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La
SOCIETA' OPERAIA
e
la SPIRITUALITA' GETSEMANICA
Invitato a scrivere un articolo sulla
Società Operaia, ho accettato volentieri, pregando che si ricercasse
nell'archivio generale dei Padri Passionisti come e perché Pio
XI abbia pensato di erigere nel giardino del loro convento sul Celio,
la scenografia del Getsemani che ebbe per me e per la Società Operaia
una importanza fondamentale.
La ricerca, sollecitata da P. Paolo
Maria Totaro, ebbe un esito positivo in quanto valse a dimostrare che
la statua di Gesù Agonizzante deriva dall'eremitaggio di Peyrotine,
cioè da un monastero di eremiti che esiste nel nord-ovest della
Francia a circa 200 chilometri dal Santuario di Nòtre Dame de
la Salette.
Quando nel 1911 fu eretta la "Via Crucis" nell' "ermitage"
si era già pensato di farla precedere da un ricordo marmoreo
dell'Agonia di Gesù nel Getsemani.
Lo scultore M. Castex, condotto un giorno all' "ermitage"
da un suo amico e messo al corrente del progetto di erigervi una statua
di Gesù nel Getsemani, disse che un suo collega, il sig. Thomasen,
aveva creato poco prima una statua di Gesù nel Getsemani che
però era già comperata da un gioielliere e orefice parigino,
il Sig. Giuseppe Chaumet recentemente convertitosi, per grazia ricevuta,
alla fede cristiana.
Bisognava quindi rivolgersi a lui per
averne una riproduzione.
La domanda fu rivolta subito, ma la pratica fu interrotta dallo scoppio
della prima guerra mondiale.
Ritornata la pace, il sig. Chaumet, abbandonata l'idea di aggiungervi
una statua dedicata all'angelo confortatore di cui scrive l'evangelista
Luca, fece dono all'eremitaggio della statua che lo scultore Ziebig aveva
scolpito su un blocco di travertino bianco nello studio dello stesso Chaumet
a Auteil (Parigi).
Egli poi decise di farne una copia da offrire a Pio XI perché fosse
collocata nei giardini del Vaticano.
Successe però che la statua, giunta nella stazione di Roma, rimase
per due anni abbandonata in un magazzino.
Fu il Cardinale Eugenio Pacelli, allora
Segretario di Stato e titolare della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo,
che informato di tale noncuranza, decise che la statua fosse collocata
nel giardino dei Passionisti dove poi Pio XI, a sue spese, fece erigere
da fratel Gabriele, ingegnere fattosi passionista, una grotta artificiale
per collocarvi la statua di Gesù Agonizzante.

Ai piedi della grotta Pio XI volle
apporvi una lapide dedicatoria, evidentemente da Lui stesso concepita,
con il seguente testo:
D.N. IESU CHRISTI ORANTIS
ET IN AGONIA SANGUINE MANANTIS
MARMOREUM SIGNUM
PIUS XI PONT. MAX
SODALIBUS A PASSIONE ET ADVENIS
DIVINAE CHARITATIS MONUMENTUM
SUB CRYPTA SUIS SUMPTIBUS EXCITATA
INSIGNI MUNIFICENTI A
STATUENDUM DONAVIT
ANNO CHRISTIANO MCMXXXI
SACRI PRINCIPATUS X
Termino con il testo dell'iscrizione
che Pio XI pose ai piedi della grotta sia perché ritengo che egli,
insigne latinista, l'abbia composta, sia perché la data è
la stessa dell'anno nel quale Mussolini, violando gli articoli del Concordato,
cercò di sciogliere i rami giovanili dell'Azione Cattolica per
cui Pio XI, superando evidentemente un episodio getsemanico del suo pontificato,
scrisse di suo pugno, in italiano, l'enciclica "Non abbiamo bisogno..."
che obbligò Mussolini a recedere con alcune e poco significative
richieste.
premessa
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Estratto
dalla rivista
"La Sapienza della
Croce"
1999-2
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Luigi Gedda, già presidente generale dell'Azione Cattolica, fondatore
dei Comitati Civici e direttore
dell' Istituto Gregorio Mendel di Roma, presenta qui la spiritualità
della Società Operaia, un gruppo di cristiani impegnati che si
ispira all'evento del Getsemani, dove Gesù accoglie la volontà
del Padre fino alla morte, nonostante l'enorme ripugnanza della sua natura
umana.
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