|
|
La
SOCIETA' OPERAIA
e
la SPIRITUALITA' GETSEMANICA
Premessa
Nel 1940, circa dieci anni dopo
gli avvenimenti rilevati dall'archivio dei Passionisti che ho
riferito, mi trovavo a Cagliari richiamato come medico militare a
motivo dell'inizio della seconda guerra mondiale dichiarata il 10 giugno
di quell'anno.
Nella vicinanza del Natale, chiesi e ottenni il permesso di visitare la
mia famiglia che abitava a Roma ai piedi del Colle Celio, in via dell'Amba
Aradam 1.
Approfittai della licenza per effettuare un ritiro spirituale presso i
Padri Passionisti del sovrastante convento con i quali mi trattenni alcuni
giorni per riordinare i miei pensieri, visto che la guerra e il richiamo
militare avevano allontanato da me gran parte dei dirigenti della Giac
(la Gioventù Italiana di Azione Cattolica di cui Pio XI mi aveva
nominato Presidente Centrale nel 1932), disperdendoli sui vari fronti
di guerra, per cui non ero in grado di mantenere con essi un qualsiasi
collegamento.

Fu allora che passeggiando nel giardino del Convento mi trovai di fronte
alla scena del Getsemani e mi colpirono le parole in rilievo sul ceppo
dove poggia la statua di Gesù: "Non
mea voluntas sed tua fiat".
Parole che Gesù
rivolge a suo Padre che Gli chiede di accettare la Passione e la morte
per salvare l'umanità, parole che divennero la chiave di volta
del problema che mi angosciava perché se Dio aveva permesso questa
situazione di guerra, dovevo accettarla come espressione della Sua volontà.
Allora io non lessi la lapide che Pio
XI aveva posto a conferma della sua disposizione di creare la scenografia
del Getsemani presentandola ai Padri Passionisti e agli "advenis",
cioè ai "visitatori". Io ero uno di questi.
Ritornai a Cagliari dove il mio soggiorno fu brevissimo perché
destinato all'Ospedale Militare di Roma, ma ebbi il tempo necessario per
meditare sul Getsemani e sull' utilizzo che di questo episodio della vita
di Gesù ero in dovere di fare.
Le conclusioni a cui giunsi furono
le seguenti:
1)
La tragica notte getsemanica vissuta da Gesù deve
essere meglio conosciuta di quanto non lo sia.
Anzitutto sulla base delle parole di Gesù stesso che vengono riferite
da Matteo, Marco e Luca "l'anima mia è
triste fino alla morte"(*).
Inoltre per le parole che seguono nel racconto di Matteo 26, 38-44: "Gesù
disse a Pietro, Giacomo e Giovanni: restate qui e vegliate con me, e allontanatesi
un poco si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: Padre
mio, se è possibile passi da me questo calice! Però non
come voglio io, ma come vuoi tu!".
Il racconto di Marco (14, 33-37) è simile a quello di Matteo, però
con un dettaglio che non si può ignorare. Gesù si rivolge
a suo Padre chiamandolo "Abbà",
o "Papa", cioè usa l'espressione familiare "Abbà"
usata dai bambini nel rivolgersi al genitore, la quale indica l'intimità
che Lo lega al Padre Creatore.
Ancor più importante è il racconto di Luca (22, 40-44):
"Poi si allontanò da loro quasi un tiro
di sasso e inginocchiato pregava: Padre se vuoi allontana da me questo
calice. Tuttavia non la mia ma la tua volontà sia fatta.
Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo.
In preda all'angoscia pregava più intensamente e il suo sudore
diventò come gocce di sangue che cadono a terra".
L'apparizione dell'angelo dimostra che il Padre seguiva la tragedia di
Gesù e la sua obbedienza per la salvezza dell'umanità.
Il sudore misto a sangue è un fenomeno che la medicina di oggi
considera molto raro e chiama "ematoidrosi", dimostra che la
sofferenza di Gesù non riguardava solo la sua anima, ma anche il
suo corpo.
Questo dettaglio è importante perché Luca era un medico
e quindi abituato all'obiettività.
Ed infine è necessario conoscere la lettera agli Ebrei (5, 7-8)
dove le seguenti parole si riferiscono al Getsemani:
"Cristo nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere
e suppliche con forti grida e lagrime a Colui che poteva liberarlo da
morte... pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle
cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza per tutti
coloro che gli obbediscono".
2) Pietro, Giacomo e Giovanni
non furono, in quella notte getsemanica all'altezza della situazione,
così come non lo fu poche ore dopo Pietro che prima che il gallo
cantasse rinnegò Gesù per tre volte.
Queste gravi trasgressioni si possono spiegare pensando che i tre discepoli
non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo che discese sugli Apostoli
dopo l'Ascensione di Gesù.
Rimane però aperto il dovere per i cristiani di oggi di riparare
a quanto i discepoli di allora non fecero.
La Passione di Gesù continua nel tempo ed in questa specialmente
l'agonia del Getsemani.
È necessario quindi che i cristiani di oggi, che hanno ricevuto
lo Spirito Santo, osservino l'ordine che Pietro, Giacomo e Giovanni non
ebbero la capacità di capire e la forza di assolvere: "vegliate
e pregate con me".
3) II Getsemani di Gesù
non è solo un episodio della Sua vita terrena, ma un modello che
deve essere meditato per devozione da ogni cristiano e specialmente rivissuto,
cioè adottato nei momenti più difficili della sua vita,
così da mantenerlo unito a Lui, fonte di amore, di esempio e di
salvezza.
4) La Gioventù Italiana
di Azione Cattolica al termine della guerra, con il ritorno dei militari
dai fronti, tornava a vivere sia a Roma come in tutta Italia, ma per la
triste esperienza bellica e l'incertezza del futuro aveva bisogno di un
forte riferimento spirituale in forma adeguata ai tempi della Chiesa nel
presente e nel futuro, come può essere il Getsemani di Gesù
nella notte in cui Egli sapeva di essere tradito, imprigionato e crocifisso.
Ci vollero due anni perché io giungessi alla decisione
di convocare un gruppo di giovani della Giac e questo avvenne nel convento
del Celio nei giorni 1, 2 e 3 maggio 1942.
Nasce
la Societą Operaia
|
|
Estratto
dalla rivista
"La Sapienza della
Croce"
1999-2
|
(*)
Tragiche parole che Gesù confida a Pietro, Giacomo e Giovanni nel
Getsemani, spesso ignorate dai cristiani, le quali confermano che il Figlio
di Dio Gesù Cristo è un uomo autenti¬co che soffre il
dolore provocato da una ingiusta condanna a morte. Queste parole sono
l'origine della spiritualità getsemanica che la Società
Operaia ricorda vigilando e pregando, come Gesù consigliò
ai suoi discepoli.
Torna
a "Spiritualitą
|