto, direttore dell'Ufficio per la Pastorale Sanitaria della Conferenza Episcopale Italiana, il quale ha invitato a riflettere sul tema: «Chi mangia la mia carne dimora in me ed io in lui» —, il nuovo consiglio ha eletto Presidente il prof. Giulio Alfano. Nel suo indirizzo di ringraziamento il Prof. Alfano ha voluto esprimere la sua fiducia nel sostegno dei R.O.D. (Reparti Operai Diocesani) in cui è articolata localmente la Società Operaia. Ha poi ringraziato a nome di tutti il Presidente uscente Dr. Marcello Mannella per l'impegno profuso nel profondo rinnovamento della Società Operaia nella continuità della sua storia. A lui, ha aggiunto Alfano, è toccato negli ultimi sette anni il non facile compito di succedere al Fondatore, dimostrando vivacità spirituale e capacità organizzativa tali che hanno consentito al sodalizio di superare il momento critico del ritorno alla casa del Padre del prof. Gedda. Non a caso il motto della Società Operaia — così bene motivato da don Andrea Manto nel corso degli esercizi spirituali — recita «Non mea voluntas, sed Tua fiat». È stato non a caso scolpito sull'arca che raccoglie le spoglie di Gedda presso il cimitero romano del Verano.
Il prof. Alfano, insieme all'assistente nazionale Padre Tarcisio Stramare o.s.j., hanno poi ricordato che «...la vocazione operaia riguarda il singolo che deve sentirsi operaio di Cristo chiamato a portare il Vangelo fra i laicisti, i pagani e gli agnostici del mondo di oggi, perché la vocazione operaia non ha bisogno di stimoli se non quelli che derivano dalla SS. Eucaristia che tutti noi operai riceviamo ogni giorno nella Santa Messa, dalla recita quotidiana del Piccolo Ufficio della Beata Vergine, il S. Rosario e partecipando all'ora getsemanica del giovedì». Soffermandosi ancora sul nostro motto-simbolo hanno auspicato che: «...sia aperta la nostra via a quanti ne comprendono la bellezza!». E ancora: «Il R.O.D. è lo strumento adatto per migliorare la formazione degli operai, ma anche per estendere la nostra vocazione e reclutare nuovi operai di Cristo!».
Il sudore di sangue di Gesù sul Getsemani è il messaggio che l'operaio porta al mondo. Con la sua condotta evidenzia il significato ed il valore di quella sofferenza, così ignorata e disprezzata ed oggi anche eliminata dal mondo laicista con la scelta dell'aborto e la proposta dell'eutanasia. Unita al sangue di Cristo, quella sofferenza redime e salva l'uomo.
Le parole del Santo Padre Benedetto XVI nella Sua Enciclica «Deus Caritas Est» («All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una qualche grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte») sono per noi operai il sigillo della nostra vocazione, di quell'incontro con il Cristo che per noi è avvenuto attraverso la presenza nella nostra vita di Luigi Gedda, come è stato per il beato Alberto Marvelli, Gino Pistoni, e la serva di Dio Mary Gedda, sorella di Luigi e cofondatrice della Società Operaia.
E come dimenticare quel giorno in cui Luigi suggerì a S.S. Pio XII — nel corso di una udienza il 26 maggio 1954 — di recitare l'Angelus domenicale, cosa che da allora accade ogni settimana: Egli sapeva della devozione di tutti i Pontefici per Maria. Per questo volle mettere le parole della Vergine a motto della Società Operaia.
Ricordava quel 13 settembre 1992 nel corso della celebrazione del nostro cinquantesimo di fondazione, che «gli operai devono considerare che il Diritto Pontificio ancor prima di essere una disposizione che rende onore alla Società Operaia, significa che nella Società Operaia l'autorità, secondo lo statuto, viene dall'alto e perciò il nome di "Società" non dev'essere confuso con il termine di una società ordinata dal basso, secondo la democrazia corrente. La consultazione della base è doverosa e possibile, ma in un quadro di concretezza e di rigoroso riguardo all'autorità religiosa che conferisce ordine e sicurezza ad ogni organismo multianime di laici disseminati nella società attuale».
Luigi Gedda era un uomo di scienza, ma soprattutto un uomo «evangelico» e mi piace concludere con la preghiera molto intensa, che egli intitolò «Visita al Tabernacolo» e che racchiude, «si parva licet componere magnis», tutto il carisma della Società Operaia:

«Gesù, mio Dio e fratello, amico e Signore dell'anima mia, sono con te nel Getsemani di questo Tabernacolo per condividere le tenebre e la solitudine, l'amarezza per il sonno degli apostoli, per ripetere con te "sia fatta, padre, la tua volontà". Nel nostro tempo di nuovi tradimenti e nuova angoscia, voglio essere un buon operaio che vigila e prega perché il mistero del Getsemani sia conosciuto dall'uomo di oggi per il suo conforto e per la sua salvezza. Amen».

GIULIO ALFANO

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Da

L'OSSERVATORE ROMANO

di mercoledì 5 settembre 2007

 

 

 

 

 

 

 

50° della S.O. - Luigi Gedda

 

 

 

Convento romano dei P. Passionisti al Celio - L. Gedda con un gruppo di partecipanti al 50° della S.O.

www.societaoperaia.org